PASQUALE VILLARI.
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Niccol Machiavelli e i suoi tempi.
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Volume Secondo.
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1912. ULRICO HOEPLI, Editore-Libraio della Real Casa, .
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo fornito da: Claudio Paganelli, Progetto Manuzio, iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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TERZA EDIZIONE riveduta e corretta dall'Autore.
Tipografia S. Landi, Via Santa Caterina, 14. FIRENZE.
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NOTE AL SECONDO VOLUME.
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(1) GINO CAPPONI, in uno de' suoi Pensieri, osservando che l'America doveva aver nome da Cristoforo Colombo, e lo ebbe invece da Amerigo Vespucci; il secolo XVI da Giulio II, e lo ebbe da Leone X, conclude: "Coloro cui spettava l'onore secondo presero il primo; due Fiorentini lo tolsero a due Genovesi." Scritti editi ed inediti. Firenze, Barbra, 1877, vol. II, pag. 452.
Un altro moderno scrive: "Als den Grnder des Kirchenstaates betrachtet ihn (Julius II) der politische Geschichtschreiber, als den wahren Papst der Renaissance preist ihn der Kunsthistoriker, und gibt ihm zugleich den Ruhmestitel zurck, welchen unbilliger Weise sein Nachfolger Leo X an sich gerissen hatte. Das Zeitalter Julius' II ist das Heldenalter der italienischen Kunst." A. SPRINGER, Raffael und Michelangelo, pag. 101. Leipzig, Seemann, 1877-78. Questa  una delle migliori opere scritte recentemente sui due grandi artisti e sull'arte italiana nel secolo XVI. - Il CREIGHTON, History of the Papacy, vol. IV, pag. 77 dice: "He (Julius II) may be forgotten as a warrior, as a statesman, but he will live as the patron of Bramante, Raffael and Michelangelo."
(2) JACOB BURCKHARDT cos nella sua opera: Geschichte der Renaissance in Italien (Stuttgart, 1868), che tratta principalmente dell'architettura, come nell'altra, intitolata: der Cicerone (dritte Auflage. Leipzig, Seemann, 1874), che  una Guida artistica dell'Italia, fa osservazioni e d sull'arte giudiz autorevolissimi ed originali.
(3) GREGOROVIUS, Geschichte der Stadt Rom, vol. VIII, pag. 145. Stuttgart, 1872.
(4) Il valore scientifico di Leonardo  stato recentemente, coll'esame de' suoi manoscritti, pubblicati dal Ravaisson, dal Richter, e dall'Accademia dei Lincei, messo in nuova luce dal sig. G. SAILLES, nella sua pregevole opera, Lonard de Vinci, l'artiste et le savant. Paris, Perrin et C.ie, 1892.
(5) A questo proposito osserva il BURCKHARDT: "Man darf nicht sagen dass er sich zersplittert habe, denn die vielseitige Thtigkeit war ihm Natur." Der Cicerone. Leipzig, 1874, pag. 946.
(6) Come  noto, il gran capolavoro fu recentemente trafugato dal Louvre dove si trovava, n  stato ancora (1912) rinvenuto.
(7) Un artista che, in mia presenza, dipingendo un ritratto, si prov a fare lo stesso, dovette subito smettere, perch il suo pennello obbediva al ritmo della musica.
(8) Vedi il mio libro: Storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi (Firenze, Successori Le Monnier, 1887), vol. I, pag. 314.
(9) Si riscontri a questo proposito A. GOTTI, Vita di M. Buonarroti narrata con l'aiuto di nuovi documenti (Firenze, tipografia della Gazzetta d'Italia, 1875), vol. II, pag. 35 e seg.
(10) SAILLES, op. cit., pag. 128 e seg.
(11) Alcune sono di Marcantonio e di Agostino Veneziano. Presso il conte di Leicester, in Holkham Hall, trovasi un'antica copia della battaglia, che fu incisa dallo Schiavonetti, e riprodotta poi dall'Harford, nella sua Vita di Michelangelo, ma non  certo che sia stata fatta dall'originale. Lo Springer la suppone condotta col solo aiuto delle antiche incisioni.
(12) VASARI, ediz. Le Monnier, vol. XII, pag. 177-179.
(13) CELLINI, Vita, ediz. Le Monnier, 1852, pag. 22-23.
(14) Lo Springer non crede che l'azione artistica di Leonardo su Raffaello cominciasse a farsi sentire collo studio dei cartoni. Le Madonne e i ritratti, che Raffaello dipinse nella sua dimora a Firenze, proverebbero, secondo lui, che egli aveva allora studiato altre opere di Leonardo, ed era lontano ancora da quello stile grandioso che raggiunse pi tardi, e di cui il primo germe si trova nei cartoni di Palazzo Vecchio. SPRINGER, op. cit., pag. 57.
(15) Ci si vede specialmente nei disegni conservati in Oxford.
(16) "Durch Raffael ist das Madonnenideal Fleisch geworden." SPRINGER, op. cit., pag. 58.
(17) Una prova di tutto ci possiamo vederla nelle Lettere di una gentildonna fiorentina (Alessandra Macinghi negli Strozzi), pubblicate da CESARE GUASTI. Firenze, Sansoni, 1877. Scritte nel secolo XV, dimostrano assai chiaramente come gli affetti di famiglia si mantenessero ancora purissimi in quella parte della cittadinanza che non era guasta dalla vita pubblica. E cos vien confermato che allora continuava ad esservi in Italia una societ molto diversa da quella descritta dagli storici, i quali troppo spesso non s'occupano di quel che segue nell'interno delle famiglie, n della vita privata in genere. Anche le lettere di ser Lapo Mazzei, notaio fiorentino, a Francesco Datini, ricco mercante, scritte in sulla fine del secolo XIV e sui primissimi del XV, pubblicate in due volumi dallo stesso C. Guasti (Firenze, Successori Le Monnier, 1880), possono servire al medesimo scopo. Esse manifestano una bont, purit e piet cristiane delle quali assai difficilmente si troverebbe negli storici del tempo qualche notizia.
(18) Per la storia dell'arte italiana in questo periodo, oltre le opere gi da noi citate, vedi anche: GRIMM, Michelangelo's Leben - CLEMENT, Michelangelo, Leonardo und Raffael deutsch bearbeitet, von C. Clauss. Leipzig, Seemann, 1870. - CROWE AND CAVALCASELLE, History of Painting in Italy, opera ormai notissima. Il volume che ha per titolo, The fine Arts, e fa parte dell'opera, The Renaissance in Italy, pubblicata da JOHN ADDINGTON SYMONDS. London, Smith, Elder, 1875-1877. La biografia di Michelangelo, scritta da A. GOTTI,  la prima che abbia potuto profittare delle Lettere del grande artista, pubblicate da G. MILANESI (Firenze, Successori Le Monnier, 1875). Quella scritta dal signor C. HEATH WILSON (London, Murray, 1877)  fondata su di essa, aggiungendovi per giudizi propri e ricerche originali, specialmente sulla cappella Sistina. Vedi anche H. JANITSCHEK, Die Gesellschaft der Renaissance in Italien. Stuttgart, Spemann, 1879. HERMANN HETTNER, Italienische Studien. Zur Gesch. der Renaissance. Braunschweig, Vieweg, 1879. - Recentemente il Symonds ha pubblicato una nuova vita di Michelangelo in due vol. London, Nimmo, 1893, ed il signor von SCHEFFLER, un breve lavoro intitolato: Michelangelo, eine Renaissancestudie. Altenburg, Geibel, 1892.
(19) Storia della Repubblica di Firenze, lib. V, cap. VIII.
(20) Rime scelte dei poeti ferraresi. Ferrara, Pomatelli, 1713, pag. 55.
(21) CARDUCCI, Delle poesie latine edite ed inedite di L. Ariosto, 2a ediz. Bologna, Zanichelli, 1876, pag. 189 e seg.
(22) Sonetti giocosi di ANTONIO DA PISTOIA, e Sonetti satirici. Questi sono senza nome d'autore (Bologna, Romagnoli, 1865). Dispensa LVIII della scelta di Curiosit letterarie.
(23) Il CARDUCCI, op. cit., a pag. 92, cita i versi dello Strozzi.
(24) Vedi quest'ode nel CARDUCCI, op. cit., pag. 81-82.
(25) Ibidem, pag. 130.
(26) L. ARIOSTO, Opere minori (Firenze, Le Monnier, 1857, in due volumi), vol. I, pag. 267-76.
(27) Orlando Furioso, canto III, st. 62, e canto XLVI, st. 95.
(28) I Colonna e gli Orsini.
(29) Palestrina, feudo de' Colonna.
(30) Allude alle guerre del Valentino in Romagna, e pi particolarmente al fatto di Sinigaglia.
(31) ARIOSTO, Opere minori, vol. I, satira I, pag. 159-60.
(32) Opere minori, vol. I, satira II, pag. 166 e seg.
(33) Nelle Memorie scritte dal figlio dell'Ariosto, riportate dal BAROTTI, nella sua Vita di L. Ariosto. Ferrara, Stamperia Camerale, 1773; ed in CARDUCCI, op. cit., pag. 202.
(34) BARUFFALDI, Vita di Lodovico Ariosto: pag. 137. ANTONIO CAPPELLI, Lettere di L. Ariosto con prefazione e documenti. Bologna, 1866, 2a ediz., pag. XLV-VI.
(35) Orlando Furioso, XIX, 7.
(36) Ibidem, XIX, 10.
(37) Oltre le storie letterarie e molte opere assai note sull'Ariosto, vedi le Notizie per la vita di L. Ariosto, tratte da documenti inediti da C. CAMPORI (Modena, Vincenzi, 1871, 2a ediz.); PANIZZI, The life of Ariosto, premessa all'edizione dell'Orlando Furioso, da lui pubblicata in Londra nel 1834; il libro pi volte citato del CARDUCCI sulle Poesie latine edite ed inedite di Lodovico Ariosto; e l'altro pubblicato dal CAPPELLI, Lettere di Lodovico Ariosto, tratte dall'Archivio di Stato in Modena, con prefazione, documenti e note. Bologna, Romagnoli, 1866. - Un'opera di altissimo valore  quella del prof. PIO RAJNA, Le fonti dell'Orlando Furioso. Firenze, Sansoni 1876, e nuova edizione nel 1900. Tutta la materia del poema e le sue fonti sono dall'autore esaminate con la sua grande e ben nota dottrina. Nella Introduzione egli ci d in breve la storia dei poemi cavallereschi, concludendo che con quello dell'Ariosto  cominciata la imitazione, ed  "venuto a termine quel periodo fortunato, quando il classicismo serviva a promuovere l'originalit," periodo nel quale si trov il Boiardo. A noi veramente sembra invece, che nell'Ariosto appunto si veda come lo studio dei classici pot promuovere quella originalit poetica, che in lui certamente pi che in ogni altro si ritrova. Nell'Ariosto non v' decadenza, ci pare, ma invece, letterariamente parlando, il pi splendido fiore dell'arte e del poema cavalleresco, che solo dopo di lui comincia a decadere. Se si ragiona della materia del poema, il Boiardo ebbe certo maggiore originalit, essendo stato colui che primo la concep; l'Ariosto non fece che svolgerla e continuarla. Ma, se nell'arte la forma  sostanziale, non si potr dire, a me pare, che nel Boiardo si veda, pi che nell'Ariosto, come il classicismo abbia in Italia promosso la vera originalit poetica. E tanto meno si potr, se si riflette che la materia del poema cavalleresco ha poco o nulla di comune col classicismo, il quale fece sentir la sua azione benefica appunto nella forma, che non  certo nel Boiardo correttissima. Il prof. Rajna paragona l'Ariosto a Raffaello, che dipingeva Madonne molto umane, e gli contrappone il Beato Angelico, che dipingeva creature veramente celesti. E sia pure. Ma direbbe egli che in Raffaello il classicismo abbia promosso l'originalit meno che nel Beato Angelico? Si potr dir solo che il sentimento religioso si manifesta pi vivo nei Santi e nelle Madonne dell'Angelico. E se  vero, come noi crediamo, che nell'Ariosto ed in Raffaello si trovi maggiore e pi vera originalit artistica, non sapremmo sottoscrivere a queste altre parole dell'illustre scrittore: "Al Boiardo, oltre all'attitudine dell'ingegno, era toccata la sorte di nascere al momento opportuno. "N prima n poi sarebbe stato possibile neppure a lui di congiungere la freschezza, la spontaneit spensierata del poeta popolare colla castigatezza, colla esatta e chiara conoscenza degli scopi e dei mezzi propr del poeta d'arte. Nell'Ariosto, giunto un po' tardi, l'artista  sommo; ma la conoscenza dei classici non si trasforma pi in forza viva; al processo di ricreazione si sostituisce l'imitazione." RAJNA, op. cit., pag. 33-34.
Questo  ci che il Rajna scrisse nella prima edizione del suo classico libro. Nella seconda attenu e modific alquanto il suo pensiero. Io avrei perci soppresse le osservazioni da me qui sopra fatte. Le lascio tuttavia per due ragioni. Perch esse valgono sempre a render pi chiaro quale  il mio pensiero nella questione. E perch, quando si tratta di un uomo illustre come il Rajna, le varie forme che ha prese il suo pensiero serbano un valore storico, anche se hanno poi subto qualche modificazione.
(38) Sebbene la schiavit fosse da lungo tempo abolita in Italia, massime a Firenze, pur v'erano ancora schiave orientali.
(39) Ricordi autobiografici nelle Opere inedite, vol. X, pag. 32 e seg.
(40) Ricordi autobiografici, pag. 68.
(41) Op. cit., pag. 71.
(42) "Cominciai a scrivere a d 13 aprile 1508," dice egli fin dal
principio.
(43) A pag. 250 di essa, parlando della istituzione del tribunale
della Ruota nel 1501, scrive: "dura ancora che siamo a d 23 febbraio 1508,", il che nello stile nuovo risponde al 1509. Notiamo
che il Guicciardini, in questa Storia, segu lo stile fiorentino, secondo
il quale, come tutti sanno, l'anno cominciava il 25 marzo
(ab Incarnatione); ma in quella d'Italia, invece, segu lo stile romano,
che faceva cominciar l'anno il 25 dicembre (a Nativitate).
(44) Solo per darne un esempio, giacch hanno poco importanza, pubblichiamo in Appendice, documento I, qualcuna di quelle che si trovano nelle Carte del Machiavelli, cass. IV, n. 57, 58, 79, 80, 113. Molte altre se ne trovano nelle medesime Carte, ed in archiv privati di Firenze, come avremo occasione di notare. Vedi anche Opere (P. M.), vol. V, pag. 339 e 353.
(45) Opere (P. M.), vol. I, pag. LXVIII e LXIX, e vol. V, pag. 249.
(46) Dal novembre 1508 al febbraio 1509 ne propose e ne fece nominare 584. CANESTRINI, Scritti inediti di N. Machiavelli, pag. 339 e seg., in nota.
(47) CANESTRINI, Scritti inediti, pag. 283-365. Abbiamo gi notato che questa pubblicazione  molto abborracciata, e che la scelta dei documenti sembra fatta senza un criterio direttivo. Assai migliore, perch condotta con uno scopo determinato,  quella parte (pag. 383-395) che risguarda la Milizia fiorentina, e che era stata gi pubblicata dallo stesso CANESTRINI nel vol. XV dell'Arch. Stor. It. Il documento LXV per, che trovasi in questo volume, a pag. 258, senza data, senza nome d'autore, e che il Canestrini dice forse scritto dal Machiavelli, a noi non par tale n per la forma n per la sostanza. Non vi sono in ogni modo ragioni per poter affermare che sia di lui. Restano tuttavia inedite molte altre lettere del Machiavelli sulla Milizia (Archivio fiorentino, Cl. XIII, 2, n. 159, f. 15-161), delle quali diamo in Appendice, documento II, solamente tre, per mostrare di quali minuzie egli dovesse allora occuparsi. Ne aggiungiamo una quarta, che si riferisce per alla guerra di Pisa. Appendice, documento III.
(48) Massimiliano I, non essendo stato ancora incoronato, aveva solo il titolo di Re dei Romani. Nell'anno seguente fu - Imperatore eletto, in Germania Re. - E cos veniva chiamato ora Re ed ora Imperatore.
(49) Nelle Opere, vol. VII, pag. 146, v' una lettera dei Dieci, in data 18 maggio 1507, che lo mandavano a Piombino, per far dimostrazione d'amicizia a quel "Signore assai vicino ai Pisani, e per da tenerne conto." Ma, arrivato a Volterra, fu subito richiamato indietro, con lettera del 20 maggio (Carte Machiavelli, cass. IV, n. 141), per essere, si diceva, divenuta inutile quella commissione.
(50) Opere, vol. VII, pag. 147-155. Le lettere sono del 10, 12 e 14 agosto 1507.
(51) HENRY MARTIN, Histoire de France, tome VII, liv. 45 (4a ediz.); DARESTE, Histoire de France. Paris, Henry Plon, 1866, tome III, liv. XIX, pag. 410 e seg.
(52) W. MAURENBRECHER, Studien und Skizzen zur Geschichte der Reformationszeit (Leipzig, 1874), pag. 101 e seg.; BRYCE, The Holy roman Empire (Loudon, Mac-Millan, 1866), chap. XVII; RANKE, Deutsche Geschichte im Zeitalter der Reformation. Berlin, Duncker und Humblot, 1852.
(53) ALBRI, Relazioni degli Ambasciatori veneti, serie la, vol. VI, pagine 26-27. V. Relazione del Quirini.
(54) GREGOROVIUS, vol. VIII, pag. 68-69; ALB. JGER, Ueber Kaiser Maximilians I. Verhltniss zum Papstthum (Sitzungsberichte der K. Akad. d. Wissenschaften, XII Band. Wien, 1854); BROSCH, Papst Julius II (Gotha, 1878), Fnftes Capitel, pag. 144.
(55) GUICCIARDINI, Storia d'Italia, vol. III, lib. VII, pag. 281.
(56) Storia Fiorentina, cap. XXX, pag. 346.
(57) Guicciardini, Leo, Sismondi.
(58) GUICCIARDINI, Storia d'Italia, vol. III, cap. VII, pag. 299.
(59) PARENTI, Historia Fiorentina, Biblioteca Nazionale di Firenze, cod. II, 131 (copia), vol. VI, f. 145. Avendo, cos pel Parenti come pel Cerretani, preso alcuni degli appunti da due copie antiche, altri dall'autografo, siamo costretti a citare codici diversi.
(60) GUICCIARDINI, Storia Fiorentina, cap. XXX, pag. 340.
(61) PARENTI, Historia, ecc., (copia), loc. cit., giugno 1507.
(62) 
(63) PARENTI, Historia, ecc., cod. II, IV, f. 171 (originale).
(64) CERRETANI, cod. II, III, 76, f. 316 (copia). Ci che dimostra il mal animo del Cerretani contro il Soderini,  la sua affermazione, che questi mandasse il Machiavelli, perch scrivesse secondo il loro accordo "con avvisi che molto erano simili a quelli di Francesco Vettori, i quali confermavano la passata, e con gagliardissima mano." Se ci fosse vero, sarebbe stato superfluo insistere tanto per mandarlo. Era poi notissimo a tutti, che il Soderini parteggiava per la Francia e non per la Germania. Merita di esser notato, che il Parenti, il Cerretani ed il Guicciardini si mostrano, nelle loro Storie fiorentine, egualmente avversi al Soderini, di cui pure non possono mettere in dubbio l'onest politica. Un partito a lui contrario s'era gi formato, e andava crescendo.
(65) Cos racconta egli stesso nella lettera del 17 gennaio 1508, scritta da lui, e firmata dal Vettori, Opere, vol. VII, pag. 163. Gi i Dieci avevano scritto il 21 novembre al Vettori, che il Machiavelli era partito, "acci che ti portassi la resoluzione nostra, e arrivando male le lettere, ti potessi referire a bocca il medesimo effetto: e speriamo si condurr salvo." Il 29 gennaio esprimevano il loro dispiacere per la perdita delle lettere, che avrebbero servito a far meglio intendere l'animo loro. Vedi Opere (P. M.), vol. V, pag. 251 e 272.
(66) Gli editori delle Opere (P. M.) dicono di avere riscontrato gli autografi, ma  chiaro che l'han fatto solo di tanto in tanto; altrimenti si sarebbero avvisti, che non solo alcune, ma tutte le lettere di questa legazione sono autografe del Machiavelli (Archivio fiorentino, Dieci di Bala, responsive, filze 87, 89, 90, 91). Non avrebbero neppure cos spesso, come fanno qui ed altrove, riprodotto gli errori delle altre edizioni.
(67) Vedi la lettera del 17 gennaio e quella del 24, ambedue firmate dal Vettori.
(68) Nell'enumerare i 12 Cantoni la stampa pone Tona (Thun) invece di Zug.
(69) In una breve Memoria, letta dal signor ALESSANDRO DAGUET a Neuchtel, nella Societ cantonale di storia, l'anno 1875, si dice: "Machiavel en personne est venu en Suisse. Il a pass quelques jours sur notre territoire, bien peu de jours, il est vrai; mais un temps suffisant pour donner  cet esprit pntrant par excellence l'occasion de se faire une ide exacte de l'organisation politique des Confdrs, du fort et du faible de leurs institutions, et pour qu'il ait appris  connatre les traits distinctifs du droit public qui unissait les 12 Ligues ou Cantons, dont se composait en ce moment le corps helvetique." Machiavel et les Suisses, tude d'histoire nationale et trangre (Extrait du Muse Neuchtelois, juillet-aut 1877): Neuchtel, Wolfrath et Metzner, 1877. - I Cantoni erano in quel tempo dodici, gli altri essendo entrati solo pi tardi nella Confederazione.
(70) Prima lettera del 17 gennaio. In quel tempo era ambasciatore veneto presso Massimiliano Vincenzo Quirini, i cui dispacci trovansi inediti a Venezia; la sua Relazione fu pubblicata dall'ALBRI (serie 1a, vol. VI, pag. 5-58). In essa abbiamo (a pag. 39-41) altre notizie sulla Svizzera, che non  inutile paragonare con quelle date dal Machiavelli. Secondo lui, i dodici Cantoni potevano mandar fuori, lasciando ben fornito il paese, 13,000 fanti. La Lega Grigia poteva darne 6000, i Vallesi 4000, San Gallo ed Appenzel 3800. Ciascun cantone aveva la sua bandiera, i dodici ne avevano una in comune, e cos la Lega Grigia. Nessuno poteva combattere, pena la vita e la confisca dei beni, contro il proprio stendardo, n contro quello della Confederazione, i quali si potevano portare solo dai soldati mandati per accordi fatti coi Cantoni o con la Confederazione. Lodovico il Moro, per tornare nel proprio Stato (1500), assold molti di quegli Svizzeri che si chiamavano Freie, perch andavano alla spicciolata con chi li pagava, senza aver proprio stendardo. E fu questa la ragione per la quale non vollero, e non potevano senza perder la patria e la roba, combattere contro quelli assoldati da Luigi XII, che avevano lo stendardo della Confederazione. Cos ne segu inevitabilmente la sua rovina, almeno secondo la narrazione del Quirini, il quale aggiunge che i Vallesi, i Grigioni, Appenzel e San Gallo avrebbero fatto lo stesso.
(71) Lettera del 17 gennaio, firmata dal Machiavelli, pi sopra citata.
(72) Le due lettere del 25 e 31 gennaio sono pubblicate nelle Opere (P. M.), vol. V, pag. 271 e 276, tralasciando la pi gran parte dei brani in cifra. Gli editori danno per le seguenti parole della lettera 25 gennaio, che sono anch'esse quasi tutte in cifra: - Per questa mi occorre scrivervi come questa lettera non contiene nulla; ma scrivesi acciocch le vere si salvino, trovando questa. - Esaminando gli altri brani in cifra, si vede che veramente, come osservano gli stessi editori (P. M.), contengono parole che non hanno senso.
(73) "In diesen spten Neuerung sprach Maximilian den Grundsatz aus, dass die in Deutschland fortdauernde Kaisergewalt von der Krnung durch den Papst unabhngig sei." GREGOROVIUS, Geschichte der Stadt Rom, volume VIII, pag. 53. - V. anche RANKE, Deutsche Geschichte in Zeitalt. d. Reform., I, 117.
(74) Il 19 gennaio i Dieci avevano scritto al Vettori, che poteva promettere 40,000 ducati, facendo il primo pagamento di 16,000, quando Massimiliano fosse entrato in paese veramente italiano. Trento non doveva risguardarsi come tale, potendovi esso andare quando voleva, come in terra sua. Si potevano anche promettere 50,000 ducati, e pagarne 20,000 a Trento; ma ci solo in caso d'urgenza estrema, e quando fossero certi della venuta. Il giudicare di ci rimettevasi al Vettori. Opere (P. M.), vol. V, pag. 272.
(75) Opere, vol. VII, lettera 8 febbraio, 186-187. Le parole scritte di mano del Vettori furono nelle varie edizioni stampate in modo scorrettissimo; ma nelle Opere (P. M.) vennero corrette sull'originale. Fra le altre cose, l dove le antiche edizioni dicono: "Al Machiavello manca gran danari; per me non ne mancher ancora a lui:" bisogna leggere: "Al Machiavello, in mentre ar danari per me, non ne mancher ancora ad lui." Opere (P. M.), vol. V, pag. 288.
(76) LEO, Storia d'Italia, lib. XI, cap. II,  V.
(77) Abbiamo gi altrove spiegato che queste parole significano: con la probabilit di 15 su 20, la lira fiorentina essendo di 20 soldi.
(78) Opere (P. M.), vol. V, pag. 317, nella lettera dei Dieci al Vettori, 9 aprile 1508.
(79) Lettera 29 marzo, data che nelle Opere (P. M.)  stata erroneamente mutata in 28 marzo. Essa trovasi in doppio originale nell'Archivio fiorentino, Dieci di Bala, carteggio, responsive, filza 90, a c. 423 e 429, col deciferato di mano del Buonaccorsi a c. 434, sempre colla data 29 marzo. V. anche la lettera scritta nei giorni 14, 19 e 23 febbraio, e quella dell'8 giugno.
(80) Lettera 30 maggio.
(81) Lettera del 14 giugno. In fine dice come un tal Serentano, che era appresso all'Imperatore, aveva detto al Vettori, che nella tregua v'era posto anche pei Fiorentini, i quali l'Imperatore avrebbe nominati come suoi aderenti, se volevano. Bisognava per decidersi presto. E qui l'autografo ha un brano che manca in tutte le edizioni. Esso viene dopo le parole: "e' Franzesi vi cominciassino a mandare gente," ed  il seguente: "Crede Francesco che costui (il Serentano) abbi mosso questa cosa, credendo esserne di meglio qualche cosa; e crede che con mille ducati che si dessino fra lui et uno altro, la si condurrebbe. E per prega V. S. li ne dieno subito adviso. Partir Francesco domani da Trento, per ire ad la Corte. Dio lo conduca." Archivio fiorentino, Dieci di Bala, carteggio, responsive, filza 91, a c. 342.
(82) Dai documenti che trovansi nell'Archivio fiorentino, e che furono pubblicati dal PASSERINI (Opere (P. M.), vol. I, pag. LXIX-LXX), apparisce che la elezione del Machiavelli fu fatta dai Dieci il 17 dicembre 1507, cum salario alias declarando. Part lo stesso giorno, e torn il 16 giugno 1508. Ebbe per le spese occorrenti 110 fiorini larghi in oro, dei quali 80 e 10 soldi furono, secondo il conto presentato, spesi nel viaggio sino ad Innsbruck. Il suo salario fu di lire 10 di piccioli netti il giorno, finch era fuori, compreso in esse il suo ordinario salario di lire due, soldi quattro e denari undici il giorno. Cos l'aumento fu di lire sette, soldi quindici e denari uno di piccioli; e quindi per 183 giorni d'assenza ebbe il soprassoldo di 1419 lire.
(83) Nelle Opere (P. M.), vol. VI, pag. 375, si afferma, senza provarlo, che  diretta invece a Francesco de' Medici; ma  un errore perch trovasi in Archivio diretta al Girolami.
(84) Istruzione fatta per Niccol Machiavelli a Raffaello Girolami, Opere, vol. IV, pag. 177-182. Ha la data del 23 ottobre, senza indicazione d'anno. Ma Ferdinando d'Aragona mor nel gennaio 1516, e gli successe Carlo nipote di Massimiliano imperatore. Questi mor il 12 gennaio 1519: nello stesso anno Carlo and in Germania per succedergli nell'Impero, e nel 1522 torn nella Spagna, dove il Girolami fu a lui inviato. Il signor H. HEIDENHEIMER in un pregevole scritto (Machiavelli's erste rmische Legation, Dissertation zur Erlangung der Doctorwrde, etc.: Darmstadt, 1878) discorre anche (pag. 59 e seg.) di questa Istruzione, e dandole, a nostro avviso, troppa importanza, la esamina minutamente e, quasi fosse un vero e proprio trattato scientifico, cerca in essa una precisione matematica di linguaggio, ed in alcune parole anche un significato recondito che non hanno, creando cos difficolt dove non sono. Il Machiavelli dice: "Lo eseguire fedelmente una commissione sa fare ciascuno che  buono; ma eseguirla sufficientemente  difficult." Ed il signor Heidenheimer disputa (pag. 60) sul significato vero delle parole buono e sufficientemente in questo luogo, quando  chiarissimo che l'autore vuol dire: ad esser fedeli basta la bont; ma a riuscire sufficientemente, o sia abbastanza abilmente, occorre anche prudenza e sagacia. Dove il Machiavelli dice che "mettere nella bocca vostra il giudizio vostro sarebbe odioso," il signor Heidenheimer esamina il significato della parola odioso, e cerca la causa di questo odio. "Worin dieses odium aber bestehe, wird nicht gesagt. Jedenfalls aber ist auf den ausserordentlich starken Ausdruck odioso sehr zu achten" (pag. 64). Ma anche qui  chiarissimo il significato delle parole citate, le quali vogliono dir solamente, che il dare giudizi, in proprio nome, sui paesi e sugli uomini presso cui l'ambasciatore  inviato, e sui probabili eventi, pu generare odio, cio pu offendere l'orgoglio di qualcuno, pu sembrare presuntuoso, ecc. E per questa ragione, egli conclude, come abbiam visto, col dire che coloro i quali sono pratici del mestiere usano, in simili casi, scrivere, invece: gli uomini prudenti che si trovano qua, giudicano ecc. Nonostante per alcune sottigliezze, il lavoro del signor Heidenheimer  pregevole per diligenza e dottrina.
(85) Vedi i tre scritti sulla Germania nelle Opere, vol. IV, pag. 153 e segg.
(86) GERVINUS, Historische Schriften, pag. 97: "Seine Ritratti von Frankreich und Deutschland beweisen wie scharf er in die Eigenthmlichkeiten der Vlker einzugehen verstand, wie eindringend er die politische Lage, den innem Zustand fremder Lnder, die Natur der Nationen und der Regierungen beurtheilte. Seine statistischen Notizen ber Frankreich sind ganz vortrefflich, und ber den Charakter des Kaisers Maximilian und des deutschen Regiments ist vielleicht nichts besseres noch gesagt worden, als was er in seinen Berichten und gelegentlich sonst vorbringt."
(87) "Wir drfen es heute beklagen, dass einer Auslander schon in kurzer Frist dazu gelangte den Zustand des Reiches.... so zutreffend zu erkennen, ohne dass die Deutschen etlichen Nutzen daraus gezogen haben." Der Patriotismus Machiavelli's articolo del signor KARL KNIES nei Preussische Jahrbcher di Berlino, giugno 1871.
(88) "Dabei scheinen die Erinnerungen an Tacitus und dessen frische, naturglckliche Urgermanen zuweilen die Phantasie des Machiavelli unwillkrlich bestimmt und verwirrt zu haben. Jedenfalls sind ihm daraus unabweisliche Einflsse angeflogen, die ihn zu einer so wunderbaren, schon mit der damaligen Wirklichkeit durchaus nicht mehr harmonisirenden, sondern zu einer politischen Fata Morgana verflchtigenden Malerei verfhren konnten." THEODOR MNDT, Niccol Machiavelli und das System der modernen Politik: Berlin, Otto Janke, 1861, pag. 218.
(89) "Man weiss in der That kaum, wodurch Machiavelli darauf gefhrt werden konnte, die Deutschen seiner Zeit auch in ihren Lebenssitten in einem so fabelhaften, der Wirklichkeit nirgend entsprechenden Lichte, zu sehen. Ein Original zu seinen Schilderungen konnte er selbst nicht gesehen, noch aus irgend einer anderen Mittheilung bernommen haben, etc." Ibid., a pag. 220. - A questi scritti bisogna aggiungerne ora un altro: RUDOLF SILLIB, Machiavellis stellung zu Deutschland, di pag. 65: Heidelberg, 1892.
(90) Relazioni degli Ambasciatori Veneti, Serie I, vol. VI.
(91) Il BURCKHARDT, come abbiamo gi detto, fu dei primi ad avvedersene nel suo libro, Die Cultur der Renaissance in Italien, dritte Auflage: Leipzig, 1877-78, volumi due. Egli infatti, alludendo al Machiavelli scrive: "Seine Gefahr liegt nie in falscher Genialitt, auch nicht im falschen Ausspinnen von Begriffen, sondern in einer starken Phantasie, die er ffenbar mit Mhe bndigt." Vol. I, pag. 82.
(92) Pubblicato in Parigi e Firenze, Molini, 1837.
(93) Il QUIRINI nella sua Relazione pi sopra citata, a pag. 15, esamina gli uomini d'arme tedeschi e li paragona agl'Italiani, discutendo in che sono superiori, in che inferiori, per concludere con una osservazione, la quale in bocca d'un ambasciatore veneziano, officialmente proferita, dimostra come gl'Italiani avessero cominciato a perdere la stima di se stessi: "Tutti questi tali uomini alemanni sono naturalmente pi feroci dei nostri, e manco stimano il pericolo della morte che non fanno gl'Italiani; non sono per n cos prudenti ed ordinati come questi, n cos esperti."
(94) Qui allude, io credo, alle piccole industrie, sin d'allora largamente diffuse nella Svizzera.
(95) Anche nelle altre sue opere il Machiavelli pi volte esalta la Germania. Nei Discorsi (lib. I, cap. LV) ricorda una legge vigente in alcune di quelle repubbliche, secondo la quale era affidato alla buona fede dei cittadini il dichiarare quale era la loro fortuna, e pagare in proporzione la tassa, senza alcun sindacato, e senza che da ci nascesse alcuno inconveniente, tanta era, secondo lui, la lealt di quei cittadini. Il Mundt a questo proposito ripete qualche altro suo sarcasmo. Ecco per le parole di un antico scrittore tedesco a questo proposito: "Egregia vero laus ab homine extero, et eo qui institutorum et morum civilium diligens esset atque elegans spectator. Saepius autem illae res Germanorum prae patriis laudare solitus erat. Quod valde probat tributi a civibus accipiendi ex fide iuventum, ad Norimbergensium praeclaram civitatem, in primis, opinor, pertinet: qui illum conferendi in publicum modum appellant die Losung, et praecipuae dignitatis magistratum, quaestores ad id constitutos, die Losunger. Aliqua facultatum pars iureiurando promissa, pro censu cuiusque pecunia aestimato, aerario inseritur, sed clanculum: ne scilicet modus divitiarum aut inopiae cuiusque, utrumque autem sedulo occultare solent cives, facile reliquis pateat.... Nobilem illum adeo et memoratu dignum morem a Vuagenscilio, in elegante copiosaque eius de hac urbe commentatione, nusquam descriptum extare, dolendum est." JOH. FRID. CHRISTII, De Nicolao Machiavelli libri tres: Lipsiae et Halae Magdeb., 1731, pag. 108.
(96) Opere, vol. IV, pag. 153-160.
(97) Ibidem, pag. 168-173.
(98) Il ritratto che dell'Imperatore fa il QUIRINI nella sua relazione (pagine 26-27),  simile affatto a questo che ce ne d il Machiavelli, e conchiude col dire "che salta sempre d'una deliberazione in un'altra, e va tanto di meglio in meglio, che il tempo e l'occasione passa di eseguire cosa alcuna."
(99) Rapporto, ecc. Opere, vol. IV, pag. 165-168.
(100) Ibidem, pag. 133 e seg.
(101) Opere, vol. IV, pag. 153 e seg. I Guasconi e specialmente i Baschi, che spesso erano confusi con essi, formavano una fanteria leggiera che aveva gran nome in Francia.
(102) Anche nell'ultima guerra franco-prussiana, i Tedeschi accusavano i Francesi di essere meno buoni in campo aperto, e preferire sempre di combattere coperti in qualche modo. "Coprirsi e sempre coprirsi colle fortezze,  la loro tattica," cos si leggeva allora nei giornali tedeschi, sebbene le guerre della Rivoluzione e le guerre napoleoniche avessero fatto formare assai diverso giudizio.
(103) Opere, vol. IV, pag. 142.  molto notevole questa osservazione, su cui torneremo pi basso.
(104) Opere, vol IV, pag. 142.
(105) Opere, vol. IV, pag. 139. Il GUICCIARDINI nella sua Relazione sulla Spagna 1512-1513 (Opere inedite, vol VI, pag. 277) dice degli Spagnuoli: "Sono, per essere astuti, buoni ladri, e per si dice che  migliore signore il Franzese che lo Spagnuolo, perch tutti a dua spogliano i sudditi; ma il Franzese subito spende, lo Spagnuolo accumula; anche lo Spagnuolo, per essere pi sottile, debbe sapere meglio rubare."
(106) Sono contenuti tutti in poco pi di una pagina. Opere, vol. IV, pag. 151-52.
(107) Nel suo eccellente libro, La Rvolution et l'ancien Rgime.
(108) Il signor H. HEIDENHEIMER (pag. 70 e 71), cerca scusarlo, osservando che il Machiavelli era stato poco o punto nel paese, di cui non capiva la lingua, e ne conobbe i grandi e le Corti, ma non il popolo. Tutto ci  vero; resta per anche vero, che  una lacuna assai notevole.
(109) Vedi la Legazione di Francesco Pandolfini nel DESJARDINS, Ngociations diplomatiques, etc., vol. II, pag. 199 e seg.
(110) GUICCIARDINI, Storia fiorentina, pag. 351.
(111) BUONACCORSI, Diario, pag. 134 e seg.; GUICCIARDINI, Storia fiorentina, pag. 351-352.
(112) Opere (P. M.), vol. V, pag. 343, e Scritti inediti del MACHIAVELLI, pag. 339-341.
(113) Lettera del 18 agosto 1508, Opere (P. M.), vol. V, pag. 338. Gli si mandano con essa 500 ducati. Vedi nello stesso volume la patente del 16 agosto. Queste Commissioni al campo e nel territorio si trovano nelle Opere, vol. VII, e nelle Opere (P. M.), vol. V; altri documenti relativi alle stesse trovansi negli Scritti inediti e nelle Opere (P. M.), vol. I e vol. V. Da essi apparisce che il Machiavelli fu nel marzo ed aprile 1508 in giro pel territorio della Repubblica, 34 giorni, "a cappare fanti, ed ebbe per le spese 17 fiorini larghi." Opere (P. M.), vol. I, pag. LXIX. Il 18 agosto gli si mandarono 800 fiorini larghi, per pagare i fanti e dare il guasto ai Pisani. Ibidem, pag. LXXI. Nell'ottobre fu mandato in giro a cappar fanti per dar nuovo guasto al miglio ed alle biade. Ibidem, pag. LXXI. Nel marzo 1508/9 ebbe 12 fiorini larghi per spese fatte in 24 giorni, che era stato in giro con tre cavalli ad eleggere caporali per le compagnie. Poi gli si mandarono i danari per pagare i fanti: una prima volta fiorini larghi 283, soldi 6, denari 10; una seconda, 285 e lire 5, e cos di seguito. Nel maggio lo troviamo a Pescia e Pistoia a raccoglier pane e vettovaglie, nel giugno gli  fatto un pagamento di lire 8 al giorno, per 89 giorni che era stato in giro. Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXII. Da tutto ci si vede che cumulo di faccende gli veniva addosso, e come non restasse mai fermo.
(114) DESJARDINS, Ngociations, etc., vol. II, pag. 256-297. Vedi pi specialmente la lettera 13 marzo 1509 a pag. 293.
(115) Scritti inediti, pag. 347-348.
(116) BUONACCORSI, Diario, pag. 138.
(117) Lettera di Andrea della Valle, 19 febbraio 1508/9. Opere (P. M.), pagina 353.
(118) Opere, vol. VII, pag. 240. Lettera del 20 febbraio.
(119) Opere (P. M.), vol. V, pag. 373 e 378.
(120) Lettera 7 marzo 1508/9. Opere, vol. VII, pag. 240.
(121) Il GUICCIARDINI, che  sempre poco benevolo al Soderini, dice che questa elezione fu deliberata, perch le cose "si facessino con pi ordine e pi riputazione, non si trovando in campo pel pubblico altri che Niccol Machiavelli, cancelliere dei Dieci." Storia fiorentina, pag. 381. V'era per, come abbiam visto, anche il Capponi.
(122) GUICCIARDINI, Storia fiorentina, cap. XXXIII, pag. 387-8; BUONACCORSI, Diario, pag. 138-9.
(123) L'ambasceria era composta di cittadini e contadini. Il GUICCIARDINI (Storia fiorentina, pag. 332) dice che in tutto erano 20; l'AMMIRATO (Istoria fiorentina, vol. V, lib. XXVIII, pag. 497: Firenze, Batelli, 1846-1849) dice che il salvocondotto fu concesso a 24 persone. Secondo le stampe il Machiavelli direbbe, che col seguito erano in tutto "una caterva di 161, o pi." Opere, voi. VII, pag. 255. Nelle Opere (P. M.), vol. V, pag. 392, si legge: "una catena di 161, o pi." L'autografo per dice: "una catena di 16, o pi." Fu preso per un 1 il punto che  dopo il 16, e che gli antichi solevano mettere dopo le cifre.
(124) Vedi la lettera e la Commissione dei Dieci in data 10 marzo 1508/9, Opere (P. M.). vol. V, pag. 384.
(125) GUICCIARDINI, Storia fiorentina, pag. 387 e seg.
(126) Opere, vol. VII, pag. 249 e segg. Lettera del 15 marzo 1508/9.
(127) La lettera dei Dieci  in data dei 5 aprile, e sopra v' scritto: 
Cito
ito[ovunque] sia per via. Gli ordinava di trovarsi in Firenze lo stesso giorno, con tutte quelle genti aveva seco, o quante poteva: "Sollecita quanto puoi, perch il caso lo ricerca." Questa lettera  pubblicata nelle Opere (P. M.) fra quelle della Commissione al campo contro Pisa. Ne sono aggiunte altre che si trovano fra le Carte del Machiavelli, scritte da Firenze in nome dei Dieci, indirizzate a lui in campo, e firmate col suo nome. Parrebbe cos che il Machiavelli scrivesse da Firenze lettere al Machiavelli nel campo di Pisa, tanto pi che gli editori (P. M.) non danno spiegazione del fatto strano. Ma ritenendo egli sempre l'ufficio di segretario dei Dieci, la cancelleria continuava a porre in fine delle lettere d'ufficio, secondo l'uso, il nome del segretario, sia in esteso, sia con le sole iniziali, anche se il titolare era assente. N le lettere, n la firma sono, com' ben naturale, di mano del Machiavelli.
(128) Lettera 16 aprile 1509. Opere, vol. VII, pag. 258.
(129) Opere (P. M.), vol. V, pag. 401. Lettera del 17 aprile 1509.
(130) Lettera 21 aprile dal campo di San Piero in Grado. Opere, vol. VII, pag. 262.
(131) Lettera 18 maggio da Pistoia. Opere, vol. VII, pag. 265.
(132) La lettera trovasi nell'Archivio fiorentino, ed  pubblicata nelle Opere, vol. VII, pag. 267, e nelle Opere (P. M.), vol. V, pag. 413. Era scritta dal campo in Val di Serchio dal Machiavelli, che vi pose di sua mano anche le tre firme dei Commissari.
(133) La lettera del 21 maggio, scritta dal Machiavelli e firmata dal Salviati, dice che dovevano essere cinque contadini e quattro cittadini; ma la credenziale dei signori di Pisa corregge l'errore. Opere (P. M.), vol. V, pagina 415.
(134) Lettera del 24 maggio 1509 da San Miniato, scritta dal Machiavelli e firmata dal Salviati. Opere (P. M.), pag. 417.
(135) Lettera del 3 giugno 1509. Opere, vol. VII, pag. 279. Lettera di Antonio da Filicaia, 3 giugno 1509. Opere (P. M.), vol. V, pagina 423.
(136) Opere, vol. VII, pag. 284 e seg.; Opere (P. M.), vol. V, pagina 427.
(137) Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 40. Opere (P. M.), vol. V, pagina 429.
(138) Il GUICCIARDINI, Storia d'Italia, lib. VIII, cap. III, dice: "In questo fu memorabile la fede dei Fiorentini, che ancora che pieni di tant'odio, ed esacerbati da tante ingiurie, non furono meno costanti nell'osservare le loro promesse, che facili e clementi nel concederle."
(139) NARDI, Storia di Firenze, vol. I, pag. 409-10.
(140) SISMONDI, Hist. des rpub. italiennes: Bruxelles, 1838-39, vol. VII, a pag. 244. Capitolazione per la resa della citt di Pisa sotto il dominio della Repubblica fiorentina, presso FLAMINIO DAL BORGO, Raccolta di diplomi pisani, pag. 406-28.
(141) Carte del Machiavelli, cassetta VI, n. 43. Questa lettera del Vespucci fu pubblicata nelle Opere (P. M.), vol. V, pag. 431 in nota.
(142) Vedi la lettera in Appendice, documento VI. L'originale trovasi nelle Carte di Machiavelli, cassetta IV, n. 45; il brano qui sopra riportato fu in parte pubblicato nelle Opere (P. M.), vol. V, pagina 431.
(143) GUICCIARDINI, lib. VIII, cap. 2: SISMONDI, vol. VII, cap. 7.
(144) Carte del Machiavelli, cassetta VI, 53.
(145) La lettera fu pubblicata dal signor SALTINI, in appendice ad un suo scritto sul Giustinian. Arch. Stor. ital., Serie III, vol. 26, pag. 72 e seg.
(146) Ci risulta ora assai chiaro dai documenti, che il senatore Lampertico ha pubblicati in appendice al Discorso che lesse il 29 gennaio 1893, come Presidente della R. Deputazione Veneta di Storia Patria. Venezia, Fratelli Visentini, 1893.
(147) Sebbene sul valore della Orazione io avessi portato sempre lo stesso giudizio, pure, specialmente dopo le notizie raccolte dal signor Saltini, ero disposto a crederla opera del Giustinian. Ma, dopo i documenti pubblicati dal senator Lampertico, ne dubito fortemente, come del resto ne avevano dubitato molti scrittori veneti, ai quali, col solito suo acume critico, s'era unito ancora il Ranke.
(148) Gi il ROMANIN, Storia documentata di Venezia, vol. V, lib. XIII, cap. III, pag. 217, aveva messo in dubbio la verit della tradizione; i documenti pubblicati ora dal senatore Lampertico nel citato suo discorso, confermano l'opinione dello storico veneto.
(149) SISMONDI, Hist. des rpub. italiennes, vol. VII, chap. VIII.
(150) Discorso sopra le cose d Alemagna e sopra l'Imperatore, al quale abbiamo gi accennato. Non sono che due sole pagine. Opere, vol. IV, pag. 174.
(151) NARDI, Storia fiorentina, vol. I, pag. 419-20. Il signor GASPAR AMICO nel suo libro sul Machiavelli (pag. 326, nota 2), cita il trattato originale, che trovasi nell'Archivio fiorentino, pergamena 24 ottobre 1509.
(152) Il BUONACCORSI, Diario, pag. 144, scrive: "25 novembre;" ma la commissione al Machiavelli dice: "non pi tardi del 15."
(153) Lettera del 20 novembre, da Mantova. Opere, vol. VII, pagina 297.
(154) Cio: fedeli a San Marco.
(155) Lettera del 26 novembre.
(156) Lettera del 29 Novembre.
(157) Lettera del 1 dicembre.
(158) Lettera del 7 dicembre.
(159) Questa descrizione egli riprodusse poi, con qualche variante di pura forma, nel libro V delle sue Istorie fiorentine (Opere, vol. II, pag. 45), come fu gi notato dal RANKE, Geschichte der romanischen und germanischen Vlker von 1494 bis 1514 (zweite Auflage. Leipzig, 1874), pag. *153 della 2a parte del volume, intitolata: Zur Kritik neuerer Geschichtschreiber.
(160) Debbo riconoscere che questo verso d modo di sostenere che il Decennale Secondo sia stato composto pi tardi, cio qualche tempo dopo il 1512, anno in cui cadde la Repubblica e cominciarono davvero le sventure del Machiavelli. Egli avrebbe cos cominciato a scrivere quando il decennio di cui voleva discorrere era finito o quasi. Resterebbe solo a spiegarsi, perch mai si fermasse appunto al 1509, anno che certo ebbe per l'Italia una triste fine, che pot avere assai addolorato l'animo del Machiavelli. Si tratta in sostanza d'una cronica in versi, e non  impossibile che sia stata scritta interrottamente, a misura che gli avvenimenti seguivano, e quando l'autore aveva tempo libero. In ogni modo fra tali incertezze, mi parve opportuno parlare di questo brano del Decennale Secondo quando ebbero luogo gli avvenimenti che esso narra.
(161) Decennale Secondo, nelle Opere, vol. V, pag. 374-80.
(162) L'originale di questa lettera trovasi nell'Archivio fiorentino, Carte Strozziane, filza 139, a c. 216. Fu pi volte copiata e venne poi pubblicata alquanto scorrettamente ed incompiutamente a pagina 1142, nella edizione delle Opere del MACHIAVELLI, in un sol volume, stampato a Firenze, Usigli, 1857. La ripubblic per intero il signor E. ALVISI, nel volumetto, Lettere familiari di N. Machiavelli. Firenze, Sansoni, 1883.
(163) Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 55. Appendice, doc. VII.
(164) Vedi nelle Opere (P. M.) i documenti pubblicati, vol. I, pagine LVIII e LIX. Da essi risulta che l'accordo fra Totto e Niccol era stato fatto il 21 giugno 1508. Il 15 aprile 1511 gli ufficiali del Monte, "deliberaverunt quod onus Xe (Decimae) domini Bernardi de "Machiavellis.... describatur et ponatur poste domini Nicolai domini Bernardi de Machiavellis, etc." Questi medesimi beni, aggiunge il Passerini, "vegliavano in conto dei figli di Niccol Machiavelli "nel 1534," quando si fece di nuovo il catasto.
(165) Cio camuffato.
(166) La lettera autografa lascia cos in tronco la frase.
(167) Questa lettera, che si trova fra le Carte del Machiavelli, venne pubblicata dal PASSERINI nelle Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXIII e segg.
(168) Il far ricadere sui figli le conseguenze dei divieti o anche delle condanne pronunziate contro il padre, era assai comune nei costumi ed anche negli Statuti in Firenze. In quei medesimi anni Filippo Strozzi, avendo sposato una figlia di Piero de' Medici veniva, come vedremo, condannato, perch questi era ribelle. Ed il GUICCIARDINI (Storia fiorentina, pag. 377) osserva che fu mossa, a questo proposito, anche un'altra querela; giacch, essendo Piero venuto armata mano contro la Citt, "era per virt di uno statuto nostro caduto in pena di rubello e lui e i suoi discendenti; e cos, che Filippo Strozzi aveva a essere punito, non come se avessi tolto la figliuola di uno rubello, ma come d'avere tolto una rubella."
(169) Il TOMMASINI (I, 377, nota 3) pubblica una Patente di nobilt (civilitatis et nobilitatis) del Machiavelli, in data 15 maggio 1507. In essa si dice che la nobile famiglia Machiavelli, "omnes Reipubblicae nostrae honores et Magistratus gessit iampridem et adhuc gerit.... Significamus ob id omnibus Nicolaum Bernardi Iacobi.... etc. ea familia genitum ingenuis parentibus et honestis maioribus carissimus nobis esse; testimonioque nostrarum huiuscemodi licterarum nobilitatis suae fidem omnibus facimus commendamosque omnibus ob merita familiae suae."
Questa patente di cui, come nota il Tommasini, si ha solo una copia, deve essere in qualche punto errata. Il padre di Bernardo fu Niccol di Boninsegna, e non Iacobi, come essa dice, il che pu essere un errore dell'amanuense.  notevole poi, che nel 1507, senza nessuna visibile ragione, si dia questa patente di nobilt, si faccia questa raccomandazione per la famiglia Machiavelli, e s'insista tanto sulla onest e legittimit degli antenati di Niccol. Ci riconferma che delle voci calunniose erano state diffuse allora dai suoi nemici contro di lui.
(170) D. MARZI, La Cancelleria della Repubblica fiorentina, pag. 172. Rocca S. Casciano, Cappelli, 1910.
(171) TOMMASINI, I, 665 e segg.
(172) MARZI, pag. 281.
(173) Il d 28 febbraio 1509/10 gli furono dati fiorini, 54 cio un fiorino al giorno, oltre il suo ordinario salario: "ad ragione di giorni 54, incominciati a d 10 novembre, et finiti per tutto d due di gennaio prossimo passato, che torn in Firenze." Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXXIII.
(174) Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXV, nota 27.
(175) Ibidem, nota 28.
(176) Sommario della Relazione di Roma di DOMENICO TREVISAN, 1 aprile 1510, in ALBRI, Relazioni degli Ambasciatori Veneti, serie II, vol. III, a pag. 36.
(177) Vedi la legazione del Nasi nel DESJARDINS, Ngociations, etc., vol. II.
(178) Sommario della Relazione di Roma, qui sopra citato.
(179) SISMONDI, Histoire des Rpubliques italiennes, vol. VII, capitolo VIII.
(180) BUONACCORSI, Diario, a pag. 148, dice 700 uomini d'arme e 700 fanti; ma varie lettere private danno altre cifre, e 700 uomini d'arme par veramente troppo. Vedi in Appendice, doc. VIII, alcune lettere scritte da amici del Machiavelli, dalle quali apparisce come questo affare del Colonna restasse lungamente un mistero pei Fiorentini, e desse loro molto da pensare. Essi ebbero anche ingiusti rimproveri dalla Francia, che sospettava o mostrava sospettare in ci della loro buona fede.
(181) SISMONDI, Histoire des Rpubliques italiennes, vol. VII, cap. IX, pagina 320.
(182) Opere, vol. VII, pag. 320 e seg. Manca la commissione, v' solo una prima lettera del Soderini, che poi, come soleva, gliene scrisse anche altre in forma privata.
(183) Ci  confermato anche nello stanziamento del 20 giugno 1510, che gli fissava il salario, e che venne pubblicato dal PASSERINI, Opere (P. M.), volume I, pag. LXXVI. Esso dice infatti, che il Machiavelli fu inviato "per essere rimasto quello luogo vacuo di ambasciatore, et fino ad tanto sar giudicato necessario vi stia, per dare adviso alla giornata al magistrato loro (cio ai Dieci) di tutte le cose che occorreranno."
(184) Lettera del 18 luglio da Blois.
(185) Lettera del 21 luglio da Blois.
(186) Lettera del 26 luglio da Blois.
(187) Lettera del 3 agosto da Blois.
(188) Che nello scrivere le lettere di questa legazione il Machiavelli avesse posto maggior cura del solito,  provato dal fatto che di esse troviamo non solo le copie ufficialmente mandate ai Dieci, ma anche le prime bozze, che egli poi correggeva nel copiarle: qualche volta troviamo anche un compendio fatto da lui stesso delle proprie lettere. In generale le antiche edizioni pubblicarono le prime bozze che sono nel Codice Ricci; ma nelle Opere (P. M.) furono pubblicate le lettere ufficiali spedite ai Dieci, le quali sono nell'Archivio fiorentino, e spesso hanno non solo notevoli varianti, ma anche brani in cifra, che mancano nelle bozze, e perci nelle altre edizioni (Vedi per esempio la lettera 26 luglio). Non  quindi senza utilit il paragonarle fra loro. Il TOMMASINI, che fu il primo a far questo paragone (I, 494 e segg.), osserv, tra molte altre cose, che l dove la bozza della lettera 3 agosto accenna esplicitamente all'oratore di Roma (che era Camillo Leonini, vescovo di Tivoli), nella copia ufficiale, per maggiore prudenza,  scritto invece: un uomo qui di grande autorit.
(189) Vedi nelle Opere (P. M.), vol. VI, pag. 33, la lettera che gli scrisse il Soderini il 26 luglio.
(190) Lettera del 3 agosto da Blois.
(191) Lettera del 3 agosto da Blois.
(192) Lettera del 9 agosto da Blois.
(193) Lettera del 13 da Blois.
(194) Lettera del 18 agosto da Blois.
(195) Il Machiavelli riceveva continue lettere dai Dieci, dal Gonfaloniere e da amici, che gli parlavano di questi pericoli della Repubblica. Molte di esse sono pubblicate, insieme con quelle della terza legazione in Francia, nelle Opere (P. M.), vol. VI. Vedi anche Appendice, doc. IX.
(196) Lettera del 27 agosto.
(197) Come si vede da altre lettere al Machiavelli, pubblicate del pari nelle Opere (P. M.), vol. VI. Vedi anche Appendice, doc. X.
(198) SISMONDI, Hist. des rpub. ital., vol. VII, cap. IX, pag. 318.
(199) Lettera del 2 settembre.
(200) Lettera del 5 settembre.
(201) Le lettere dei Dieci all'Acciaioli cominciano sempre con le parole: Magnifice Orator; quelle al Machiavelli, invece, con le parole: Spectabilis Vir.
(202) Lettera del 5 settembre.
(203) Lettera del 24 agosto da Blois.
(204) Lettera del 10 settembre.
(205) Ebbe lo stipendio di lire 10 il giorno, computato in esse il salario di cancelliere, "che cos fu dato altra volta fu mandato in detto luogo." Corrispondevano a lire 12 di piccioli, in cui venivan comprese lire 2, soldi 4, denari 11 piccioli, pel salario ordinario, che riceveva a Firenze. Il 12 novembre, fatti i conti, risult che gli spettavano in tutto lire 1416 di piccioli. Aveva gi avuto in acconto lire 700; il suo salario ordinario gli dava, per quei giorni, lire 264, soldi 17, denari 2 piccioli; restavano quindi lire 451, 2, 10 che gli furon pagate. Vedi gli Stanziamenti pubblicati dal PASSERINI, Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXVI.
(206) Carte del Machiavelli, cass. V, n. 23. Ivi sono anche alcune lettere di Roberto Acciaiuoli al Machiavelli, gi tornato in Firenze, le quali accennano alla vita allegra che allora facevano, ai poco leciti amori, ed anche alle insistenze dei Francesi della Corte, per fare aumentare i donativi in danaro (Busta V, 65). Vedi in Appendice, doc. XI, la citata lettera del Buonaccorsi. Non sappiamo se di quella malattia morisse poi la moglie.
(207) GIOV. CAMBI, Istorie, vol. II, pag. 253 e seg. (Nelle Delizie degli Eruditi Toscani del padre ILDEFONSO, vol. XXI).
(208) Tutto ci  mirabilmente esaminato e descritto dal GUICCIARDINI nella sua Storia fiorentina, cap. XXXII, ed anche nella sua Storia d'Italia, volume V, lib. X, cap. I, pag. 27. Lo stesso dicono gli altri storici e cronisti del tempo.
(209) V. la sentenza in Appendice, doc. XII.
(210) CAMBI, loc. cit., pag. 242-3.
(211) CAMBI, Istorie, loc. cit., pag. 243 e seg. L'AMMIRATO segue fedelmente il Cambi. Il GUICCIARDINI nella Storia d'Italia, in fine del cap. III, lib. IX, vol. VI, pag. 202, accenna alla congiura, dicendo che ebbe "qualche infamia la persona del Pontefice, come se fosse stato conscio e fautore che, per mezzo del cardinale dei Medici, si trattasse con Marcantonio Colonna ed alcuni giovani fiorentini, che fosse ammazzato in Firenze Piero Soderini gonfaloniere, ecc."
(212) CAMBI, Istorie, vol. II, pag. 249. L'AMMIRATO parla di questa legge, seguendo il Cambi, e ripetendone le inesattezze, fra le altre quella che con essa fosse stato allora abolito il Parlamento, che era stato invece abolito assai prima, al tempo cio del Savonarola. La provvisione che  del 20 gennaio 1510/11, trovasi nell'Archivio fiorentino, Consigli Maggiori, Provvisioni, reg. 201, a c. 41-43. Dal suo preambolo, che qui sotto riportiamo, si vede chiaro com' nato l'errore della pretesa abolizione del Parlamento in quest'anno: "Desiderando i mag.ci et ex.si Signori stabilire et totalmente fermare il presente pacifico stato populare, vivere et libert, et provedere che per alchuno bench grave accidente non s'abbi a maculare n risolvere; et pensando che quando, per alchuno accidente ordinario o extraordinario, manchassi in tutto el numero d'alchuno de' tre maggiori ufici e magistrati della nostra Citt, o si diminuisse in modo che non vi restassi el numero sufficiente, cio i dua terzi, o le borse di quelli da chi volesse malignare fussino state maculate, tolte, arse o ocultate, in modo che non si potessi ritrarre gli schambi, verrebbono a manchare et cessare tucte le actioni del detto presente stato et libert; et come questo sarebbe causa che, non si potendo altrimenti riordinarle, s'avessi a venire a uno Parlamento, el quale, avendosi a fare co l'arme, si farebbe a proposito di chi fussi pi potente, non di chi desiderassi bene e pacificamente vivere; pertanto.... provviddono et ordinarono, etc." - Gli articoli della provvisione poi dispongono circa il modo di provvedere all'elezione dei magistrati, ed anche alla reintegrazione delle borse, mediante convocazione straordinaria del Consiglio Maggiore.
(213) In questa citt era stato anche inviato, come architetto militare, Giuliano da S. Gallo.
(214) Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXVII-IX. In queste gite gli erano pagate solo le spese di viaggio.
(215) Archivio di Siena, Deliberazioni della Bala, vol. LII, 2 dicembre 1510: "Venne messer Niccol Machiavelli mandatario fiorentino, e presentato le lettere di credenza, disdisse la tregua in nome de' Fiorentini, della quale apparisce nel libro de' capitoli tra Fiorentini e Senesi." V. Appendice, doc. XIII.
(216) GUICCIARDINI, Storia d'Italia, vol. V, lib. X, cap. I, pag. 8.
(217) BUONACCORSI, Diario, pag. 162, copiato dal NARDI, vol. I, pag. 448; SISMONDI, vol. VII, pag. 353; AMMIRATO, ad annum; GASPARE AMICO, Vita di N. Machiavelli, pag. 348-50.
(218) I Fiorentini volevano dapprima fare addirittura col principe di Monaco un trattato per dieci anni (V. Opere, vol. VII, pag. 391); ma poi, considerando che esso esercitava col una specie di pirateria, credettero che l'accordo fosse "dishonorevole et anche pericoloso," e mutarono avviso. V. G. ROSSI, Il diritto di porto della Citt di Monaco e N. Machiavelli, nell'Arch. Stor. It., S. V, vol. IV, pagina 190 e seg. V. anche Opere (P. M.), vol. I, pagina LXXIX e GASPAR AMICO, Vita di N. Machiavelli, pag. 352, nota 3 e pag. 353, nota 1.
(219) Fin dall'aprile 1510 i Veneziani avevano invano avvertito il Papa, che il Cardinale era amico dei Francesi. Vedi Brosch, Papst Julius II, pag. 224. I sospetti che correvano allora intorno alle relazioni del Papa col Cardinale, dimostrano la corruzione dei tempi e la pessima opinione che s'aveva dei costumi di Giulio II. Certo la sua vita giovanile dava ragione a molte accuse; ma i fatti particolari, cui ora si alludeva, erano tutt'altro che provati. E di ci conviene lo stesso Brosch, il quale, sebbene abbia scritto il suo libro con animo ostile a Giulio II, pi di una volta, dopo essersi lungamente fermato ad esporre ed esaminare le oscene accuse, deve anch'egli finir col dire, che non sono in nessun modo provate: "Die emprenden Beschuldigungen, welche deshalb auf Julius' Namen gehuft wurden, fallen zurck auf die Lsterer jener Zeit, und sind unzweifelhaft ein Nachklang ihrer Reden, whrend es hchst fraglich ist, ob der Papst solche wirklich verdient habe," pagina 224.
(220) SISMONDI, vol. VII, cap. IX; GREGOROVIUS, vol. VIII, cap. I, pag. 65-7. Di questi fatti parlano ancora tutti gli storici veneti, come il Bembo, il Priuli, Marin Sanuto, ecc. Ne parla anche Paride de' Grassi, il quale pi di ogni altro si mostra avverso al cardinale Alidosi, "qui pastor servare Bononiam debuit et potuit, prodidit et perdidit, die iovis XX Maii, hora circiter XX." Secondo lui il Cardinale era d'accordo coi nemici, ma ci non  affermato dagli altri storici. PARIDIS GRASSI, Diarium Pontificatus Julii II, vol. II, a c. 146t (Biblioteca Nazionale di Firenze, Ms. Magliab. ii, II, 145). Ed a carte 147, egli aggiunge che i cittadini pi fedeli al Papa volevano difendere le porte di Bologna, e si rivolsero a lui; "sed is qui ad malum natus est, et qui populum et civitatem ac Pontificis honorem barbaris vendere statuit, blande respondit: non timendum esse, quoniam optime rebus omnibus et saluti omnium consuluisset. Itaque, cum alii ad eum confugerent hoc idem annuntiantes, ipse Iudas proditor, simulato habitu, cum suis satellitibus, fere centum, aufugit ex palatio."
(221) "Si in manus meas veniet dux nepos meus, quadripartitum eum faciam ex merito suo." Invece quando gli fu detto della perdita della citt e della colpa del legato, annunzi il fatto ai cardinali con poche parole: "Uno verbo captam esse Bononiam ab hostibus indicat, non tamen legatum dixit in hoc peccasse." Diarium cit., a c. 14t.
(222) "Bone Deus, quam iusta sunt iudicia tua, unde tibi omnes gratias agimus, quod de proditore perfido dignas prodictionis suae poenas sumpsisti; et licet homo hoc fecerit supplicium, tamen a te sine quo nec folia in arbore movetur, commissum aut saltem permissum credimus, ideoque gratias rursus tibi agimus." Diarium cit., a carte 148t. Vedi anche REUMONT, Geschichte der Stadt Rom. vol. III, parte II, pag. 40 e seg.; BROSCH, Papst Julius II, pag. 222 e seg.
(223) Vedi a questo proposito il documento pubblicato dal TOMMASINI (I, pag. 702-3), nel quale si discorre di radunare il Concilio a Firenze.
(224) FILIPPO DE' NERLI, Commentarii dei fatti civili occorsi dentro la citt di Firenze. Augusta, 1728, lib. V, pag. 102-3; GUICCIARDINI, Storia d'Italia, lib. IX, cap. 4.
(225) GREGOROVIUS, Geschichte, etc.; P. LEHMANN, Das Pisaner Concil von 1511, Inaugural Dissertation: Breslau, Jungfer, 1874.
(226) L'AMICO, Vita di N. Machiavelli, a pag. 356 e 357, in nota, pubblica, ma con alcuni errori, due lettere, una in data del 7 settembre 1511, scritta dal Papa contro il Concilio, l'altra del 27, scritta dall'Imperatore a favore di esso. Le diamo in Appendice, doc. XIV, dopo averle collazionate cogli originali, che sono nell'Archivio fiorentino.
(227) GUICCIARDINI, Storia d'Italia, vol. V, pag. 29.
(228) LEHMANN, Das Pisaner Concil von 1511; BROSCH, Papst Julius II, pag. 234 e seg.
(229) BUONACCORSI, Diario, pag. 163.
(230) Opere, vol. VII, pag. 394. L'originale trovasi nelle Carte del Machiavelli, cass. V, n. 155.
(231) DESJARDINS, op. cit., vol. II, pag. 528-32. A Gastone di Foix davano il titolo di Luogotenente o anche di Vicer.
(232) Opere, vol. VII, pag. 407. Di questa lettera sono nell'Archivio fiorentino (classe X, dist. 4, n. 109, ora Dieci di Bala, Carteggio, Responsive, n. 105) due copie, una di mano del Machiavelli a carte 99-100; l'altra di mano diversa, con un allegato (carte 94-97) che contiene il deciferato. In ambedue la firma  della stessa mano che ha scritto il deciferato. Nella medesima filza sono altre dieci lettere dell'Acciaiuoli, che vanno dal 2 al 30 ottobre, ed altre ancora ve ne sono nella filza successiva: nessuna di queste  per scritta di mano del Machiavelli.
(233) La gita dur 54 giorni, essendo egli partito da Firenze il 10 settembre. Ebbe le solite 12 lire di piccioli il giorno, computato in esse il suo salario ordinario, e 60 fiorini d'oro per le spese di viaggio. Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXX-I.
(234) CAMBI, Istorie, vol. II (XXI delle Delizie, ecc.), pag. 268 e seg.; GUICCIARDINI, Storia d'Italia, vol. V, lib. X, cap. II, pagine 34-41.
(235) Ed infatti, quando pi tardi i Fiorentini si trovarono vicini ad essere assaliti dagli Spagnuoli, gli ricordarono, sebbene lo facessero invano, le promesse giurate. Vedi nell'Archivio di Siena (Lettere alla Bala), la lettera 24 agosto 1512.
(236) GUICCIARDINI, ibid., pag. 41-2.
(237) Lettera del Pandolfini da Brescia, 13-14 ottobre 1511, in DESJARDINS, op. cit., vol. II, pag. 533-37.
(238) Lettera dello stesso, 15-17 ottobre, in DESJARDINS, op. cit., vol. II, pag. 537-40.
(239) GUICCIARDINI, Storia d'Italia, vol. V, lib. X, cap. II, pag. 45-6; BUONACCORSI, Diario, pag. 164; NARDI, vol. I, pag. 452.
(240) GUICCIARDINI, loc. cit.
(241) Lettera del Machiavelli scritta da Pisa il 6 novembre, nelle Opere, vol. VII, pag. 414 e seg. Ivi (in nota, pag. 415 e seg.) sono anche le Relazioni sulle adunanze del Concilio, alle quali il Machiavelli era presente. Nella lettera che le accompagna, i compilatori di esse dicono: "Circa la solempne messa.... se ne manda un breve sumpto ad VV. SS. di quanto s' potuto ritenere, rapportandoci in quello mancassimo alla prudentia di Niccol Machiavelli el quale etiam fu presente, et a queste cose  pi pratico di noi." Gli originali delle Relazioni e della lettera si trovano nell'Archivio fiorentino, classe X, dist. 4, n. 110, ora Dieci di Bala, responsive, n. 106, a c. 54-55, 102 e 148.
(242) Opere, ibidem.
(243) Lettera del Pandolfini in data di Milano 1-7 dicembre, nel DESJARDINS, op. cit., vol. II, pag. 543-5.
(244) Storia d'Italia, vol. V, lib. X, cap. II, pag. 46.
(245) Lettera di Bernardo da Bibbiena al cardinal de' Medici, legato in Romagna, 19 ottobre 1511, in DESJARDINS, op. cit., vol. II, pag. 542-3.
(246) Altra lettera dello stesso al cardinal de' Medici, 18 dicembre 1511.
(247) GUICCIARDINI, Storia d'Italia, vol. V, pag. 64.
(248) Storia d'Italia, vol. V, pag. 74-5.  il numero di quelli entrati in pi tempi nella citt. Il Buonaccorsi, infatti, che qui  di continuo copiato dal Guicciardini, dice che, prima di entrare in Bologna. Gastone aveva 800 lance e 10,000 uomini. (Diario, pag. 166). Cos con quelli che gi erano dentro, s'arriva presso a poco al totale che  dato dal Guicciardini.
(249) Il Buonaccorsi dice: 250 lance e 2000 fanti.
(250) Queste sono le cifre date da Francesco Pandolfini oratore fiorentino presso Gastone de Foix (Desjardins, op. cit., vol. II, pagina 581 e seg.). Quelle date dal Buonaccorsi e dal Guicciardini, nella sua Storia d'Italia, differiscono alquanto da queste, e non vanno neppure d'accordo fra loro, come sono diverse ancora quelle che Iacopo Guicciardini mandava, in una sua lettera da Firenze, al fratello Francesco, allora nella Spagna. Vedi Guicciardini, Opere inedite, vol. VI, pag. 36 e seg.
(251) GUICCIARDINI, Storia d'Italia, vol. V, pag. 98.
(252) Lettera di Iacopo Guicciardini al fratello. GUICCIARDINI, Opere inedite, vol. VI, pag. 41; Relazione dell'Ambasciatore Francesco Pandolfini sulla battaglia di Ravenna, in DESJARDINS, op. cit., vol. II, pag. 584.
(253) GUICCIARDINI, Storia d'Italia, vol. V, pag. 93-113, lib. X, capitolo IV. Questo autore dice che i morti nella battaglia di Ravenna furono 10 mila (pag. 110). Il BUONACCORSI invece (Diario, pag. 174) dice 4 mila Francesi e 12 mila confederati. Piero Guicciardini, scrivendo al figlio nella Spagna, il 30 aprile 1512, scriveva che in tutto morirono 16 mila uomini, un terzo dei quali Francesi (GUICCIARDINI, Opere inedite, vol. VI, pag. 47). Iacopo invece scriveva al fratello (ibidem, pag. 36 e seg.) che, secondo alcuni, i morti erano stati 12 mila, un terzo dei quali Francesi; secondo altri, 20 mila. Francesco Pandolfini, ambasciatore fiorentino presso Gastone di Foix, dice nella sua relazione, come il Buonaccorsi, che erano cio morti 4 mila Francesi e 12 mila Spagnuoli (DESJARDINS, op. cit., vol. II, pag. 581). Il Buonaccorsi assai probabilmente prese le sue cifre dal Pandolfini.
(254) FRANCESCO VETTORI, Sommario della Storia d'Italia dal 1511 al 1527, pag. 287 (in Arch. Stor. It., Appendice, vol. VI, p. 287). V. anche GUICCIARDINI, Storia d'Italia, vol. V, pag. 143 e seg.
(255) Le lettere di G. V. Soderini scritte nel luglio ed agosto 1512 e le Consulte e Pratiche tenute negli stessi mesi possono leggersi nel TOMMASINI, vol. I, Appendice, doc. XIV e XV.
(256) Il testamento  del 16 maggio 1512, e fu dato in luce da D. S. RAZZI, nella sua Vita di Piero Soderini, Padova, 1737.
(257) VETTORI, Sommario, pag. 289-90.
(258) Trovasi nelle Opere, vol. I, pag. CXXXIII.
(259) Questo Consulto, che  a stampa senza data (Opere, vol. IV, pag. 455), parla solo del signor Iacopo, senz'altro. Gli editori delle Opere (P. M.) credettero che fosse Paolo Corso (vol. IV, pag. 358), e cos credette anche G. LIVI (La Corsica e Cosimo I de' Medici, pagine 18-19), il quale lo dice poi eletto capitano delle fanterie nel 1514, per consiglio del Machiavelli, che invece era stato gi destituito nel 1512. Nell'edizione delle Opere minori del MACHIAVELLI (Firenze, Le Monnier, 1852), una nota, ripetuta anche nell'edizione fiorentina di tutte le Opere, fatta nel 1857, suppone che si parli invece di Iacopo Savelli. E cos deve essere certamente, perch nel Codice Ricci il Consulto ha, nel titolo, la data del 6 maggio 1511, ed il nome di Iacopo Savelli. Vedi anche il Codice 47, LVIII, pag. 152 della Barberiniana di Roma.
(260) Opere, vol. VII, pag. 420-1.
(261) Scritti inediti pubblicati dal CANESTRINI, pag. 368 e seg.
(262) Vedi la Provvisione nelle Opere, vol. IV, pag. 447. Il Codice Ricci contiene alcune bozze delle Provvisioni sull'Ordinanza, e qualche frammento, assai monco, di lettere o discorsi sulla stessa. Il TOMMASINI, fra molti estratti del Codice, pubblica anche questi. Noi diamo qui solo un brano che ci pare notevole, e sul quale avremo forse occasione di tornare. Parlando delle obbiezioni che si facevano al modo di formare l'Ordinanza a cavallo da coloro i quali dicevano di temere che i capi di essa potessero farsi tiranni, il Machiavelli osserva: "Chi pensa ad ogni inconveniente che pu nascere, non comincia mai cosa alcuna, perch questa  una massima, che non si cancella mai uno inconveniente, che non se ne scoprisse uno altro, e sempre si pigliano le cose manco ree per buone. E veramente, quando pure il tiranno venisse, egli  manco male stare a discrezione de' suoi che delli esterni, come stanno le citt prive dell'armi che sieno loro, come  la vostra. E cos fosse questa cosa, o simile, intesa come ella  necessaria a non volere stare con il pi tristo facchino che vesta armi in Italia." Bibl. Naz. di Firenze, Cod. Palat. E. B. 15, 10 a c. 68.
(263) Scritti inediti, pag. 382-4.
(264) Opere, vol. VII, pag. 420-26; Scritti inediti, pag. 378-80.
(265) Opere, vol. II, pag. 428.
(266) Scritti inediti, pag. 385-94.
(267) Opere, vol. VII, pag. 431-8. Le lettere del Carducci furono pubblicate da G. GUASTI fra i documenti sul Sacco di Prato, nelle Dispense CLXXVII-VIII delle Curiosit letterarie. Bologna, Romagnoli, 1880.
(268) Queste due lettere furono pubblicate dal TOMMASINI nell'Appendice al suo I vol., pag. 738 e segg.
(269) Storia d'Italia, vol. V, pag. 152.
(270) Il discorso del Soderini trovasi riferito nella Storia d'Italia del GUICCIARDINI, vol. V, pag. 157. FILIPPO DE' NERLI, ne' suoi Commentar, lib. V, pag. 108, dice che egli lo sent, e che fu "bellissimo e molto a proposito." Venne anche, egli aggiunge, "molto elegantemente scritto da messer Francesco Guicciardini nella sua Storia." Iacopo Guicciardini, scrivendo al fratello Francesco (GUICCIARDINI, Opere inedite, vol. VI, pag. 95), conferma che in Consiglio furono tutti unanimi pel Gonfaloniere, "perch l'universale era per lui, e solo gli uomini da bene (intende i pi ricchi ed autorevoli) erano scontenti, perch egli voleva far sempre a suo modo."
(271) Queste cifre sono date da Iacopo Guicciardini, nella lettera al fratello pi sopra citata. Opere inedite, vol. VI, pag. 95.
(272) Il GUICCIARDINI, Storia d'Italia, vol. VI, pag. 158, dice 2000 fanti e 100 uomini d'arme; il BUONACCORSI dice 4000 fanti e 40 uomini d'arme (Diario, pag. 182); Iacopo Guicciardini, nella citata lettera, dice anch'egli 4000 fanti e 100 uomini d'armi; il cardinal dei Medici, nella lettera citata pi basso, dice 3000; una lettera scritta dal Machiavelli, e pubblicata dal Guasti nei documenti gi citati (II, pag. 77 e 78), ordina che restino col solo 3000 fanti: gli altri si mandino a Firenze.
(273) PITTI, Storia fiorentina, nell'Arch. Stor. It., vol. I, pag. 101. Nello stesso volume sono tre narrazioni del sacco di Prato, la pi autorevole delle quali scritta dal Modesti. Vedi anche BUONACCORSI, Diario, in fine; NARDI, Istorie, ecc., vol. I, pag. 487-90.
(274) Narrazione del sacco di Prato, di ser SIMONE DI GORO BRAMI. Arch. Stor. It., vol. I, pag. 254.
(275) BUONACCORSI, Diario, pag. 181-2; GUICCIARDINI, Storia d'Italia, vol. V, pag. 158 e seg.; NARDI, Storia, vol. I, pag. 487-90.
(276) Il BUONACCORSI, Diario, pag. 182, dice: "30 agosto ad ore 17;" il MODESTI (Arch. Stor. It., vol. I, pag. 238) dice: "il 29 agosto a ore 18," e Iacopo Guicciardini, nella lettera al fratello, ripete anch'egli che entrarono il 29; il VETTORI, nel Sommario, pag. 291, dice: "il 24 agosto;" ma  certo un errore. Infatti il cardinal de' Medici, in una lettera, scritta dal campo al Papa, in data 29 agosto 1512, della quale troviamo nel Sanuto un sommario, dice: "Hoggi.... intrarno drento circha ad sedici hore; hanno messo la terra ad sacco, non senza qualche crudelit de occisione, de la quale non si  possuto far meno. Vi erano drento tre milia battaglioni, de li quali sono campati pochi.  stato preso Luca Savelli et el figliolo. La presa di Prato cos subita e cruda, quantunque io ne abbia preso dispiacere, har portato questo bene, che sar esempio e terrore alli altri."
(277) Arch. Stor. Ital., vol. I, pag. 243.
(278) Ibidem, pag. 266.
(279) NARDI, Storia, vol. II, pag. 18.
(280) NARDI, Storia, vol. I, pag. 493-4.
(281) NARDI, Storia, vol. I, pag. 495.
(282) Lettera di Iacopo Guicciardini pi sopra citata.
(283) NARDI, Storia, vol. II, pag. 13, e quasi tutti gli storici contemporanei.
(284) Questo incidente  raccontato dallo stesso VETTORI nel suo Sommario, pag. 292, e confermato anche da altri.
(285) NARDI, Storie, vol. I, pag. 498. L'ultimo di agosto il Cardinale e Giuliano de' Medici scrivevano da Prato a Pietro da Bibbiena in Venezia, che erano a loro venuti ambasciatori Iacopo Salviati e Paolo Vettori, e che lo stesso giorno, a ore 16, il Soderini era stato deposto dalla Signoria e dal Consiglio Grande. Vedi Appendice, doc. XV.
(286) Sommario, pag. 289.
(287) Filippo de' Nerli, Commentar, ecc., pag. 110.
(288) Discorsi, lib. III, cap. III, nelle Opere, vol. III, pag. 310.
(289) Vedi la lettera gi citata di Iacopo Guicciardini.
(290) Ibidem.
(291) NARDI, Storia, vol. II, pag. 4.
(292) NARDI, Storia, vol. II, pag. 17; GUICCIARDINI, Storia d'Italia, vol. V, pag. 152 e seg.
(293) Lettera di Bernardo da Bibbiena a suo fratello Piero in Venezia, scritta da Roma il 6 settembre 1512. Trovasi nei Diar di MARIN SANUTO, e la diamo in Appendice, documento XVI, perch non solo descrive lo stato della Citt in quei giorni, ma parla delle trattative di matrimonio fin d'allora cominciate dai Medici, per dare in moglie a Giuliano una nipote del gonfaloniere Soderini. Gli eventi poi precipitarono, e le trattative andarono in fumo; ma furono, come vedremo, riprese in altro modo pi tardi.
(294) PITTI, Storia, nell'Arch. Stor., vol. I, pag. 103.
(295) NARDI, BUONACCORSI, GUICCIARDINI.
(296) NARDI, Storia, vol. II, pag. 4.
(297) PITTI, Storia, nell'Arch. Stor. Ital., vol. I, pag. 103 e seg.
(298) Questa lettera  del 16 settembre, e trovasi anch'essa nei Diari del SANUTO, vol. XV, carte 54t. Vedi Appendice, documento XVII.
(299) Storia d'Italia, vol. V, pag. 167. A questo punto finisce il Diario del BUONACCORSI, ed il NARDI finalmente dice, la prima ed unica volta, di aver copiato da lui: "dalli cui fedelissimi scritti abbiamo avuto una gran parte di queste memorie." Storie, vol. II, pag. 10.
(300) Sommario, pag. 293.
(301) Lettera di Pandolfo Conti a Francesco Guicciardini, pubblicata nelle Opere inedite del GUICCIARDINI, vol. VI, pag. 145.
(302) Lettera gi citata di Pandolfo Conti.
(303) Cio: grosso ramo.
(304) NARDI, Storie, vol. II, pag. 21; VASARI, Vite, ediz. Le Monnier, vol. XI, Vita del Pontormo, pag. 31 e seg.
(305) Alcuni supposero anche Caterina Sforza, la quale allora era gi morta. Giuliano de' Ricci, che copi la lettera nel suo Codice, la dice indirizzata forse all'Alfonsina Orsini; ma non si capisce facilmente come mai appunto allora la vedova di Piero de' Medici volesse che il Machiavelli le raccontasse i fatti compiuti in quei giorni dagli amici e parenti di lei: ed anche alcune altre espressioni della lettera confermano questo dubbio.
(306) Opere, vol. VIII, pag. 23 e seg.
(307) L'autografo di questo brano trovasi nell'Archivio fiorentino, e fu pubblicato dal Passerini in un giornale di Firenze; poi venne riprodotto nell'edizione delle Opere del MACHIAVELLI: Firenze, Usigli, 1857, pag. 1146.
(308) Cio: muovergli contro l'universalit dei cittadini.
(309) Questo scritto venne per la prima volta pubblicato, in occasione delle nozze Bongi-Ranalli, dal signor CESARE GUASTI col titolo: Ricordo di Niccol Machiavelli ai Palleschi del 1512. Prato, tipografia Guasti, 1868. L'autografo, che non  per sottoscritto dal Machiavelli, trovasi nell'Archivio fiorentino, ed incomincia cos: Notate bene questo scripto.
(310) Storie fiorentine, lib. 29, in principio, vol. VI, pag. 8. Firenze, Batelli, 1849; PAOLI, Priorista (pag. CLXXVI-VII) in appendice ai Ricordi storici di FILIPPO RINUCCINI, pubblicati dall'Aiazzi. Firenze, 1840.
(311) Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXXIII.
(312) Archivio fiorentino, Deliberazioni dei Signori e Collegi, 1511-12, n. 104 (cl. II, dist. 6, n. 176), a carte 116t e 117.
(313) Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXXIII-V.
(314) Piero Guicciardini scriveva il 20 novembre a suo figlio Francesco nella Spagna: "La Signoria cass Machiavello e Biagio, e in luogo del Machiavello hanno messo ser Niccol Michelozzi, per conto delle lettere, che di battaglioni per ora non si parla, e furono cassi tutti i Connestabili loro. Messer Marcello resta nel luogo suo." GUICCIARDINI, Opere inedite, vol. VI, pag. 155.
(315) NERLI, Commentar, pag. 124-5. Le stesse notizie si trovano in altri scrittori contemporanei.
(316) GUICCIARDINI, Storia d'Italia, vol. V, pag. 196-8.
(317) NARDI, Storia, vol. II, pag. 31.
(318) Ibidem, pag. 25 e seg.
(319) Recitazione del caso di Pietro Paolo Boscoli e di Agostino Capponi, scritta da LUCA DELLA ROBBIA l'anno 1513. Arch. Stor. Italiano, vol. I, pag. 283-309.
(320) Questa lettera trovasi nei Diar di MARIN SANUTO. Vedi Appendice, doc. XVIII.
(321) Queste notizie si cavano da una lettera scritta il 13 febbraio da Firenze, la quale si trova anch'essa nei Diar di MARIN SANUTO.
(322) Cio garanzia in danaro. Vedi in Appendice, doc. XIX, questa seconda lettera di Giuliano, che al pari delle altre due, trovasi nel SANUTO.
(323) Trovasi nell'Archivio fiorentino, in un libro di Partiti e Deliberazioni e Condanne degli Otto di Guardia e Bala pei mesi di gennaio, febbraio, marzo e aprile 1513, segnato col n. 155, a c. 35. Ci fu comunicato dall'amico A. Gherardi dall'Archivio stesso, e qui gliene rendiamo grazie. Vedi Appendice, doc. XX.
(324) Il Priorista del RICCI (Quartiere Santo Spirito, a c. 270) dice che furono quattro tratti di corda; altrove si parla, come vedremo di sei.
(325) Il 26 giugno 1513 il Machiavelli scriveva al suo parente Giovanni Vernaccia in Pera, dicendogli che non si maravigliasse se non aveva avuto sue lettere: "anzi  piuttosto miracolo che io sia vivo, perch mi  suto tolto l'uffizio, e sono stato per perder la vita, la quale Iddio e l'innocenza mia mi ha salvata." Opere, vol. VIII, pag. 59. In tutte le edizioni questa lettera manca degli ultimi quattro periodi, nei quali il Machiavelli d notizie private di non molta importanza. Il MS. originale trovasi nella Biblioteca Nazionale di Parigi. (MSS. italiani, n. 1555, folio 21). Fu pubblicato dal Sig. L. Auvray (Note sur une lettre de Machiavel) negli Annales de la Facult des lettres de Bordeaux et des Universits du Midi, IV Srie. Bulletin Italien, Tome III, n. 1, Janvier-Mars, 1903.
(326) AMMIRATO, Istorie fiorentine, vol. VI, lib. XXIX, pag. 313; Archivio fiorentino, cl. II, dist. 4, n. 19, a c. 101.
(327) Lettera 13 marzo 1512/3. Opere, vol. VIII, pag. 29.
(328) Il Ricci, come abbiam visto, parla di soli quattro tratti di corda, il Machiavelli, invece, qui scrive che furono sei. Non dovrebbe quindi esservi dubbio, sebbene, come si vedr, questi sonetti non siano documenti storici.
(329) "Parl in questo epitaffio il Machiavelli come poeta, perch quando trattava da vero e non da gioco o per burla, e lo lodava e lo hebbe sempre in gran concepto." Priorista del RICCI, Quartiere Santo Spirito, a c. 27.
(330) G. ROSINI, Luisa Strozzi. Firenze, Le Monnier 1858, pag. 217 e 218; ARTAUD, Machiavel, son gnie et ses erreurs. Paris, 1833, volumi due. Vol. I, pag. 225 e 226. Il Rosini dice in una prima nota (pag. 217): "Gli autografi di questi sonetti furono rinvenuti a caso dal signor Giuseppe Aiazzi fiorentino, che me ne ha favorito la copia. Essi passarono poscia in Inghilterra." E nella nota seguente: "Pare che sieno l'uno e l'altro indirizzati a Giuliano de' Medici, fratello di Leone X." L'Artaud dice, nella nota a pag. 227 del vol. I, che il signor Aiazzi, il quale anche a lui comunic i due sonetti, "les a trouvs, crits de la propre main de Machiavel, sur deux feuilles places dans un volume anciennement imprim, comme pour indiquer un passage remarquable. Le propritaire du livre, aprs en avoir tir copie, a vendu les originaux dix louis  un seigneur anglais, qui doit aujourd'hui les possder  Londres." Non se ne  per saputo altro.
(331) In un fascicolo, che trovasi in fondo della cassetta VI, c' un foglio, su cui sono scritti i due sonetti, con la dichiarazione del Gelli, che li dice copiati dall'autografo venduto a un Mr. Clanton o Clarton (non si legge chiaro), per 34 piastre.
(332) Di questa opinione fu anche il professore G. Carducci che noi interrogammo.
(333) Oltre a ci che abbiamo gi osservato sul numero dei tratti di corda avuti dal Machiavelli, i sonetti descrivono con esagerazione l'orrore, il puzzo del carcere e lo strepito delle catene: parrebbe anzi da essi che il Machiavelli stesso fosse incatenato, di che non  cenno alcuno nelle lettere che egli scrisse al Vettori. Certo  per che i prigionieri venivano allora incatenati, ed  possibilissimo che il Ricci non sapesse il numero preciso dei tratti di corda.
(334) Il Tommasini (II, 69, nota 2) dice: -  singolare che al Villari sia parso prima di poter dubitare dell'autenticit dei sonetti, portandone poi un giudizio morale alquanto artificioso, deplorando che il Machiavelli sia sceso tanto basso da deridere i compagni che subirono l'estremo supplizio. Questa derisione non si trova in alcuno dei due sonetti. Il Machiavelli non aveva compagni; ma cagioni della sua sventura. - Come il lettore pu facilmente vedere, io ho detto invece che, secondo me, i sonetti sono del Machiavelli, sebbene qualche cosa potrebbe far nascere dei dubbi; ho aggiunto che suoi sono lo stile e la lingua, che vere prove intrinseche per dubitare dell'autenticit non esistono, come aveva giudicato anche il Carducci. Ho concluso poi che li ritengo uno scherzo satirico, perch troppo cinico e basso sarebbe stato il dire sul serio a Giuliano: purch tu mi salvi, vadano in malora i miei compagni. E neppur questo il Tommasini pu accettare, dicendo che non erano compagni. Non  per possibile negare, che erano compagni di carcere, accusati delle stesse opinioni politiche.
(335) TRUCCHI, Poesie inedite di dugento autori, volumi quattro: Prato, Guasti, 1846 e 1847. Vol. III, pag. 175. Il Sonetto, dice il Trucchi, " tratto da un codice lucchese, scritto di mano del dottissimo "canonico Biscioni, che lo trov nel codice del Redi." Ibidem, pag. 172.
(336) NERLI, Commentar. pag. 124-5.
(337) NARDI, Storia, vol. II. pag. 33.
(338) NERLI, Commentar, pag. 120 e seg.: Creighton, vol. IV, pag. 194, e e seg.
(339) Instructione al Magnifico Lorenzo, pubblicata da TOMMASO GAR nell'Arch. Stor. It., Appendice, vol. I (pag. 299-306), fra i Documenti risguardanti Giuliano dei Medici e il pontefice Leone X.
(340) VETTORI, Sommario, pag. 300.
(341) Opere (P. M.), vol. II, pag. LVIII-IX.
(342)  in data del 28 ottobre 1513, e trovasi (segnata col n. 212 fra le carte dell'Archivio Ricci-Poniatowski, acquistate recentemente dall'Archivio fiorentino. La quietanza  fatta da Pier Francesco del fu Antonio da Rabatta, come procuratore di Leonardo di Piero Pitti a Niccol di Bernardo Machiavelli ed a suo fratello Totto, per mille fiorini d'oro, pagati in pi rate, in virt di una convenzione stipulata nel 1510.
(343) Priorista, Quartiere Santo Spirito, a c. 160t.
(344) Vedi Die Briefe des florentinischen Kanzlers und Geschichtschreibers N. Machiavelli. Aus dem Italienischen bersetzt von D. HEINRICH LEO. Berlin, Ferdinand Dmmler 1826. A noi riesce difficile capire come un uomo dell'ingegno e della dottrina del Leo possa, nella prefazione a questa sua traduzione, affermare che il Vettori era un pedante senza ingegno (pag. XXIV-V). Basterebbe il suo Sommario della Storia d'Italia, per provare che egli era uomo di molto ingegno. I non pochi uffici che tenne sempre con grande reputazione, fanno fede ancora del suo politico valore.
(345) Priorista RICCI, Quartiere Santo Spirito, famiglia Vettori a carte 87t.
(346) Opere, vol. VIII; lettera IX, del 13 marzo 1512/3.
(347) Ibidem, lettera XI, del 18 marzo 1512/3.
(348) Opere, vol. VIII; lettera XII, del 9 aprile 1513.
(349) Ibidem, lettera XIII, del 9 aprile 1513.
(350) Ibidem, lettera XIV, del 16 aprile 1513.
(351) Priorista RICCI, Quartiere Santo Spirito, a carte 284.
(352) Priorista RICCI, loc. cit., e varie lettere del Vettori e del Machiavelli parlano di questo affare.
(353) Il magistrato degli Otto di Pratica, in sostituzione dei Dieci di Bala, entr in ufficio solo il 10 giugno 1514. Archivio fiorentino, Lettere degli Otto, anni 1514-16, Cl. X, dist. 5, n. 49-50.
(354) Lettera del Vettori, in data 23 novombre 1513; Carte del Machiavelli,
cassetta V, il. 26. Vedi Appendice, doc. XXI.
(355) Lettera del Vettori, in data del 24 dicembre 1513 e 13 gennaio 1513/4: Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 27 e 28. Vedi Appendice, doc. XXI.
(356) Opere, vol. VIII; lettera XXIX, del 4 febbraio 1513/4.
(357) Lettera del Vettori, in data 9 febbraio 1513/4; Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 29. Vedi Appendice, docum. XXI. Opere, volume VIII; lettera XXX del Machiavelli in data del 25 febbraio 1513/4.
(358) L'Arbitrio e la Decima erano imposte diverse.
(359) Opere, vol. VIII; lettera XXXI, del 16 aprile 1514.
(360) Fu pubblicata prima dal PASSERINI nel giornale fiorentino lo Statuto, poi nelle Opere: Firenze, Usigli, 1857, pag. 1146, in nota.
(361) Opere, vol. VIII; lettera XXXIII, del 10 giugno 1514.
(362) Ibidem, lettere XXXIV e XL, del 3 agosto 1514 e 31 gennaio 1514/5.
(363) VETTORI, Sommario, pag. 300-3.
(364) VETTORI, Sommario, pag. 304; CREIGHTON, History of the Papacy, vol. IV, lib. V, cap. XVIII; NITTI, Leone X e la sua politica, secondo documenti e carteggi inediti. Firenze, Barbra, 1892. Il Nitti riconosce pienamente il carattere doppio di Leone X, ma con nuove indagini e con molto acume cerca dimostrare, che la politica di questo Papa fu assai male giudicata da coloro che la credettero mossa soprattutto dal desiderio di far principi di nuovi Stati Giuliano e Lorenzo, di rendere in ogni modo potente la propria famiglia. La sua politica fu invece, secondo il Nitti, guidata principalmente dal desiderio di assicurare lo Stato della Chiesa. Ammettendo che si sia da alcuni esagerato a danno del Papa,  pur certo che il rendere potente in Italia la propria famiglia, fu, secondo tutti i contemporanei, desiderio ardentissimo di Leone X, il che non esclude punto che suo principale desiderio fosse anche quello di assicurare lo Stato della Chiesa. L'una cosa anzi poteva spesso aiutar l'altra. Ma che in alcuni casi l'interesse pubblico venisse a soffrirne, e restasse di necessit sacrificato a quello della famiglia, ci par difficile negarlo addirittura.
(365) Opere, vol. VIII; lettera XIII, del 9 aprile 1513.
(366) Opere, vol. VIII; lettera XVI, del 21 aprile 1513.
(367) In altra lettera del 16 maggio 1514 esprime, a proposito dei principi, una simile opinione: "Compare mio, io so che questi re e questi principi sono uomini come voi ed io, e so che noi facciamo di molte cose a caso, e di quelle che c'importano bene assai, e cos  da pensare che facciano loro." Opere, vol. VIII; lettera XXXII, pag. 118.
(368) Opere, vol. VIII; lettera XVII, pag. 46-55. Nelle edizioni mancano alcuni versi in fine, e quindi anche la data e la firma. Tutto ci si ritrova nel Codice Ashburnham 639 (Biblioteca Laurenziana), e fu pubblicato dal Tommasini (II, 86, nota 1). La lettera ha la data: Florentia, die 29 aprilis 1513, ed  firmata: V compare N. Mac. Nel Cod. Ash. manca invece il principio, che si trova nelle stampe.
(369) Ibidem, lettera XVIII, del 20 giugno 1513.
(370) Opere, vol. VIII; lettera XX (del Vettori), in data 27 giugno 1513.
(371) Ibidem, lettera XXI, pag. 66. Quello che qui dice il Vettori, si connette anche con lo strano disegno attribuito all'Imperatore di volersi far Papa.
(372) Ibidem, lettera XXI (del Vettori), in data 12 luglio 1513.
(373) Opere, vol. VIII; lettera XVIII, del 20 giugno 1513.
(374) Federigo d'Aragona morto in Francia nel 1504.
(375) Opere, vol. VIII; lettera XXII (del Vettori), in data 5 agosto 1513.
(376) Opere, vol. VIII; lettera XXIII, del 10 agosto 1513.
(377) Opere, vol. VIII; lettera XXIV (del Vettori), 20 agosto 1513.
(378) Opere, vol. VIII; lettera XXV, del 26 agosto 1513.
(379) Opere, vol. VIII; lettera XXXV (del Vettori), 3 dicembre 1514.
(380) Ibidem, lettera XXXVII. Di questa lettera si trovava a Siena un'antica copia manoscritta, in casa del sacerdote Toti (ora vescovo a Pienza), con la data: 20 dicembre 1514, more florentino. Il manoscritto sembr del secolo XVI al prof. Carlo Falletti, cui ne dobbiamo la notizia. La stessa data trovasi ripetuta anche nel noto codice (LVII, 47, a pag. 117) della biblioteca Barberini di Roma. Deve per essere errata, invece del 10 dicembre, perch il Vettori scriveva il 15 d'aver ricevuto la lettera il 14. Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 31.
(381) Ibidem, lettera XXXVIII, del 20 dicembre 1514.
(382) Opere, vol. VIII; lettera XXXIX, anch'essa del 20 dicembre.
(383) Lettere del Vettori in data del 15 e 30 dicembre 1514; Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 31 e 32. Vedi Appendice, doc. XXI.
(384)  ben noto che il trattato con questo titolo, attribuito a San Tommaso, solo in parte  suo. Vedi fra gli altri molti, FRANCK, Rformateurs et publicistes, Paris, M. Lvy, 1864, pag. 39 e segg.
(385) Egidio Colonna compose anch'egli un'opera intitolata De Regimine principum, che fu scritta a richiesta del principe ereditario di Francia, il quale fu poi Filippo il Bello. In essa per l'autore non si occup n dell'Impero, n della Chiesa, ma della Monarchia ossia del Regno, e sostiene il potere assoluto del principe sui suoi sudditi.
(386) Vedi il bel libro di JAMES BRYCE, The holy Roman Empire. London, Macmillan, 1866. Ivi, a pag. 291, l'autore osserva: "With Henry the Seventh ends the history of the Empire in Italy, and Dante's book is an epithaph, instead of a prophecy." - Vedi anche, nei miei Scritti var (Bologna, Zanichelli, 1912) Il De Monarchia di Dante Alighieri.
(387)  singolare che GIUSEPPE FERRARI, nel suo Corso sugli scrittori politici italiani (Milano, Manini, 1862), pur cercando d'esaltare anche esageratamente tutti coloro che difesero le idee ghibelline, non parli affatto di Marsilio da Padova, che ne fu il principale sostenitore.
(388) Il NEANDER, discorrendo dell'opera di Marsilio, dice: "Dieses in der That epochemachende Werk." Allgemeine Geschichte der christhlichen Religion und Kirche, vol. XI, pag. 32. Giudizio non molto diverso esprimono altri scrittori tedeschi.
(389) Di ci parlano il BEZOLD ed il RIEZLER nelle opere che si troveranno citate pi avanti.
(390) Fra quelli che hanno ragionato con maggiore autorit ed esattezza degli scrittori qui sopra menzionati, e delle questioni che hanno attinenza colle loro principali opere, sono da consultare i seguenti: A. FRANCK, Rformateurs et publicistes de l'Europe. Paris, 1864. SIGMUND RIEZLER, Die literarischen Widersacher der Ppste zur Zeit Ludwig des Baiers. Leipzig, 1874. F. VON BEZOLD, Die Lehre von der Volkssouverinitt, whrend des Mittelalters, nell'Historische Zeitschrift di H. VON SYBEL, anno VIII, fasc. IV. Mnchen, 1876. Vedi anche il primo volume dell'opera di ROBERTO MOHL, Die Geschichte und Literatur der Staatwissenschaften, in tre volumi. Erlangen, 1853-58. Il GREGOROVIUS, nella sua Storia di Roma, ha pure importanti osservazioni e notizie. Citiamo finalmente una tesi di laurea presentata da PAOLO E. MEYER alla Facolt di teologia protestante di Strasburgo, il 25 maggio 1870: tude sur Marsile de Padoue. Strasbourg, Silbermann, 1870. Questa tesi contiene una esatta esposizione degli scritti di Marsilio, dei quali il Meyer non par grande ammiratore. Egli pone sopra tutto in evidenza come Marsilio, nel sottomettere la Chiesa allo Stato, non distingua le loro diverse attribuzioni n il loro scopo. - Vedi anche SCADUTO, Stato e Chiesa negli Scritti politici dalla fine delle lotte per le investiture fino alla morte di Lodovico il Bavaro (1022-1447). Firenze, Successori Le Monnier, 1882. B. LABANCA, Marsilio da Padova. Padova, 1882.
(391) La Legazione di Spagna (1512-13), nelle Opere inedite di F. GUICCIARDINI, vol. VI.
(392) Non molto diversa risposta ricevette il De Amicis (come racconta nel suo libro sulla Spagna) da uno Spagnuolo che fu da lui interrogato: La nazione  bella, gli rispose, ma non sa governarsi.
(393) Relazione di Spagna, nelle Opere inedite, vol. VI, pag. 271-297.
(394) Opere inedite, vol. I. Ricordi LXXVII e CCLXXIII.
(395) Ibidem, Ricordo CXLII.
(396) Opere inedite, vol. X, pag. 89. Queste parole furono scritte, come ivi  notato: In Spagna l'anno 1513.
(397) Opere inedite, vol. II, pag. 262 e seg.
(398) Ibidem, pag. 263.
(399) Ibidem, pag. 267
(400) Opere inedite, vol. II, pag. 270 e 271.
(401) Ibidem. pag. 272.
(402) Opere inedite, vol. II, pag. 303-4.
(403) GIANNOTTI, Opere, volumi due: Firenze, Le Monnier, 1850.
(404) Opere inedite, vol. II, pag. 311-312.
(405) Ibidem, Discorso IV, pag. 316-24.
(406) Opere inedite, vol. II. pag. 1-223.
(407) Ricordi di Gino di Neri Capponi in Rerum Italicarum Scriptores, vol. XVIII: Mediolani, 1731, col. 1149: "Fate de' Dieci della Bala uomini pratichi, e che amino il Comune pi che il loro proprio bene e che l'anima." Il buon Muratori trova che queste parole impietatem sapiunt, e per vorrebbe credere che anima qui stia "ad significandam aut, more Hebraeorum, vitam, aut intensiorem et delicatiorem illam animae curam." Praef. col. 1101. Ma le stesse parole, nel loro vero e chiaro significato, secondo cui le intende il Guicciardini, si trovano ripetute anche nelle Storie del MACHIAVELLI.
(408) Opere inedite, vol. II, pag. 210-12.
(409) Opere inedite. vol. I. Ricordi VI, CCLVII e CCCXLIII.
(410) Ibidem, Ricordo XXXV.
(411) Opere inedite, vol. I. Ricordo CXVII.
(412) Ibidem, Ricordo CX.
(413) Ibidem, Ricordo CCCXXXVI.
(414) Ibidem, Ricordi XXX e XXXI.
(415) Opere inedite, vol. I. Ricordo XLVIII. Tutto il ricordo  ripetuto nel trattato Del Reggimento di Firenze, a pag. 211.
(416) Ibidem, Ricordo CVII. Anche il Vettori, dopo aver detto che il governo dei Medici era tirannico, aggiunge che "a parlare libero, tutti i governi sono tirannici." Al quale proposito  notevole ci che scrive di quello di Francia (allora assai lodato da molti), perch sembra anticipare le osservazioni dei migliori storici moderni sulle origini della Rivoluzione francese. "Non resta per che sia una grande tirannide che li gentiluomini abbino l'arme, e li altri no; non paghino gravezza alcuna, e sopra li poveri villani si posino tutte le spese; che vi siano parlamenti nelli quali le liti durino tanto che li poveri non possino trovare ragione; che vi sia in molte citt canonicati ricchissimi, de' quali quelli che non sono gentiluomini, sono esclusi." (Sommario, pag. 294).
(417) Ibidem, Ricordo CCCXLVI.
(418) Opere inedite, Ricordo CCXLII.
(419) Ibidem, Ricordi CIV e CCLXVII.
(420) Ibidem, Ricordi CXVIII e CCCXXVII.
(421) Ibidem, Ricordo XXXIV.
(422) Opere inedite, Ricordo XXXVII.
(423) Ibidem, Ricordo XXVIII.
(424) Ibidem. Ricordi CCXXXVI, CCCLVI.
(425) Nuovi saggi critici di FRANCESCO DE SANCTIS: Napoli, Morano, 1872, pag. 203-228. Vedi anche Une autobiographie de Guichardin d'aprs ses [oe]uvres indites, lavoro pubblicato dal prof. A. GEFFROY nella Revue des Deux Mondes, 1 fvrier 1874. Il libro del signor E. BENOIST, Guichardin historien et homme d'tat italien au XVIe sicle (Paris. 1862), fu pubblicato prima che fossero stampate la pi parte delle Opere inedite, e non poteva perci avere gran valore. Recentemente il signor CARLO GIODA ha pubblicato un grosso volume: Guicciardini e le sue opere inedite: Bologna, Zanichelli, 1880. L'autore d in esso un sunto ed una esposizione assai minuta delle Opere inedite.
(426) Vedi la lettera XXVI nelle Opere, vol. VIII, pag. 93 e segg. In essa il Machiavelli, dopo aver detto all'amico Vettori come aveva composto il suo lavoro, aggiunge: "Filippo Casavecchia l'ha visto; vi potr ragguagliare della cosa in s, e de' ragionamenti ho avuti seco, ancorch tutta volta io lo ingrasso e ripulisco." Questa celebre lettera fu trovata nel codice LVIII, 47 della biblioteca Barberini di Roma, dove ha la data del 10 ottobre 1513, come nella prefazione (a pag. XXXVII) notarono gli editori delle Opere, che primi la pubblicarono, e come abbiamo noi stessi riscontrato. Ma essi poi, senza dirne il perch, la stamparono invece con la data del 10 dicembre, e noi crediamo che abbiano avuto ragione. Francesco Vettori, nella sua del 24 dicembre, dice, la prima volta, d'averla ricevuta, e in una del 23 novembre, dice che l'ultima lettera del Machiavelli da lui ricevuta  quella del 26 agosto, nella quale si narra la favola del leone e della volpe. Vedi Appendice, doc. XXI.
(427) L'opera non ha una vera e propria conclusione. Il Giunta, nella edizione del 1543, dice che il Machiavelli andava tuttavia correggendo il suo lavoro, e voleva portarvi nuove modificazioni.
(428) Il secondo capitolo del Principe incomincia: "Io lascer indietro il ragionare delle repubbliche, perch altra volta ne ragionai a lungo. Volterommi solo al principato, ecc." Opere, vol. IV. pag. 2. E anche i Discorsi citano pi volte il Principe. Nel capitolo I del libro II troviamo: "Sarebbesi da mostrare a questo proposito il modo tenuto dal popolo romano nello entrare nelle provincie d'altrui, se nel nostro trattato dei principati non ne avessimo parlato a lungo, perch in quello questa materia  diffusamente disputata." Opere, vol. III, pag. 183. Nel cap. XIX del libro III, dopo aver detto che il principe deve guardarsi pi dalla rapina della roba altrui che dal sangue, il Machiavelli aggiunge: "Come in altro trattato sopra questa materia s' largamente discorso." Ibidem, pag. 377. Nel capitolo XLII del libro III, dopo aver detto che i principi non osservano le promesse, quando mancano le cagioni che fanno promettere, continua: "Il che se  cosa laudabile o no, o se da un principe si debbono osservare simili modi o no, largamente  dimostrato da noi nel nostro trattato del Principe; per al presente lo taceremo," pag. 437.
Il signor CARLO GIODA (Machiavelli e le sue opere, Firenze, Barbra, 1874), a pag. 292, parlando della citazione che nel Principe si fa dei Discorsi, dice: "Questo periodo  stato, secondo l'Artaud, alterato, allorch i Medici concessero che il libro venisse stampato; eppure non si trova nella copia del 1513, nel qual anno non aveva composto i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio; e dee averlo aggiunto parecchi anni dopo, cio dopo averlo ingrassato e ripulito." Ma io non so dove sia questa copia del 1513, in cui manca il periodo. Non lo dicono l'Artaud, n il Gioda, n altri. (Vedi ARTAUD, Machiavelli, son gnie, etc., vol. I, pag. 285, nota 1). Del resto l'Artaud, cui si riferisce il Gioda, non ha n molta autorit, n molta esattezza. Le due pi antiche copie del Principe, che ad alcuni sembrarono di mano del Buonaccorsi, si trovano, una nella Laurenziana (Plut. XLIV, cod. 32), l'altra nella Riccardiana (cod. 2603), e contengono ambedue il periodo citato. La prima lo ha in questa forma: "Io lascer indrieto el ragionare delle repubbliche, perch altra volta ne ragionai ad lungo." La seconda dice: "Io lascer indreto el ragionare delle repubbliche, perch altra volta ne parlai a lungo." Un'altra copia assai antica, che si trova nella Barberiniana di Roma, cod. LVI, 7, contiene del pari lo stesso periodo.
(429) Nel cap. 23 del I libro (pag. 83) dei Discorsi, il Machiavelli cita un freschissimo esempio del 1515. Nel cap. 10 del II libro (pagina 213) parla della guerra tra i Fiorentini e il duca d'Urbino, seguta nel 1517, ed osserva: "pochi giorni sono il Papa e i Fiorentini insieme non avrebbono avuto difficolt in vincere Francesco Maria, nipote di papa Giulio II, nella guerra d'Urbino." Nel capitolo XXIV dello stesso libro (pag. 217), parla di Ottaviano Fregoso, che disfece la fortezza di Genova, e che, assalito poi dai nemici, li respinse, il che avvenne nel 1521. Nel cap. 27 del libro III (pag. 396), alludendo alle fazioni che lacerarono Pistoia nel 1501, ed ai provvedimenti allora presi dai Fiorentini, dice: quindici anni sono. Queste parole dovrebbero quindi essere state scritte nel 1516. Tutto ci prova che egli and per parecchi anni ricorreggendo il suo lavoro.
(430) Il signor KARL KNIES, nel suo scritto intitolato: Der Pratriotismus Machiavelli's (Preussische Jahrbcher, fascicolo del giugno 1871), dopo avere osservato, che se il Machiavelli pens male degli uomini, anche Martino Lutero e la Riforma cominciarono col non avere nessuna fede nella bont umana, conchiude anch'egli col dire che uno stesso concetto dell'uomo trovavasi allora nella nuova politica e nella religione riformata.
(431) Il Tommasini (II, 38-39) crede invece che il Machiavelli adoperi la parola virt nel senso in cui l'adoperavano Galeno e i medici quando accennavano alla virt del farmaco. Ed, insistendo sul paragone colla medicina, dice che chi questo non riconosce non pu comprendere il sistema filosofico del Machiavelli. In una nota poi (pag. 39 nota 1) aggiunge: - Il Villari riconosce che pel Machiavelli la parola virt significa sempre coraggio, energia cos nel bene come nel male, ma ha torto di credere che tale significazione abbia soltanto "per lui", che alla virt cristiana "d piuttosto il nome di bont." -  Non mi fermo qui sopra una questione sulla quale pi oltre discorro a lungo. Osservo solamente che il Machiavelli spesso deplor che la religione cristiana spingesse alla mansuetudine mentre quella dei Greci e dei Romani inculcava invece l'energia ed il patriottismo. Nel Principe (cap. VII) egli parla della ferocia e virt del Valentino. E io non so che altri molti facciano uso della stessa parola nello stesso significato.
(432) Nella lettera gi citata del Vettori, che non era poi un erudito, questi scriveva da Roma al Machiavelli, il 23 novembre 1513 (Vedi Appendice, documento XXI), che, per "passar tempo," aveva raccolto: "Livio con lo epitome di Lucio, Floro, Sallustio, Plutarco, Appiano Alessandrino, Tacito, Svetonio, Lampridio, Sparziano, Erodiano, Ammiano Marcellino e Procopio."
(433) Fra coloro che si sono recentemente occupati delle fonti antiche del Machiavelli, va citato GEORG ELLINGER, Die Antiken Quellen der Staatslehre Machiavelli's. Tbingen, H. Laupp, 1888. Questo autore ha senza dubbio fatto molte ricerche, ed  venuto ad alcuni utili resultati; ma esagerandone l'importanza, ha recato danno al suo lavoro. Spesso infatti sembra attribuire il medesimo valore alle imitazioni di parole o di frasi, ed a quelle di dottrine e di idee. Si aggiunge poi che si ferma a notare non solamente imitazioni che egli stesso crede solo possibili, ma anche espressioni che il Machiavelli pot avere imitate non da uno, ma da molti autori, come pot anche non averle imitate da nessuno, perch sono di quelle che era difficile allora non adoperare.
Il signor L. ARTHUR BURD, nella edizione da lui fatta del Principe, preceduta da una sua introduzione e da un'altra di Lord Acton, ha, in molte note e comenti, fatto anch'egli assai utili ricerche sulle antiche fonti del Machiavelli. Vedi Il Principe by Niccol Machiavelli, edited by L. ARTHUR BURD. Oxford, at the Clarendon Press, 1891.
(434) Infatti egli, che fu il primo a cercare nel Principe le imitazioni da Aristotele, dice: "Wenn die Wiederholungen aristotelischen Stze von grosser Merkwurdigkeit sind, so sind die Abweichungen beinahe noch von einer grsseren." Queste parole si leggono a pag. 169 della sua critica degli storici italiani del secolo XVI, messa in appendice all'opera: Geschichten der romanischen und germanischen Vlker, pubblicata prima nel 1824, poi nel 1874 a Berlino. Nella seconda edizione il Ranke riconosce, assai pi che nella prima, il valore affatto originale e indipendente del Principe.
Il BURD che pi di tutti ha ricercato nel Principe le imitazioni dagli antichi, conchiude riconoscendone tutta l'originalit: "In any case, the value of The Prince is quite unaffected by its superficial resemblance to ancient writings." Op. cit., pag. 173.
(435) Il primo a sostener questa opinione fu il Leo, nella prefazione (pagina XX) alla sua traduzione delle lettere del Machiavelli. A proposito degli Svizzeri, dei quali il Machiavelli era grande ammiratore, il Vettori, gli scriveva il 20 agosto 1513: "Se voi leggerete bene la Politica e le repubbliche che sono state, non troverete che una repubblica come quella, divulsa, possa fare progresso." Al che il Machiavelli rispondeva il 26 dello stesso mese: "N so quello si dica Aristotele delle repubbliche divulse; ma io penso bene quello che ragionevolmente potrebbe essere, quello che , e quello che  stato." Opere, vol. VIII. pag. 89 e 90. Il Leo da questa risposta deduce, che il Machiavelli non poteva allora aver letto la Politica di Aristotele, altrimenti avrebbe saputo che in essa non si parla, n poteva parlarsi delle repubbliche divulse, e conclude che il paragone tra Aristotele e Machiavelli (fatto due anni prima, cio dal Ranke nel 1824): "muss mit Bestimmtheit zurckegewiesen sein." Vedi, Die Briefe des florentinischen Kanzlers und Geschichtschreibers Niccol Machiavelli an seine Freunde aus dem Italienischen bersetzt von D.r H. LEO: Berlin, Dmmler, 1826. Ma in verit la conclusione che il Leo tira dalle premesse  arrischiata. Anche avendo letto la Politica, poteva il Machiavelli non ricordarsi bene se in essa parlava o no delle repubbliche divulse. Le due lettere provano per che l'opera di Aristotele era allora assai nota e diffusa.
Un altro scrittore pi recente, che si  pure occupato delle relazioni fra Aristotele e il Machiavelli, crede che questi abbia conosciuto la Politica solo di seconda mano, non sapendosi altrimenti spiegare come mai egli, che tanto amava citare esemp storici, "non si sia almeno una volta" valso di quelli assai notevoli e adatti che si trovano nella Politica. E ne conchiude che, non ostante la somiglianza, "drfen wir Rankes Behauptung, Aristoteles sei die Quelle fr Machiavelli gewesen, nicht fr bewiesen halten." W.LUTOSLAWSKI, Erhaltung und Untergang der Staatverfassungen nach Plato, Aristoteles und Machiavelli. Breslau, Koebner, 1888, pag. 132-3.
(436) Basta aprire la Politica di Aristotele per persuadersene. Vedi a questo proposito l'opera: Die Staatslehre des Aristoteles in historisch-politischen Umrissen von prof. WILHELM ONCKEN, zwei Hlfte: Leipzig, Engelmann, 1870 e 1875.  dello stesso autore un opuscolo intitolato: Aristoteles und seine Lehre vom Staat. Berlin, 1870.
(437) Queste idee che si posson dire elementari, si trovano nei trattati pi noti. Vedi: Thorie gnrale de l'tat par M. BLUNTSCHLI, trad. de M. A. de Riedmatten. Paris, Guillemain, 1877. Nel lib. I, cap. III, l'autore espone l'Histoire du dveloppement de l'ide de l'tat. E pi estesamente ancora ragiona delle differenze che passano fra lo Stato del Medio Evo e quello dei tempi moderni, in un suo discorso: Ueber den Unterschied der mittelalterlichen und der modernen Staatsidee. Ein wissenschaftlicher Vortrag gehalten zu Mnchen, am 5 februar 1855. Mnchen, 1855. Vedi anche: THEODORE D. WOOLSEY, Political Science or the State theoretically and practically considered. Part II, chap. I: Opinions on the Nature and Origin of the State: London, Sampson Low.
(438) ROBERTO VON MOHL, nel suo eccellente lavoro: Die Machiavelli-Literatur, che fa parte della sua grande opera: Die Geschichte und Literatur Staatswissenschaften (Erlangen, Enke, 1855-58, in tre volumi), dopo altre considerazioni sul Machiavelli, aggiunge: "Zweitens aber ist seine Methode eine treffliche. Seit Aristoteles war er wieder der erste, welcher die inneren allgemeinen Grnde der von der Geschichte erzhlten, oder von ihm selbst erlebten und beobachteten Thatsachen aufzusuchen sich bemhte, und aus den einzelnen Erscheinungen auf die Ursache schloss. Diess ist allerdings noch nicht vollendete und am wenigsten systematische Wissenschaft, allein es ist die einzig richtige Grundlage fr eine Erfahrungslehre, wie diess die Staatskunst ist oder wenigsten sein soll." Vol. III, pag. 539.
(439) Questo fu assai bene osservato dall'Oncken, che perci appunto avrebbe, secondo noi, dovuto riconoscere pi esplicitamente anche il cammino fatto dalla scienza politica nel Rinascimento.
(440) Il FABRICIUS (4a ediz.: Amburgo, 1793) cita (III, 309) una edizione s. l. et a. dell'Etica, della Politica e dell'Economia, tradotte dal Bruni, e dice: hanc editionem esse forte omnium primam, saltem ante annum 1477, a Io. Mentlim excusam. Altrove (III, 308) ricorda un'altra edizione: Aristotel. Politicorum, libri VIII, Leonardo Aretino interprete. Florentiae, 1478, in-fol. Dal 1480 al 90 molte nuove edizioni della Politica, tradotta dal Bruni e da altri, in diverse lingue, vennero alla luce in Italia e fuori.
(441) Opere, vol. III, pag. 1.
(442) Ibidem, vol. III, pag. 5.
(443) Opere, vol. III, pag. 6-7. L'ELLINGER, pag. 13, 14 e 15, crede che il concetto dell'importanza della storia il Machiavelli l'abbia trovato in Polibio, Dione Cassio, e Isocrate. Poteva aggiungere che si trova anche in Cicerone ed in altri. Ma qui si tratta di prendere, con nuovo metodo, la storia a base della scienza politica, ed  cosa, ci pare, assai diversa.
(444) Discorsi, lib. I, cap. II.
(445) La somiglianza che troviamo fra la successione dei governi quale  determinata nella Scienza Nuova e nei Discorsi, non deve meravigliarci, perch l'una e l'altra teoria  cavata dalla storia di Roma, e sono ambedue suggerite da antichi scrittori. La teoria, del resto,  in parte ammessa anche dai moderni. Sir HENRY MAINE, nella sua opera, Ancient Law (London, Murray, 1878; cap. I, pag. 10-11, dice: "The proposition that a historical era of aristocracies succeded a historical era of heroic kings, may be considered as true, if not of all mankind, at all events of all branches of the Indo-European family of nations." E poco prima aveva osservato, parlando degli ottimati, i quali successero ai re: "Unless they were prematurely overthrown by the popular party, they all ultimately approached very closely to what we should now understand by a political aristocracy."
(446) Vol. I, nota alla pag. 303 di quest'opera. Vedasi anche nell'Appendice a questo volume, il doc. XXII. Il professor TRIANTAFILLIS, nel suo scritto, Niccol Machiavelli e gli scrittori greci (Venezia, 1875, pag. 9 e seg.) riport il frammento originale di Polibio, la traduzione italiana del dott. J. Kohen, ed il brano del Machiavelli, per dimostrarne di nuovo la grande somiglianza coll'originale greco, gi notata dal Fabricius. Noi abbiamo pi sopra citato il Cod. laurenziano (40 del Plut. 89 inf.), che contiene la traduzione latina fatta dallo Zefi dei brani (fra cui quello appunto sui governi) del libro VI di Polibio. Questa parte del Codice (c. 30 a c. 47)  dei primi del secolo XVI, come crede anche il Bandini, il quale dice che lo Zefi mor nel 1442. La seconda parte, da c. 48 in poi, sembra del secolo XVI inoltrato.
Recentemente il Tommasini (II, 165 e seg., nota 1) ha con diligenza confrontato il testo di Polibio, la traduzione dello Zefi e la traduzione o imitazione del Machiavelli, dimostrando come questi s'allontanasse spesso dall'autore greco, pi fedelmente riprodotto dallo Zefi. Come abbiamo pi volte osservato, il Machiavelli, nel valersi continuamente degli antichi, li riassumeva, e spesso anche li modificava, per meglio valersene a sostegno delle proprie idee.
(447) Il prof. CRIVELLUCCI, nel suo breve scritto, Del Governo popolare in Firenze (1494-5), secondo il Guicciardini (Pisa, Nistri, 1877), a pag. 102 e seg., fa qualche giusta osservazione sul modo in cui allora si diffuse tra noi l'idea del governo misto.
(448) Discorsi, lib. I, cap. VI.
(449) Ibidem, cap. III.
(450) Discorsi, lib. I, cap. IX.
(451) Il prof. C. SCHIRREN, nel suo discorso inaugurale, Ueber Machiavelli, fatto da lui come Rettore della Universit di Kiel (1878), dice che la chiave del Principe si trova nel cap. 8 del libro I dei Discorsi: "Unter den vielen Schlsseln zum System des Principe ist indess der einfachste in achtzehnten Capitel des ersten Buches der Discorsi gegeben" (pag. 8). Altri scrittori dicono lo stesso di altri capitoli della stessa opera.
(452) Sebbene quello che diciamo qui sopra sia per s stesso evidente, pure vogliamo riferire le parole che, a questo proposito, scrive uno storico assai autorevole. Lo SCHWEGLER (Rmische Geschichte, vol. I, cap. II,  29) parlando dei Discorsi, osserva: "Die Schrift ist reich an den feinsten und treffendsten Wahrnehmungen im Gebiete der politischen Psychologie....; ber die allgemeinen psychologischen Gesetze des Staats- und Vlkerlebens werden darin hchst kluge und geistreiche Urtheile vorgetragen. Was dagegen dem Verfasser fehlt ist ein richtiger Begriff, eine objectivhistorische Anschauung des rmischen Alterthums.... Eine eindringende, selbstndige Kentniss des rmischen Alterthums besitzt er nichts, daher sind seine Urtheile, z. B. diejenigen ber Julius Caesar gar oft unhistorisch, und durch conventionelles Vorurtheil dictirt." Questo difetto diviene naturalmente maggiore l dove Tito Livio ci d solo tradizioni primitive. Quanto poi al giudizio dato su Cesare, poteva l'illustre tedesco, che tanto lo biasima, ricordarsi quello che di Cesare pensavano e dicevano quasi tutti fino al principio del secolo XIX.
(453) Discorsi, lib. I, cap. XI e XII.
(454) Discorsi, cap. XIV. Polibio, nel secondo frammento del libro VI, espone un concetto non molto diverso. Riferiamo le parole della gi ricordata traduzione dello Zefi, che forse il Machiavelli ebbe sott'occhio. (Laurenz. 40, Plut. LXXXIX inf., f. 43v. Cfr. POLYB., Hist. (ed. Didot), col. 371, LVI, n. 6 e segg.): "Verum longe ab aliis differunt Romani, meliusque sibi consulere uidentur in iis quae ad Deorum praeceptionem pertinent. Quod enim despicitur apud alios, id mihi uidetur Rem romanam constituere, superstitionem dico. Usque adeo haec illis formidolosa est, atque ita in re tam priuata quam pubblica admittitur, ut supra fidem uideatur. Sed quod multis mirabile fit, hoc ego multitudinis causa puto introductum. Si enim ciuitas ex sapientibus uiris universa cogi posset, non erant forte eiusmodi ceremoniae necessariae. Cum uero plebs ipsa uarium et mutabile sit, refercta emormibus (sic) appetitionibus, temeraria indignatione uiolentique ira, restat ut incerto metu et id genus territamentis contineatur. Quapropter non temere uidentur nostri maiores Deorum cognitionem et inferorum commenta ad multitudinem detulisse. Multo illi inconsideratius faciunt nostra tempestate, qui haec deturbare expungereque conantur."
(455) Discorsi, lib. I, cap. XII, pag. 54-56.
(456) Discorsi, lib. II, cap. II, pag. 188-9. Nell'opera di WILLIAM E. H. LECKY, History of European Morals (in due volumi: Londra, Longmans, 1869), si trovano alcune pagine che si direbbero copiate dal Machiavelli. Il concetto fondamentale che il Lecky pi volte espone a questo proposito,  certamente identico a quello dei Discorsi. "A candid examination will show that the Christian civilisations have been as inferior to the Pagan ones in civic and intellectual virtues, as they have been superior to them in the virtues of humanity and chastity. We have already seen that one remarkable feature of the intellectual movement that preceded Christianity, was the gradual decadence of patriotism, etc." Vol. II, pag. 148.
(457) Discorsi, lib. III, cap. XLI.
(458) Abbiamo gi detto che lo Schwegler biasima il Machiavelli per questo suo giudizio su Giulio Cesare; ed abbiamo aggiunto la nostra opinione in proposito.
(459) Discorsi, lib. I, cap. X, pag. 46-48.
(460) TUCIDIDE (Didot), I, 22 e III, 82; POLIBIO (Didot), VI, 4 e 9. Lo stesso concetto si ritrova nella Poetica di ARISTOTELE e nel De republica di CICERONE. E non senza ragione il BURD, pag. 208, dice a questo proposito: "Such ideas are indeed part of the classical prejudice of the Renaissance."
(461) Discorsi, lib. I, cap. XXXIX. Vedi anche libro III, cap. XLIII.
(462) Prologo della Clizia; Asino d'oro, cap. V.
(463) Questa, che pu parere un'idea assai singolare,  stata ai nostri giorni sostenuta ampiamente dal Buckle.
(464)  singolare che qui ricordi Roma e l'Impero d'Oriente, non la Grecia repubblicana, cui indirettamente accenna poco dopo. La vera, la grande antichit il Machiavelli la vedeva nella Repubblica e nell'Impero romano.
(465) Discorsi, Proemio al II libro.
(466) Discorsi, lib. III, cap. VIII.
(467) Ibidem, lib. III, cap. IX.
(468) Discorsi, lib. II, cap. 29, pag. 288. Grandissimo era il potere che, nelle cose umane, s'attribuiva allora alla fortuna. Qualche volta ho trovato pubblici documenti che incominciano: In nomine Domini; e dentro l'I maiuscolo  scritto: Fortuna in omni re dominatur.
(469) Ibidem, lib. I, cap. XVI, pag. 65.
(470) Ibidem, lib. I, cap. XVI, pag. 66.
(471) Ibidem, lib. III, cap. III.
(472) Discorsi, lib. I, cap. XVII.
(473) Discorsi, lib. I, cap. XVIII, pag. 74-5.
(474) Discorsi, lib. I, cap. LV.
(475) Discorsi, lib. I, cap. XXV.
(476) Ibidem, lib. I, cap. XXVI.
(477) Ibidem, lib. II, cap. XXIII.
(478) Discorsi, lib. III, cap. XXVII, pag. 397.
(479) Discorsi, lib. I, cap. XXVII.
(480) Ibidem, lib. II, cap. XIII.
(481) Discorsi, lib. III, cap. XL.
(482) Ibidem, lib. III, cap. VI.
(483) Ibidem, pag. 316.
(484) Discorsi, lib. III, cap. VI, pag. 331.
(485) Discorsi, lib. II, cap. II, pag. 191.
(486) Si vede che ora aveva mutato le sue idee intorno alle "repubbliche divulse," delle quali gli parlava il Vettori, e che era alquanto diminuita la sua fede esagerata nella futura potenza degli Svizzeri.
(487) Discorsi, lib. II, cap. IV.
(488) Discorsi, lib. II, cap. XXI, pag. 257.
(489) Invece di loro.  uno dei tanti idiotismi, che si trovano nel Machiavelli.
(490) Discorsi, lib. II, cap. XXI, pag. 258.
(491) Storia della Repubblica di Firenze, vol. II, lib. VI, cap. VII, pag. 366.
(492) Io credo che s'inganni l'Ellinger quando vuol vedere l'origine di questa teoria in Sallustio, Cat. II, l dove dice: "Nam imperium facile eis artibus retinetur, quibus initio partum est, verum ubi pro labore desidia, pro continentia et aequitate lubido atque superbia invasere, fortuna simul cum moribus immutatur. Itaque imperium semper ad optimum quemque a minus bono transfertur." Sallustio dice che gl'imperi colla virt si acquistano e si mantengono; il Machiavelli non parla qui solo di virt o di viz, n d'impero, ma d'istituzioni e dei principii che le informano. Quando esse decadono, il miglior modo di correggerle  il ricondurle ai loro principii.
(493) Discorsi, lib. III, cap. I.
(494) Discorsi, lib. I, cap. LVIII.
(495) Ibidem, lib. II, cap. II.
(496) Ibidem, lib. III, cap. XXV, pag. 392-94.
(497) Discorsi, lib. I, cap. XXXIV.
(498) Ibidem, lib. I, cap. XXXV.
(499) Ibidem, lib. I, cap. XL.
(500) Discorsi, lib. II, cap. XXIV.
(501) Discorsi, lib. I, cap. XXI, pag. 79, e lib. III, cap. XXXVIII, pagina 430.
(502) Ibidem, lib. III, cap. XXIX, intitolato: Che gli peccati dei popoli nascono dai principi.
(503) Non si pu negare per che pi di una volta egli osserva che dove c' grande uguaglianza e amore alla libert, ivi non  facile fondare un principato, come non si riesce a fondare una repubblica dove tali qualit fanno difetto. Occorrono allora mezzi violenti, e non sempre si ottiene l'intento.
(504) Il Macaulay, nel suo eloquente Saggio sul Machiavelli, osserva: "The whole man seems to be an enigma, a grotesque assemblage of incongruous qualities, selfishness and generosity, cruelty and benevolance, craft and simplicity, abject villany and romantic heroism.... An act of dexterous perfidy and an act of patriotic self-devotion call forth the same kind and the same degree of respectful admiration. The moral sensibility of the writer seems at once to be morbidly obtuse and morbidly acute. Two characters altogether dissimilar are united in him. They are not merely joined, but interwoven." MACAULAY'S Essay, Leipzig, 1850, vol. I, pag. 63. Dei meriti e difetti di questo lavoro parleremo altrove.
(505) Tutto ci fu con molta verit e dottrina esposto anche dal prof. ANDREA ZAMBELLI nelle sue belle considerazioni sul Principe, ripubblicate nel volume: Machiavelli, Il Principe, ecc. Firenze, Le Monnier, 1857. Ma l'autore, come vedremo, fu di quelli che spiegano tutto coi tempi. Egli sembra credere, che a giustificare il Machiavelli e l'Italia del Rinascimento, basti provare che il resto dell'Europa era corrotto del pari, e seguiva una politica non meno immorale.
(506) BRYCE, The Holy Roman Empire. London, Macmillan, 1866, cap. XV, pag. 287.
(507) Vedi Sir HENRY MAIN, Ancient Law, cap. III e IV. London, Murray, 1878, settima edizione.
(508) MACHIAVELLI, Storie, nelle Opere, vol. I, pag. 166.
(509) "He who begins to read the history of Middle Ages, is alternately amused and provoked by the seeming absurdities that meet him at every step. He finds writers proclaiming amidst universal assent magnificent theories, which no one attempts to carry out." La divergenza fra la teoria e la pratica  stata sempre grande, osserva lo stesso scrittore, ma nel Medio Evo "this perpetual opposition of theory and practice was peculiarly abrupt. Men's impulses were more violent and their conduct more reckless than is often witnessed in modern society, while the absence of a criticizing and measuring spirit made them surrender their minds more unreservedly than they would now do, to a complete and imposing theory." BRYCE, The Holy Roman Empire, pag. 145-46.
(510) "Le prince, quand une urgent circonstance, et quelque impetueux et inopin accident du besoing de son estat luy faiet gauchir sa parole et sa foy, ou aultrement le iecte hors de son debvoir ordinaire, doibt attribuer cette necessit  un coup de la verge divine: vice n'est ce pas, car il a quitt sa raison  une plus universelle et puissante raison; mais, certes, c'est malheur; de manire qu' quelqu'un qui me demandoit: - Quel remde? - Nul remde, feis ie, s'il feust vritablement gehenn (tourment) entre ces deux extrmes, sed videat ne quaeratur latebra periurio. Il le falloit faire; mais s'il le feit saus regret, s'il ne luy greva de le faire, c'est signe que sa conscience est en mauvais termes." - MONTAIGNE, Essais, vol. IV, lib. III, cap. I, pag. 351-2: Paris, Tardieu-Denesle, 1828.
(511) Chi vuol vedere quanto sia incerta ancora la scienza moderna su tal questione, pu leggere un trattato qualsiasi di politica. Citeremo quello del dottor HOLTZENDORFF (Die Principien der Politik. Berlin, 1869) e specialmente ci che si legge a pag. 151 e segg., nel capitolo intitolato: Das Verhltniss der Moral zur Politik. L'autore, al solito, combatte il machiavellismo come immorale; riconosce per che la morale politica  diversa dalla privata; insiste sulle loro relazioni, sui comuni principii, e combatte ogni immoralit in politica. Ma poi si presentano (a pag. 175) alcune Streitfragen, nelle quali ricomparisce l'opposizione, che egli non riesce a spiegare.
(512) Citiamo a questo proposito alcune brevi e chiare osservazioni del dottor BLUNTSCHLI, nel suo scritto intitolato: ber den Unterschied der mittelalterlicher und der modernen Staatsidee. Ein wissenschaftlicher Vortrag. "Indem das Mittelalter von Gott aus den Staat betrachtete, konfundirte es noch vielfache Politik und Religion, Staat und Kirche (pag. 10).... Die heutigen Streitigkeiten zwischen dem Staat und der Kirche sind daher unbedeutend im Vergleich mit denen des Mittelalters (pag. 15). Das Mittelalter vermengte ferner ffentliches und Privatrecht: wiederum eine natrliche Folge seines Gedankenganges.... Daher vermischten sich die beiderlei Rechte in der Vorstellungen und in den Institutionen. Daher nahm das Mittelalter keinen Anstoss daran, dass alle ffentlichen Aemter mit dem Grundbesitz verbunden wurden, und erblich von Vater auf Sohn berging wie diese" (pag. 16-17). Tutto questo  quello appunto che il Machiavelli mirava a distruggere, per arrivare ad un chiaro concetto dello Stato moderno.
(513) "The full grandeur of his indomitable will, his large and patient statemanship, the loftiness of aim which lifts him out of his age, had still to be disclosed. But there never was a moment from his boyhood when he was not among the greatest of men.... His vengeance had no touch of human pity. William tore out the eyes of the prisoners he had taken, cut off their hands and feet, and flung them into the town. At the close of his greatest victory he refused Harold's body a grave." J. R. GREEN, A short history of the English People. London, Macmillan, 1878, a pag. 71-72.
(514) "Machiavelli hat gesndigt, aber noch mehr ist gegen ihn gesndigt worden." MOHL, op. cit., pag. 541.
(515) GUICCIARDINI, Opere inedite, vol. I: Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sulla prima Deca di Tito Livio. Esse si riferiscono ai ventotto capitoli del primo libro dei Discorsi, al proemio ed ai sette capitoli del secondo libro, e finalmente ai tre capitoli del terzo libro. Vedi la Considerazione sul cap. I del lib. I dei Discorsi.
(516) Considerazione sul cap. IX del lib. I dei Discorsi.
(517) Considerazione sul cap. X del lib. I dei Discorsi.
(518) Considerazione sul cap III del lib. I dei Discorsi.
(519) Considerazione sul cap. XVI del lib. I dei Discorsi.
(520) Considerazione sul cap. XXVI del lib. I dei Discorsi.
(521) Considerazione sul cap. XIII del lib. II dei Discorsi. - A sempre meglio provare, che non pochi erano allora quelli che non osavano arrivare fino alle ultime conseguenze che il Machiavelli tirava dalle sue premesse, anzi spesso lo biasimavano, diamo in Appendice, documento XXIII, lo scritto di un fratello di Francesco Guicciardini. Esso ci  stato, durante la stampa, comunicato dall'amico A. Gherardi, cui ne rendiamo le dovute grazie; e conferma ancora, che il concetto del Principe trovavasi in germe nei Discorsi. Infatti l'autore, facendo la critica di un capitolo dei Discorsi (lib. I, cap. 25),  indotto a fare, nello stesso tempo, quella del Principe.
(522) Considerazione sul cap. IV del lib. I dei Discorsi.
(523) Considerazione sul cap. XL del lib. I dei Discorsi.
(524) Considerazione sul cap. V del lib. I dei Discorsi.
(525) Considerazione sul cap. LVIII del lib. I dei Discorsi.
(526) Considerazione sul cap. XLIX del lib. I dei Discorsi.
(527) Considerazione sul cap. XXIV del lib. II dei Discorsi.
(528) Considerazione sul cap. XXIV del lib. II dei Discorsi.
(529) Considerazione sul cap. XII del lib. I dei Discorsi.
(530) Quando furono pubblicate le Opere inedite del Guicciardini, il Cavour cominci subito a leggerle, e poi disse ad un amico: - "Questi era un uomo che conosceva veramente gli affari, e li conosceva assai meglio del Machiavelli." - Anche Gino Capponi soleva insistere, nei suoi familiari colloqui, come fa pure nella sua Storia, sulla superiorit pratica del Guicciardini, e sulla pi sicura conoscenza che questi aveva degli uomini. A lui sembrava che gli scritti del Machiavelli "non siano pratici abbastanza, come di chi avesse fatto le cose da s, le avesse fatte pi che guardate.... Parve a me sempre, che il Machiavelli conoscesse gli uomini meglio che l'uomo; gli conoscesse per quello che fanno in comune, e che importa alla vita pubblica; ma non gli guardasse e intendesse per quello che sono ciascuno in s stesso e in casa e in famiglia, le quali cose fanno ostacoli, ai quali non pensano gl'ingegni speculativi, ma bene gli sentono i veri pratici del governo." Storia della Repubblica di Firenze, vol. II, pag. 65. Bisogna per osservare, che il Machiavelli voleva studiare la vita politica e non la privata; i popoli, i governi e i principi, non l'individuo o la famiglia. Fu anzi il primo a distinguere chiaramente i due ordini di ricerche, il che era pur necessario allora.
(531) Questa villa si trova a poco meno di sette miglia toscane da Firenze, sulla strada Romana, circa tre miglia prima d'arrivare a San Casciano in val di Pesa, in un luogo chiamato Sant'Andrea in Percussina. Assai piccola e modesta, porta anche oggi il suo antico nome l'Albergaccio, ed  divenuta in gran parte abitazione d'un fattore. Pervenne alla famiglia Serristori insieme coi poderi annessi, i quali costituivano quasi tutto il paululo patrimonio del Machiavelli, e conservano anch'essi i loro antichi nomi. Ippolita Machiavelli (in cui s'estinse la famiglia di Niccol) figlia di Alessandro di Bernardo di Niccol, and in moglie (1610) a Pierfrancesco de' Ricci, e la loro figlia Cassandra spos (1639) in seconde nozze il senatore Antonio Serristori, matrimonio da cui nacque (1647) Luigi Serristori che cos eredit i beni del Machiavelli.
Nell'interno della villa si legge:

NICCOL MACHIAVELLI
ABIT QUESTA SUA VILLA NELL'ANNO 1513.

L'anno 1869 il Comune di San Casciano pose sul muro esterno
della villa quest'altra iscrizione dettata dal prof. Atto Vannucci:

A NICCOL MACHIAVELLI
CHE QUI MEDIT E PROPUGN LA LIBERAZIONE d'ITALIA
SCRIVENDO LE SUE OPERE IMMORTALI
SULL'ARTE DI REGGERE E DIFENDERE CON ARMI PROPRIE GLI STATI


IL COMUNE DI SAN CASCIANO
POSE QUESTA MEMORIA
NEL IV CENTENARIO DELLA NASCITA
DEL GRANDE STATISTA ITALIANO.

Anche il testamento del Machiavelli dice chiaro che la sua villa e i suoi poderi erano in Sant'Andrea in Percussina, e il documento in cui sono minutamente descritti i suoi beni, cio la Portata davanti agli ufficiali del Catasto, pubblicata nel primo volume delle Opere (P. M.), pag. LV, conferma che la villa modestissima dal Machiavelli abitata, era in Sant'Andrea in Percussina. A Sant'Angelo in Bibbione, dove possedeva un altro ramo della famiglia, trovasi un antico e grandioso castello, che certo non poteva essere la modestissima villa del Machiavelli, come vorrebbe far credere una tradizione ancora vivente col (Fanfulla della Domenica, 30 novembre, 1879). Vedi anche nel Dizionario geografico, fisico, storico del REPETTI, l'articolo Percussina (Sant'Andrea in).
(532) Il Principe, cap. XIII. Il Tommasini osserva che il Machiavelli qui non parla in genere, ma allude al caso speciale delle milizie ausiliari e mercenarie. Nel Principe, egli aggiunge, molti sono gli esempi tratti dalla storia antica. Ed  vero. Forse la mia espressione era in questo luogo troppo assoluta; l'ho perci attenuata, aggiungendo le parole qualche volta. Non  per men vero che, pur citando gli esempi antichi, che io stesso ho di continuo ricordati, il Principe  tutto animato dallo spirito del Rinascimento, e sostanzialmente ispirato da uomini vissuti, da fatti avvenuti in quel tempo. Una prova, fra le molte altre, se ne ha nelle frequenti allusioni al Valentino ed ai Borgia.
(533) Assai giustamente, a questo proposito, il RANKE osserva: "Alles aber hat erst dann wahrhaft Hand und Fuss, wenn er auf seine eigne Zeit zu reden kommt." Pag. 165.
(534) Ci apparisce chiarissimo anche dalle lettere che di l scrisse il Guicciardini nel 1516, quando and governatore dell'Emilia. Vedi la sua Legazione dell'Emilia nelle Opere inedite, vol. VII; e la monografia del signor GIOVANNI LIVI, Il Guicciardini e Domenico d'Amorotto (Nuova edizione: Bologna, Romagnoli, 1879). Merita qui di essere pure ricordato lo scritto di A. GEFFROY: Une Autobiographie de Guichardin d'aprs ses [oe]uvres indites. (Extrait de la Revue des Deux Mondes, 1er fvrier 1874).
(535) Qui le stampe dicono Monsignore..., e manca il nome.  certo per che il Machiavelli vuol parlare di messer Rimino o Ramiro d'Orco come lo chiamava, ma che si firmava Remigius de Lorqua.
(536) Lettera XL nelle Opere, vol. VIII.
(537) Il BAUMGARTEN, a pag. 525 della sua Geschichte Karls V, vol. I (Stuttgart, Cotta, 1885), non osservando che, anche nella prima edizione del mio libro (II, 364), io dicevo che di quel disegno parlavasi, nel gennaio del 1515, di nuovo e con maggiore insistenza, trova naturalmente assurdo che un fatto, il quale egli suppone la prima volta seguto nel 1515, potesse avere ispirato un libro che, come io stesso poco dopo dicevo, era stato gi scritto nel 1513. Ma l'errore  nato dal non essersi egli accorto che il fatto, o piuttosto discorso ripetuto nel 1515, era assai pi antico, come avevo notato anche a pag. 362. Nell'esame che far della critica del Baumgarten, risponder all'accusa, che egli muove a me ed al prof. Ranke, circa la impossibilit (secondo lui) che un libro, ispirato da un fatto particolare, con uno scopo pratico determinato, possa avere anche un carattere scientifico e generale.
(538) Questa lettera, citata nella STORIA DI CARLO V del Baumgarten (vol. I, pagina 526), trovasi in parte pubblicata nei Manoscritti Torrigiani, ecc., Arch. Stor. It., serie III, vol. XIX, pag. 231. - Il Tommasini (II, 105, nota 3) la pubblica intera nell'Appendice VIII. Mi era sfuggita nella prima edizione di quest'opera; la ricordai nella seconda.
(539) Cricca, giuoco di carte; tric trac, giuoco di dadi.
(540) che non fa scienza
Senza lo ritenere, avere inteso.

Paradiso, Canto V, 41-42.
(541) Anche queste parole han dato occasione a molte dispute sul vero titolo del libro.  assai probabile che, quando il Machiavelli scriveva la sua lettera, non avesse ancora fissato il titolo preciso che voleva dare al suo lavoro. Nei Discorsi lo chiam prima (lib. II, cap. I, pag. 183) il "nostro trattato dei Principati," e poi (lib. III, cap. XLII, pag. 437) il "nostro trattato del Principe," titolo che esso ebbe quando, dopo la morte dell'autore, fu nel 1532 la prima volta pubblicato. Si  anche fantasticato per indovinare da quale autore greco o romano il Machiavelli avesse preso, imitato questo titolo; quale ne fosse la fonte. Ma  un titolo che somiglia a quello di tanti altri libri scritti da S. Tommaso in poi sullo stesso soggetto (De Monarchia, De Regimine principum, De Principe, Institutio principis, etc.), che parmi inutile andarsi su di ci stillando il cervello. Io non credo neppure che i Discorsi d'Isocrate o il Ierone di Senofonte abbiano ispirato il Principe, come si  qualche volta supposto. Basta un paragone anche superficiale per convincersene. Il concetto fondamentale  sostanzialmente diverso.
(542) Il Casavecchia era stato gi commissario della Repubblica a Barga, Fivizzano ed altrove, donde aveva scritte pi lettere al Machiavelli, alcune delle quali abbiamo pubblicate nell'Appendice.
(543) Da quanto abbiam visto precedentemente, l'Ardinghelli, tenuto uomo molto intrigante, non doveva esser punto amico del Machiavelli.
(544) Opere, vol. VIII; lettera XXVI, del 10 dicembre 1513.
(545) Lettera del Vettori, in data 18 gennaio 1514. Vedi anche la lettera precedente dello stesso, in data 24 dicembre 1513. Le diamo ambedue in Appendice, documento XXI.
(546) Vedi in Appendice, doc. XXI, le lettere del Vettori pi volte citate.
(547) Vedi la lettera nelle Opere, in principio del vol. IV.
(548) Io non ho accettato, ho anzi combattuto la conclusione, cui volle venire il Triantafillis, che il Machiavelli conoscesse il greco (Vedi Appendice, documento XXII). Debbo perci tanto maggiormente riconoscere che, se prima il Cristio aveva notato le imitazioni da Polibio, ed il Ranke quelle da Aristotele, spetta a lui il merito di aver primo iniziato nuove ricerche per scoprire gli altri autori greci di cui il Machiavelli si valse. Dopo di lui l'Ellinger le estese, occupandosi anche delle imitazioni dai molti autori latini. Il Burd finalmente le continu con grandissima diligenza, tanto che pot darci (p. 172) un elenco di tutti gli autori greci e latini che il Machiavelli ricorda nelle sue opere, aggiungendovi ancora quelli di cui fece uso senza citarli. Fra questi sono principalissimi, come era gi noto, Polibio, del quale molto si valse nei Discorsi, e Vegezio, De re militari, che fu la principal fonte dell'Arte della Guerra.
Gli autori che cita sono: Livio, Tacito, Cicerone, Cesare, Sallustio, Quinto Curzio, Svetonio, Terenzio, Tibullo, Ovidio, Giovenale, Ausonio, Virgilio, Plutarco, Diodoro Siculo, Erodiano, Aristotele, Tucidide, Senofonte, Procopio, Giuseppe Flavio. Quelli di cui poco o punto ricorda il nome, ma dei quali si valse, sono, secondo il Burd: Polibio, Vegezio, Giustino, Seneca (De Clementia), Plauto, Orazio, Erodoto, Isocrate, Diogene Laerzio e forse Plinio (Panegyricus).
Ripetiamo per, come gi notammo altrove, che dopo tutte queste ricerche, il Burd conclude giustamente che il Principe (e lo stesso si pu dire dei Discorsi) is quite unaffected by its superficial resemblance to ancient writings: it still remains an original work.
(549) Questa ipotesi fu, tra gli altri, messa innanzi dal Triantafillis e dal Lutoslawski. Non  per in nessun modo accettabile l'idea che il Machiavelli conoscesse gli Excerpta del Porfirogenito (Vedi Appendice, doc. XXII).
(550) Il Principe, cap. II, pag. 2.
(551) Il Principe, cap. III.
(552) Il Principe, cap. V.
(553) Ibidem, cap. VI.
(554) Per questi particolari vedi anche i Discorsi, lib. III, cap. XXIX.
(555) Il Principe, cap. VII.
(556) E. ALVISI, Cesare Borgia, Duca di Romagna. Imola, Galeati, 1878.
(557) Il Principe, cap. VII.
(558) Il Triantafillis sostenne, che pel racconto di questi fatti il Machiavelli si valse di Diodoro Siculo e di Polibio, i quali avrebbe letti nell'originale greco; ma il Burd (p. 231-232) ha dimostrato invece, con opportuni confronti, che tutto  cavato dal libro XXII di Giustino.
(559) Il Principe, cap. VIII.
(560) Il Principe, cap. IX.
(561) Ibidem, cap. X.
(562) Ibidem, cap. XI.
(563) Il Principe, cap. XII.
(564) Il Principe, cap. XIII.
(565) Ibidem, cap. XIV.
(566) Il Principe, cap. XV.
(567) Il Principe, cap. XVI.
(568) Ibidem, cap. XVII.
(569) Mad. DE RMUSAT nelle sue Mmoires, parlando di Napoleone I, dice: "Toujours il se dfiait des apparences d'un bon sentiment; il ne faisait nul cas de la sincrit, et n'a pas craint de dire qu'il reconnaissait la supriorit d'un homme au plus ou moins d'habilit avec laquelle il savait manier le mensonge; et  cette occasion il se plaisait  rappeler, que l'un de ses oncles, ds son enfance, avait prdit qu'il gouvernerait le monde, parce qu'il avait coutume de toujours mentir. M. de Metternich, dissait-il encore, est tout prs d'tre un homme d'tat, il ment trs-bien." Mmoires (Paris, C. Lvy, 1880), vol. I, pag. 105. E altrove riferisce queste altre parole di Napoleone I: "Tenez, au fond, il n'y a rien de noble ni de bas dans ce monde; j'ai dans mon caractre tout ce qui peut contribuer  affermir le pouvoir, et  tromper ceux qui prtendent me connatre." Ibidem, vol. I, pag. 108.
(570) Questo  un modo di dire assai diffuso ed antico. I Francesi hanno il proverbio: "il faut coudre la peau du renard  celle du lion." Ma gi Plutarco, nella Vita di Lisandro faceva dire a questo, che dove non giunge la pelle del leone, si vuol cucire quella della volpe. E Pindaro, nella terza delle Odi Istmiche, aveva descritto chi lottava con la forza del leone e l'astuzia della volpe. Pi volte Cicerone fece lo stesso paragone, ma per venire a conclusioni ben diverse, anzi opposte a quelle del Machiavelli. Nel De Officiis (I, xiii,  41 dice che vi sono due modi di combattere, di fare ingiuria, "aut vi, aut fraude" e poi continua: "fraus quasi vulpeculae, vis leonis videtur; utrumque homine alienissimum, sed fraus odio digna maiore. Totius autem iniustitiae nulla capitalior est, quam eorum qui, quum maxime fallunt, id agunt ut viri boni videantur." V. il BURD nel suo comento al cap. XVIII del Principe.
(571) Il Principe, cap. XVIII. Qui l'autore sembra alludere a Ferdinando il Cattolico, tenuto in Italia e fuori grande maestro d'inganni.
(572) Politica (Didot), lib. V, cap. IX.
(573) Questo comento venne spesso stampato insieme con la Politica tradotta da Leonardo Bruni, traduzione che assai probabilmente fu, come suppone il Ranke, quella di cui si valse il Machiavelli. Citiamo l'ediz. colla data: Venetiis, apud Juntas, 1568.
(574) Comentando Aristotele, S. Tommaso dice: "expedit tyranno ad salvandum tyrannidem, quod non appareat subditis saevus, sive crudelis, et ratio huius est quia ex hoc quod apparet subditis saevus, reddit se odiosum eis...: reverentia enim debetur bono excellenti, et si non habeat illud bonum excellens, debet simulare se habere illud.... Et ideo tyrannus debet se reddere talem quod videatur subditis ipsos eccellere in aliquo bono excellenti."  ben chiaro che qui le parole debet, simulare, appareat, che si trovano cos spesso ripetute anche nel Principe, hanno significato diversissimo, se non vogliam dire opposto. Lo stesso pu dirsi delle parole di Aristotele, che paiono imitate dal Machiavelli. Il tiranno deve fare il contrario di ci che si  detto del re. "Contrariumque agendum est supradictorum fere omnium. Corroboranda enim et ornanda est civitas ab eo, tanquam a curatore, ac non tyranno. Videri enim oportet ipsum erga religionem Deorum affici vehementer, minus enim formidabunt populi ne quid contra iustitiam fiat, si religioni deditum illum existimabunt.... Hos autem honores ipsemet tribuere debet tyrannus. Poenas vero et animadversiones per alios infligere, per magistratus videlicet et iudicia.... Insuper ab omni contumelia abstinendum, praecipue tamen a duabus, ne in corpus flagris, neve in aetatem libidine insultet. Maximeque id cavendum in illis hominibus, qui honorem magnifaciunt. Nam in pecunias illatam iniuriam avari homines graviter ferunt, in honorem vero illatam, et qui boni sunt viri, et qui honorem magnifaciunt permoleste patiuntur." lib. V, Lectio 12, fol. 88. Tutte queste sentenze e molte altre ancora si possono, pi o meno, ritrovare nel Machiavelli, ma sempre con diverso significato. V. la Politica, ediz. Didot. lib. V, cap. 9, pag. 586-587.
(575) Erodiano, Tacito, Quinto Curzio, Livio, Giustino, Sallustio, Erodoto, Tucidide, Platone. Naturalmente agli esempi di congiure cavati dalla storia antica, il Machiavelli ne aggiunse moltissimi cavati dalla storia italiana. Vedi BURD nel comento al capitolo XIX del Principe.
(576) Anche qui si pu credere che vi sia imitazione da Aristotele, ma il concetto del Machiavelli  sempre assai diverso. Secondo la Politica il governo dei re si fonda sull'aristocrazia, la tirannide rampolla della moltitudine a danno dei potenti. La storia prova che quasi tutti i tiranni cominciarono col farla da demagoghi: "Tyrannis vero originem habet a populo ac multitudine contra nobilitatem, ut populus iniuriam ab illis non patiatur. Patet hoc ex ipsis his quae contingerunt. Fere enim tyranni ut plurimum facti sunt ex ducibus populorum." Lib. V, lectio 8, fol. 82. Ediz. Didot, lib. V, cap. 8, pag. 582.
(577) Il Principe, cap. XIX.
(578) Ibidem, cap. XXI.
(579) Il Principe, cap. XXI.
(580) Gli sforzi fatti a provare il contrario riuscirono sempre vani, poich troppo evidentemente in contradizione col fatto. Il signor KARL KNIES pubblic un diligente lavoro col titolo: Niccol Machiavelli als volkswirthschaftlicher Schriftsteller, nella Zeitschrift fr die gesammte Staatswissenschaft (Achter Jahrgang, zweites und drittes Heft). Tbingen, 1852. Egli vorrebbe provare che il Machiavelli aveva idee originali anche in economia politica; ma non riesce ad altro che a cavare dalle opere di lui una serie di frasi e di osservazioni, che risguardano pi o meno direttamente fenomeni economici, e che sarebbe difficile non trovare del pari in molti altri storici o politici del tempo. Nei cronisti del Trecento, come per esempio il Villani, si trovano in assai maggior numero registrati fatti ed osservazioni, che hanno valore economico e finanziario. Pur lodando questo scritto, il Mohl assai giustamente osserv, che esso dimostra pi l'acume e la diligenza del signor Knies, che il valore economico delle opere del Machiavelli. "Mit grossem Fleisse sind die ganz gelegentlichen und zerstreuten Sprche Machiavelli's ber wirthschaftliche Beziehungen zusammengestellt; das Hauptergebniss drfte aber doch wohl mehr ein Beweis von dem Scharfsinne des Bearbeiters, als ein Nachweis von irgend bemerkenswerthen Kenntnissen und Gedanken des Florentiners ber die Wirthschaft der Vlker und Staaten sein. Sagt er doch selbst in einem seiner Briefe, dass er ber die Verarbeitung von Seide und Wolle, ber Gewinn und Verlust nicht zu reden wisse." MOHL, Op. cit., pag. 532, in nota.
(581) Il Principe, cap. XXII.
(582) Il Principe, cap. XXIII. Intorno alla necessit di fuggire gli adulatori, di saper dare ascolto ai buoni consigli, anzi provocarli, spesso ragionarono gli antichi ed i moderni, senza che perci si debba dire che il Machiavelli li copiasse.
(583) Ibidem, cap. XXIV.
(584) Il Principe, cap. XXV.
(585) Qui c' forse un'allusione al Valentino.
(586) Il prof. Triantafillis sostenne, che questa esortazione sia imitata dal Discorso sul Principato d'Isocrate a Nicocle. Ma, come dico altrove (Appendice, doc. XXII),  una opinione gi combattuta da altri, e che io non credo punto accettabile.
(587) L'ELLINGER nella Vierteljahrsschrift fr Kultur und Litteratur der Renaissance (vol. II, pag. 17 e segg., Berlin, 1886) osserva che nell'Utopia si trovano alcuni concetti assai poco morali, che ricordano il Principe. Gli abitanti dell'isola, per far la guerra, si valgono di un altro popolo, che pagano bene, ma che espongono a tutti i pericoli, salvo alcuni casi, nei quali difendono essi con grandissimo valore la loro patria. E quando debbono combattere un qualche Stato vicino, cercano, con tutte le arti lecite ed illecite, di promuovere in esso la guerra civile, ed anche di farne ammazzare il sovrano, con promesse di larghi premi. Da ci il sig. Ellinger conclude, che certe massime sono proprie dei tempi di guerre e di odii religiosi, nei quali, senza scrupolo di sorta, si ricorre ad ogni mezzo onesto o disonesto. Ma bisogna notare che tutto quello che viene dal critico tedesco giustamente osservato e biasimato,  nell'Utopia affatto secondario ed eccezionale, n costituisce punto il carattere generale del libro, che  invece animato da un alto senso morale: si potrebbe dire piuttosto che si tratta d'una delle fantastiche bizzarrie, che non mancano in lui. Quanto al Machiavelli, non  possibile parlare di passioni o di odii religiosi, che n egli, n la societ in cui viveva, sentivano allora.
(588) Parecchie notizie furono raccolte nel Theatrum prudentiae elegantioris del REINHARD (pag. 37 e seg.) pubblicato nel 1702, e nella Bibliotheca politico-heraldica (pag. 38-68), pubblicata nel 1706. Molto si trova ancora (spesso sono riportati per esteso i brani degli autori citati) in JOH. FRIDER. CHRISTII, De Nicolao Machiavello libri tres, da noi gi ricordato, e cos pure nella prefazione alla grande edizione delle opere del Machiavelli fatta nel 1782 a Firenze, e nell'Elogio di Niccol Machiavelli, scritto da GIOVAN BATTISTA BALDELLI, pubblicato colla data di Londra, 1794. Da questi autori moltissimi poi copiarono senza citarli. Il lavoro eccellente del MOHL, Die Machiavelli-Literatur, lo abbiamo gi pi sopra citato.
(589) Questa edizione contiene anche la Vita di Castruccio Castracane, la Narrazione del modo in cui il Duca Valentino si disfece degli Orsini e degli altri suoi nemici in Sinigaglia, i Ritratti delle Cose della Francia et della Alemagna.  qui da notare che in questa edizione i titoli cos dell'opera come dei capitoli di essa sono in italiano, mentre nei Mss. pi antichi erano in latino, come fu notato anche dal prof. Lisio.
(590) G. LISIO, Il Principe di Niccol Machiavelli, testo critico con introduzione e note. Firenze, Sansoni, 1899. Di quest'opera si occuparono il Tommasini nei Rendiconti dell'Accademia dei Lincei (Seduta del 17 giugno 1900); M. BROSCH, in Beilage zur Allgemeine Zeitung (26 marzo 1900); CIAN, nel Giornale storico della letteratura italiana, vol. XXXV, pag. 106 e seg. (anno, 1900).
(591) Dopo un attento esame, del Mss. ci  messo in dubbio, o addirittura negato dal Lisio e da altri. Il prof. Marzi, sopraintendente dell'Archivio di Stato in Firenze lo nega affatto. Recentemente il Tommasini, nell'Appendice alla sua opera (doc. V), ha dato una minuta e diligente descrizione dei vari Mss. del Principe. Mentre stiamo correggendo le bozze di stampa, il sig. Adolfo Gerber c'invia un suo nuovo lavoro, in cui con grande diligenza descrive, e con molti fac-simili illustra i manoscritti, le edizioni e traduzioni delle varie opere del Machiavelli, nei secoli 16 e 17. ADOLPH GERBER, Niccol Machiavelli: Die Handschriften, Ausgaben und bersetzungen seiner Werke im 16. und 17- Jahrhundert mit 147 Fac-similes. Erster Theile. Die Handschriften. Manca ancora la seconda parte che dovr descrivere le edizioni.
(592) Questa lettera, gi pi volte pubblicata, trovasi nella copia apografa del Principe, che si conserva nella Laurenziana di Firenze, banco XLIV, cod. 32.
(593) AUGUSTINI NIFI, Medices, philosophi suessani, De regnandi peritia. Il libro, dedicato a Carlo V, fu finito di scrivere a Sessa nel 1522, e stampato a Napoli nel 1523, aedibus Catharinae de Sylvestro.
(594) Fu infatti pubblicato insieme con lettere ed epigrammi laudativi. Uno di questi dice, che il libro contiene:

Quid laetos faciat populos urbesque beatas,
Quid regem similem reddat in orbe Deo.

Una lettera di Pietro Gravina lo dice "aureum quidem et vere regium," aggiungendo che come Alessandro teneva presso di s l'Iliade, "sic tuum hoc opus in augustissimo Caesaris nostri pectore perpetuo reponendum putem." A questa lettera lo stesso Gravina aggiunse versi latini, nei quali diceva che il piccolo e prezioso volume doveva essere il fido Acate dei re.
(595) Corso sugli scrittori politici italiani. Milano, 1862, pag. 338.
(596) Cos disse nella seconda edizione delle sue Lezioni di letteratura italiana (vol. II, pag. 171. Napoli, Morano, 1870), dove espresse anche il dubbio che ambedue avessero imitato Aristotele. Nelle edizioni successive, dopo che il Triantafillis ebbe (1875) notato nel Principe qualche imitazione da Isocrate, modific la sua prima opinione.
(597) NOURRISSON, Machiavel, cap. XII, XIII, XIV, Paris, Didier, 1875. Non ho trovato che egli ricordi il Settembrini, il quale non pare che conoscesse il libro del Nourrisson, non citandolo nelle edizioni della sua opera, posteriori alla pubblicazione di esso.
(598) Del Principe del Machiavelli e di un libro di Agostino Nifo nel Giornale Napoletano di filosofia e lettere, scienze morali e politiche. Nuova serie, anno I, fascicolo I, anno 1879.
(599) Il sig. Ninian Thomson, che ha mirabilmente tradotto in inglese varie opere del Guicciardini e del Machiavelli, fra cui il Principe, possiede una copia dell'edizione giuntina, e richiam la mia attenzione sulle parole qui sopra riferite. Di ci mi fu grato, nella 2a ediz. di quest'opera (vol. III, pag. 211, in nota), testimoniargli tutta la mia riconoscenza, che qui nuovamente ripeto.
(600) Questa edizione del Blado, e quelle in diversi tempi pubblicate dai Giunta si trovano descritte nel Gamba; nell'opuscolo intitolato: Quarto Centenario di Niccol Machiavelli (Firenze, tip. Succ. Le Monnier, 1869), e nel BURD, op. cit.
(601) Il cardinale REGINALDO POLO, grande avversario del Machiavelli, fu dei primi a parlare di ci nella sua Apologia ad Carolum V Caesarem, super libro de Unitate. Brixiae, 1744, tom. I, pag. 152. Egli dice che nell'anno 1534, cio appena sette anni dopo la morte del Machiavelli, sent come gli amici scusavano l'autore del Principe, specialmente per avere scritto esser meglio governare ispirando timore piuttosto che amore. "Illi responderunt idem quod dicebant ab ipso Machiavello, cum idem illi aliquando opponeretur, fuisse responsum: se non solum quidem iudicium suum in illo libro fuisse sequutum, sed illius ad quem scriberet, quem cum sciret tyrannica natura fuisse, ea inseruit quae non potuerunt tali naturae non maxime arridere; eadem tamen si exerceret, se idem iudicare quod reliqui omnes, quicumque de Regis vel Principis viri institutione scripserant, et experientia docet, breve eius imperium futurum; id quod maxime exoptabat, cum intus odio flagraret illius principis ad quem scriberet: neque aliud spectasse in eo libro quam, scribendo ad tyrannum ea quae tyranno placent, eum sua sponte ruentem praecipitem si posset dare."
MATTEO TOSCANO nel suo Peplus Italiae (Parisiis, 1578), a pagina 52, dice: "Sed iuvat commemorare quid ipse responderit se eo nomine arguentibus. Ideo enim impiis praeceptis a se imbutos principes affirmavit, ut qui tum Italiam tyrannice vexabant, sua institutione deteriores redditi, eo celerius scelerum suorum poenas penderent. Fore enim ut cum se penitus vitiis immersissent, statim meritam Numinis iram experirentur."  da ricordare che n il Polo n il Toscano furono contemporanei del Machiavelli.
(602) Lettere di G. B. Busini a Benedetto Varchi, ripubblicate per cura di Gaetano Milanesi in Firenze, Le Mounier, 1861. Lettera IX in data di Roma, 23 gennaio 1549, pag. 84.
(603) VARCHI, Storie fiorentine. Firenze, 1843, a spese della Societ editrice del Nardi e del Varchi, vol. I, lib. IV, pag. 266 e seg.
(604) L'abbiamo citata pi sopra.
(605) De libris a Christiano detestandis. Romae, 1522.
(606) De Nobilitate Christiana, libri III. Florentiae, 1552.
(607) Apponendovi questa iscrizione: "Quoniam fuit homo vafer ac subdolus, diabolicarum cogitationum faber optimus, cacodaemonis auxiliator." Vedi fra gli altri UGO FOSCOLO, Prose letterarie, vol. II, pag. 452. Firenze, Le Monnier, 1850. Il Foscolo cita anch'egli molti di coloro che assalirono o difesero il Machiavelli.
(608) APOSTOLO ZENO, Annotazioni al Fontanini, parte II, pag. 14; GINGUEN, Histoire littraire d'Italie, vol. VIII, pag. 72 (Paris, 1819); NOURRISSON, Machiavel, pag. 5. Pi tardi, volendo mostrare qualche indulgenza, la Commissione dell'Indice propose a Giuliano de' Ricci ed a Niccol Machiavelli, nipoti del Segretario fiorentino, di apparecchiare un'edizione purgata delle Opere, levando non solo tutto ci che poteva essere contrario alla Chiesa, ma anche il nome stesso dell'autore. Essi accettarono l'incarico, e nel 1573 presentarono il lavoro compiuto. Ma quando i cardinali incaricati di rivedere l'Indice, non contenti che il nome del Machiavelli fosse cancellato, volevano ancora che al suo ne fosse sostituito un altro, i nipoti ricusarono d'accettare una condizione cos umiliante, e non se ne parl pi. Vedi GINGUEN, op. cit., pag. 75 e segg.; NOURRISSON, op. cit., pag. 7. Un volume contenente le Storie del Machiavelli (Firenze, 1551), che trovasi presso di me,  corretto dai due nipoti, i quali v'hanno cancellato il nome dell'autore e tutte le espressioni contrarie alla Chiesa romana. In fine poi la stessa mano, che ha segnato le cancellature e fatto le poche alterazioni, ha scritto le seguenti parole: "Questo libro  194 carte, Historie di Niccol Machiavelli, riviste prima da Niccol Machiavelli e Giulia' de' Ricci, e poi dal teologo dell'Ill. Cardinal Alessandrino, per ordine de' superiori."
(609) POSSEVINUS A., De N. Machiavelli etc. quibusdam scriptis: Romae, 1592. Fu poi dall'autore ristampato nella sua Bibliotheca selecta. Discorre del Machiavelli e de' suoi avversar.
(610) De religione et virtutibus Principis christiani adversus Machiavellum, libri II. Madrid, 1597.
(611) Questa lettera, che fu riportata anche dal Cristio (capitolo XIII), trovasi nella edizione italiana dell'opera del Ribadeneira, e fu omessa nella latina. Vedi anche l'altra opera dello stesso autore: De simulatione virtutum fugienda.
(612) Anche qui i titoli stessi delle opere dicono abbastanza: - De imperio virtutis, sive imperia pendere a veris virtutibus, non a simulatis, lib. II, adv. Machiavellum. Coloniae, 1594. - De robore bellico, diuturnis et amplis catholicorum regnis, lib. I, adversus Machiavellum. Coloniae, 1594. - De Italiae statu antiquo et novo, lib. IV, adversus Machiavellum. Coloniae, 1595. - De ruinis gentium ac regnorum, adversus impios politicos, lib. VIII. Coloniae, 1598.
(613) Pubblicato in Alcal, 1687.
(614) Pubblicato in Roma, 1697.
(615) Vedi REIFFEMBERG, Particularits indites sur Charles V, in Mmoires de l'Acadmie royale de Bruxelles, vol. VIII. Vedi anche la prefazione del Leo alla sua traduzione tedesca delle lettere del Machiavelli, nella quale sono a questo proposito giuste osservazioni, specialmente a pag. VII e VIII.
(616) Il BROSCH (Geschichte von England, vol. VI, pag. 259. Gotha, Perthes, 1890), sostiene che la notizia pubblicata dal cardinal Polo (Epistolarium. Brixiae, 1774, I, 126 e 136) sia una favola da lui inventata per odio al Machiavelli ed a Tommaso Cromwell. Perch fosse vera, sarebbe stato necessario, egli dice, che il Cromwell avesse conosciuto il Principe prima del 1532, anno in cui il libro fu la prima volta pubblicato, ed in cui il cardinal Polo venne in Italia, non tornando pi in Inghilterra, durante tutto il regno di Enrico VIII. Il Cromwell avrebbe quindi dovuto avere un manoscritto dell'opera, il che  possibile, ma non  probabile. Ma lasciando da parte che il plagio del Nifo dimostra (e se ne hanno ancora altre prove), che il Principe, prima d'esser pubblicato, era gi assai conosciuto in Italia, dove era stato il Cromwell, e lasciando da parte che la mala fede del cardinal Polo non si pu quindi dir sicuramente provata, resta il fatto indubitabile, che la sua asserzione venne, senza discuterla, generalmente creduta, il che basta a provare quello che qui sopra diciamo.
(617) RAYMOND CLESTE. Louis Machon, apologiste de Machiavel et de la politique du cardinal Richelieu. Bordeaux, Gounouilhon, 1883.
(618) Vedi gli articoli pubblicati dal signor Derme, nella Rivista francese, Le Correspondant, dell'anno 1882. Nel terzo articolo, fascicolo del 10 luglio, pagina 157, l'autore dice: "Machiavel n'a vraiment regn qu'en France, o il a exerc une autorit en quelque sorte dynastique par Catherine des Mdicis, par les Valois, par l'Hpital, par les Guines, par le rle qu'il a jou dans les guerres de religion, et  la Cour. Par l'action lente de ses doctrines sur les errements de notre diplomatie, il est plus Franais qu'italien.... Sa glorie franaise est due  Catherine des Mdicis."
(619) L'autografo di questo sunto  citato da coloro che nel 1782 fecero la grande edizione delle Opere del Machiavelli, ed una copia dello stesso era presso di chi fece l'edizione colla data d'Italia 1813, come  affermato nella prefazione, vol. I, pag. XLIII.
(620) GENTILLET, Discours sur les moyens de bien gouverner et maintenir en bonne paix un royaume.... contre N. Machiavel le Florentin: Lausanne, 1576. La traduzione tedesca, di cui comparve una seconda edizione nel 1583, fu intitolata Anti-Machiavellus; la traduzione latina: Commentariorum de regno et quovis principatu vite ac tranquille administrando, libri III, 1576. Nel 1577 ne fu fatta una traduzione inglese da Simon Patericke, la quale venne pubblicata nel 1602. La diversit dei titoli ha qualche volta indotto in errore, facendo credere che si tratti di opere diverse. Riportiamo qui alcuni periodi della lettera dedicatoria e del proemio al primo libro dell'edizione latina, nei quali si vede chiaramente il rancore del Gentillet contro il Machiavelli, ed in parte si vedono anche le origini di questo rancore. "Sathanam ut pestiferum illud inde usque ab Italia virus spargeret instrumentum in Galliis peridoneum nactum fuisse, Reginam Matrem (Catharinam Mediceam), quae Machiavelli civis sui scripta in tantum honorem et dignitatem adduxerit, ut nemo eo tempore in aula gallica isti Medeae acceptus esset quin Machiavellum italice, gallico legeret, teneret, edisceret, quin eius praecepta ut Apollinis oracula in mores et in negotia transferret." Ed altrove: "Ab excessu Henrici II regis Galliam peregrinis arbitriis sive placitis ac praeceptis Machiavelli regi et agitari coeptam.... Neminem in Gallia adeo hospitem esse ut nesciat Machiavelli libros eo tempore a quindecim annis haud minus assidue aulicorum manibus teri suevisse, quam breviarium a sacrificis." Vedi anche CHRISTII, De Nicolao Machiavello, etc., che a pag. 33 riporta questi brani, ed altrove ne riporta molti altri simili.
E. MEYER in un suo lavoro, Machiavelli and Elisabethan Drama (Weimar E. Felber, 1897), trova, negli scrittori inglesi di quel tempo, ricordato il Machiavelli un gran numero di volte (395). Dal modo come  ricordato egli ne induce che quegli scrittori conobbero il Machiavelli solo indirettamente, per mezzo del libro del suo avversario Gentillet.
(621) Il BODINO scrisse il suo De Repubblica in francese, e la tradusse poi nel 1584 in latino, facendovi alcune aggiunte. Si possono consultare l'edizione francese del 1593 e la latina del 1591. Scrisse anche un'opera intitolata: Methodus ad facilem historiarum cognitionem.
Secondo il Lerminier, il De republica  "le dbut de la science "politique dans l'Europe moderne, bauche d'une raison ferme, mais incertaine dans ses voies, qui flotte tour  tour entre les thories a priori et la mthode d'observation, entre la Rpublique de Platon et la Politique d'Aristote, o l'rudition touffe souvent la pense, o l'esprit de l'auteur, en voulant monter dans le monde des ides et des systmes, s'abat presque toujours dans son vol impuissant sans mthode, sans lumire; mais cependant tmoignage irrcusable de vigueur et de gnie, monument du seizime sicle, etc." LERMINIER, Introduction gnral  l'histoire du droit. Bruxelles, 1836, pagine 29-30. Vedi ancora J. Bodin et son temps, tableau des thories politiques et des ides conomiques au seizime sicle, par HENRI BOUDRILLART. Paris, Guillaumin, 1853. Questo libro contiene un esame ed un sunto minutissimo delle opere del Bodino.
(622) Vedi Aforismi Politici 28, 29 e 35, in Opere di T. Campanella, scelte, ordinate ed annotate da A. D'ANCONA. Torino, Pomba. 1854, vol. II, pagine 16 e 17.
(623) BARTHLEMY SAINT-HILAIRE, Politique d'Aristote, traduite en finanais. Paris, 1848.
(624) BARTHLEMY SAINT-HILAIRE, op. cit., Prface, pagine CXXVI
e segg.
(625) Il volume annotato di mano di Cristina ha questo titolo: Le Prince de Nicolas Machiavel, secretaire et citoien de Florence, traduit et comment par A. N. AMELOT, sieur de la Houssaie. Amsterdam, Wetstein, 1683. In fine della lettera dedicatoria a Lorenzo dei Medici, trovasi segnata in manoscritto, forse di mano della stessa annotatrice, la data 1684. Il prof. Ernesto Monaci della Universit di Roma, con una grande cortesia, di cui gli siamo riconoscentissimi, ci permise di valerci liberamente di questo volume, che egli possiede. Vedi Appendice, doc. XXIV.
(626) L'Antimachiavel fu dal Voltaire pubblicato, senza nome d'autore, nel 1740, con la data:  la Haye, Van Duren, 1741. La Rfutation du Prince de Machiavel, di cui fu trovato il manoscritto originale, meno il secondo capitolo, che manca, fu pubblicata l'anno 1848, nel vol. VIII della grande edizione di tutte le Opere di Federigo il Grande, diretta dal professor Preuss, e stampata dalla Tipografia Reale di Berlino, per commissione del Governo prussiano.
(627) Rfutation du Prince de Machiavel, chap. I, pag. 190 e seg., nel volume sopra citato.
(628) "Vielmehr ist die ganze Arbeit des Prinzen, ein grosses Missverstndniss." Laonde egli, cos continua il Mohl: "bekmpft nur ein selbstgeschaffenes Scheinbild.... Dass diese Arbeit also eine im Wesentlichen verfehlte und eine des knftigen grossen Staatsmannes, welcher sie schrieb, nicht wrdig ist, unterliegt keinem Zweifel. Es ist nicht zu hart geurtheilt, wenn sie als eine Schlerarbeit ber einen falsch aufgefassten Gegenstand bezeichnet wird." MOHL, op. cit., pag. 553.
Assai pi benigno  il giudizio del Trendelenburg, che tuttavia non conduce a conclusioni molto diverse. Egli fa un esame pi particolareggiato dello scritto di Federigo, ma dimostra una minore conoscenza delle altre opere del Machiavelli. Oltre di che, discorrendo in occasione della festa in onore del gran Re, doveva sforzarsi d'essere pi benevolo nel giudicarne il libro. Machiavell und Antimachiavell, Vortrag zum Gedchtniss Friederichs des Grossen, gehalten am 25 Januar 1855, in der kniglichen Akademie der Wissenschaften, von ADOLF TRENDELENBURG. Berlin, bei G. Bethge, 1855.
(629) Mmoires de Mad. de Rmusat. Paris, Lvy, 1880. Tome I, pagine 335-38.
(630) Tutto questo  confermato, quasi con le stesse parole, cos nei Mmoires de Mad. de Rmusat, come in quelli del Principe di Metternich.
(631) Mmoires de Mad. de Rmusat, loc. cit. Vi pu essere qualche esagerazione nella forma; ma sono concetti che rispondono all'indole dell'uomo, ed a ci che molti ne han detto.
(632) "Je crois avoir lu quelque part que Napolon faisait grand cas de Guicciardini; ce qui est certain, c'est qu'il admirait sincrement Machiavel." Cos scrive il principe di Metternich. V. Mmoires, etc. (Paris, Plon, 1880), vol. I, pag. 281, in nota.
(633) La nota qui sopra citata.
(634) METTERNICH, Mmoires, etc., vol. I, pag. 289-92.
(635) J. LIPSIUS, Liber adversus dialogistam, pag. 37, ediz. del 1594. Vedi anche dello stesso autore, Politicorum, lib. VI, nella prefazione.
(636) "Gratias agamus Machiavello et huiusmodi scriptoribus, qui aperte et indissimulanter proferunt quid homines facere soleant, non quid debeant." De augumentis scientiarum, lib. V, cap. II.
(637) BOCCALINI, Ragguagli di Parnaso, Centuria I, ragguaglio 89.
(638) De Legationibus, lib. IV, cap. IX.
(639) "En feignant de donner des leons aux rois, il en a donn des grandes aux peuples. Le Prince de Machiavel est le livre des rpublicains." Ed in nota aggiunge: "Machiavel tait un honnte homme et un bon citoyen; mais attach  la maison des Mdicis, il tait forc, dans l'oppression de sa patrie, de dguiser son amour pour la libert. Le choix seul de son excrable hros manifeste assez son intention secrte, et l'opposition des maximes de son livre du Prince  celles de ses Discours sur Tite-Live, et de son histoire de Florence, dmontre que ce profond politique n'a eu jusqu'ici que des lecteurs superficiels ou corrompus." ROUSSEAU, [OE]uvres. Genve, 1782, volume I, pag. 272.
(640) Del Principe e delle Lettere, lib. II, cap. IX.
(641)            Io, quando il monumento
Vidi, ove posa il corpo di quel grande,
Che, temprando lo scettro ai regnatori,
Gli allr ne sfronda, ed alle genti svela
Di che lacrime grondi e di che sangue, ecc.
(642) FOSCOLO, Prose letterarie: Firenze, Le Monnier, 1850, vol. II, pag. 433.
(643) A. RIDOLFI, Pensieri intorno allo scopo di N. Machiavelli nel libro del Principe: Milano, 1810.
(644) "Er wird, wie Machiavelli, dieser grosse italienische Staatsmann lehrt, das Wohl des Volkes heilig halten, aber dem Auslande gegenber weder Milde noch Grausamkeit, weder Treue noch Wortbruch, weder Ehre noch Schande, sondern nur Einheit, Grsse und Unabhngigkeit des Vaterlandes kennen. Solch' ein Frst aber wird alle Hindernisse besiegen, er wird gross, mchtig, unwiderstehlich sein. Wann wirst Du erscheinen, Knig der Zukunft?" etc., etc. KARL BOLLMANN, Vertheidigung des Machiavellismus, pagina 102: Quedlinburg, 1858.
(645) FR. SCHLEGEL, Geschichte der alten und neuen Literatur, opera molte volte tradotta. RAUMER, ber die geschichtliche Entwickelung der Begriffe von Recht, Staat und Politik. Leipzig, 1832, pag. 27.
(646) MATTER, Histoire des doctrines morales et politiques des trois derniers sicles. Paris et Genve, 1836. In tre volumi. Vol. I, pagg. 68-88.
(647) A. FRANCK, Rformateurs et Publicistes de l'Europe, pag. 287 e seg.: Paris, M. Lvy, 1864.
(648) PASQUALE STANISLAO MANCINI, Prelezioni con un saggio sul Machiavelli, pag. 245-46: Napoli, Marghieri, 1873.
(649) MANCINI, op. cit., pag. 263.
(650) Ibidem, pag. 311.
(651) Ibidem, pag. 303.
(652) MANCINI, op. cit., pag. 317.
(653) A. W. REHBERG, Das Buch vom Frsten von Niccol Machiavelli, bersetzt und mit Einleitung und Anmerkungen versehen: Hannover, 1810.
(654) Histoire littraire d'Italie. Paris, 1811-1823, vol. dieci; vol. VIII (1817), pag. 1-184.
(655) Zur Kritik neuerer Geschichtsschreiber, pagg. 182-202. Leipzig und Berlin, 1824. Non citiamo qui la seconda edizione (Lipsia, Duncker, und Humblot, 1874), come abbiam fatto altrove, perch dobbiamo ora esaminare lo scritto del Ranke nella forma in cui comparve la prima volta.
La parte che si riferisce al Machiavelli  del resto riprodotta integralmente nella 2a edizione, salvo alcune aggiunte e modificazioni a proposito del Principe. Ma anche in esse rimane inalterato, come dice l'autore stesso, il concetto fondamentale, del quale solamente dobbiamo ora occuparci: "Auch in Bezug auf den Principe halte ich an den wesentlichen Momenten der ersten Auffassung fest," pag. 159. - Il Baumgarten mi fece rimprovero di non essermi qui servito della 2a edizione, che suppose non avessi allora vista; ma non tenne nessun conto della ragione che adducevo per valermi della 1a edizione, quando esaminavo le diverse critiche nel tempo e nella forma in cui erano venute alla luce.
(656) Qui il Ranke cita le parole del poeta Flaminio a Giulio II:

Dux opus est acris, populos qui cogat in unum:
Qui male concordes iungat ad arma manus.

Cita anche Polidoro Virgilio, che, venti anni dopo, scrivendo a Londra il suo libro De Prodigiis, e dedicandolo a Francesco Maria duca d'Urbino (1 agosto 1526), gli manifestava la speranza che da lui venisse il risorgimento d'Italia. E finalmente il Varchi, che scrisse pi tardi. Questi, parlando dei Veneziani che volevano indebolire l'Italia per impadronirsene, aveva aggiunto: "E per vero dire mai le fatiche e gl'infortuni d'Italia non cesseranno in fino che essi (poich sperare dai Pontefici un tale benefizio non si dee) o alcuno prudente e fortunato principe non ne prenda la signoria." Storia Fiorentina, vol. I, pag. 117. Firenze, 1843.
(657) Come abbiamo gi osservato, nella seconda edizione insiste su di ci anche pi che nella prima.
(658) Dicemmo altrove, che ci fu riconosciuto anche dal Leo.
(659) "Genug Alles zeigt dass diess Buch nicht allein Lorenzo'n dedicirt, sondern ganz und gar auf ihn berechnet ist." Op. cit., pagina 199.
(660) Ecco le parole, con cui conchiude il Ranke: "Uns lasst endlich gerecht sein. Er suchte die Heilung Italiens; doch der Zustand desselben schien ihm so verzweifelt, dass er khn genug war, ihm Gift zu verschreiben." Op. cit., pag. 202.
(661) Questo difetto  nella seconda edizione assai attenuato.
(662) "Das ist berkhner Scharfsinn," osserv anche il MOHL, Die Machiavelli-Literatur, pag. 580.
(663) Abbiamo pi sopra citato questo libro pubblicato a Berlino nel 1826.
(664) Nella citata prefazione, a pag. VII, VIII e passim.
(665) Qualche altro scrittore tedesco volle supporre che quest'ultimo capitolo fosse stato pi tardi aggiunto al libro. Ma, come abbiam visto, ci non  vero. Esso trovasi in tutte le pi antiche copie del Principe finora conosciute, comprese quelle del Buonaccorsi, una delle quali fu fatta quando il libro era stato nuovamente composto dal Machiavelli.
(666) LEO, op. cit., pag. VIII e seg.
(667) Questo Saggio fu molte volte pubblicato nei Critical and historical Essays del MACAULAY, e fu anche tradotto in pi lingue.
(668) Historische Schriften. Frankfurt a/M., Warrentrapp, 1833.
(669) Vedi pag. 280 di questo volume, ed Appendice, doc. XXII.
(670) Questa teoria il GERVINUS la sostenne anche nella sua Introduzione alla Storia del secolo XIX, che men tanto rumore al suo tempo. Vedi a questo proposito il lavoro critico pubblicato dal prof. K. HILLEBRAND, nei suoi Zeiten, Vlker und Menschen, vol. II. Berlin, Oppenheim, 1875.
(671) GERVINUS, Historische Schriften, pag. 142.
(672) Ibidem, pag. 155.
(673) GERVINUS, op. cit., pag. 159-60.
(674) Milano, Pirola, 1840. Furono poi ristampate, insieme col Principe e i Discorsi, a Firenze, dal Le Monnier, nel 1857.
(675) "Eine Erklrung ist mglich, aber nur auf eine einzige Weise. Machiavelli muss in seiner Zeit begriffen, und als ein Erzeugniss derselben betrachtet werden." MOHL, op. cit., pag. 537.
(676) "Von Anfang an ein Anachronismus war." Op. cit., pag. 540.
(677) "Er ist eine Warnung fr alle Zeiten; ein betrbendes Beispiel einer vortrefflich angelegten, aber unvollkommen ausgebildeten Natur; ein mchtiges aber verstmmeltes Bruchstck eines grossen Mannes." MOHL, op. cit., pag. 541.
(678) Ricordiamo di nuovo, fra le opere recentemente pubblicate in Germania, quella del dott. TH. MNDT: Niccol Machiavelli und das System der modernen Politik. Dritte neu bearbeitete Ausgabe: Berlin, Janke, 1867.
(679) Zur Machiavelli-Frage von EMIL FEUERLEIN, nell'Historische Zeitschrift, herausgegeben von H. VON SYBEL, anno X (1868), fascicolo I: Mnchen.
(680) FEUERLEIN, op. cit., pag. 3-4.
(681) "Eine Art Richtergewalt im alttestamentlichen Sinne." Ibidem, pagina 7.
(682) FEUERLEIN, op. cit., passim.
(683) Napoli, Morano, 1870.
(684) Il primo a richiamar l'attenzione sul valore di questa critica del Machiavelli fatta dal De Sanctis, fu il benemerito, gentile e dotto suo ammiratore, il prof. A. Gaspary, cos dolorosamente rapito alla scienza ed agli amici. V. il suo articolo, Die neuesten Kritiker des Machiavelli, nella Rivista Im neuen Reich, N. 39: Leipzig, Hirzel, 1894.
(685) Geschichte Karls V, vol. I, pag. 327-32, e nell'Appendice, pagina 522-36: Stuttgart, Cotta, 1885.
(686) Pag. 370, nota (2), di questo volume.
(687) La traduzione delle Opere fu pubblicata in dodici volumi, a Parigi, Michaud, 1823-26. L'Histoire de Machiavel occupa met del primo volume. 288 pagine.
(688) Fra i molti lavori recentemente pubblicati, ricordiamo quello del signor TRVERRET, che ha parlato a lungo del Machiavelli nel suo volume: L'Italie au XVI Sicle. Premire srie. Paris, Hachette, 1877. Infinito  poi il numero di opuscoli, articoli di Riviste, discorsi e lavori d'ogni sorta, pi o meno lunghi. Noi li abbiamo citati quando ce ne siamo valsi, e cos faremo in seguito. Del Machiavelli parla molto anche il prof. U. A. CANELLO, nella sua Storia della Letteratura italiana nel Secolo XVI. Milano, Vallanti, 1880.
Fra le nuove biografie, comparve prima quella del signor CARLO GIODA: Machiavelli e i suoi tempi. Firenze, Barbra, 1871. Essa contiene principalmente una esposizione delle dottrine. Un anno dopo venne alla luce il lavoro del signor GASPAR AMICO: La Vita di Niccol Machiavelli, Commentari storico-critici. Firenze, Civelli, 1875. Pi tardi il signor FRANCESCO NITTI pubblic il primo volume di un'altra biografia intitolata: Machiavelli nella vita e nelle opere, studiato da Francesco Nitti. Napoli, Detken e Rocholl, 1876. Questo volume narra la vita del Machiavelli fino al 1512, e non tratta ancora delle opere. Il secondo non venne mai alla luce, essendo l'autore immaturamente morto. L'avvocato FRANCESCO MORDENTI pubblic un libro intitolato: Diario di Niccol Machiavelli. Firenze, tipografia della Gazzetta d'Italia, 1880.  inteso principalmente a raccoglier notizie intorno alla vita. Di gran lunga superiore a tutti  senza dubbio il lavoro di O. TOMMASINI: La Vita e gli scritti di Niccol Machiavelli nella loro relazione col Machiavellismo. Il primo volume fu pubblicato colla data: Roma, Torino, Firenze, 1883; il secondo, diviso in due parti,  stato pubblicato nel 1911.
 giusto qui riconoscere che quasi tutti questi scrittori si sono giovati non poco, come abbiamo fatto anche noi, della nuova edizione delle opere del Machiavelli, cominciata dai signori L. Passerini e Fanfani, nel 1873, a Firenze (tipografia Cenniniana), e continuata poi dai signori L. Passerini e G. Milanesi fino al sesto volume, pubblicato nel 1877, quando l'edizione rimase interrotta per la morte del Passerini. Essa contiene le Storie e le Legazioni, con molti documenti, massime lettere del governo di Firenze al Machiavelli, quando era in legazione. Come abbiam detto altrove, i documenti non hanno tutti lo stesso valore; ma, se alcuni sono veramente superflui, altri invece riescono utilissimi al biografo, sebbene la correzione della stampa lasci spesso non poco a desiderare. In questi ultimi anni non sono venuti alla luce, che io sappia, altri lavori di gran mole sul Machiavelli.
(689) Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 57. Al n. 58, nella stessa cassetta, v' un'altra lettera del Nasi al Machiavelli.
(690) Questi  l'amico a cui il Machiavelli fece leggere il Principe, appena che l'ebbe scritto, e del quale parla nelle sue lettere a Francesco Vettori.
(691) Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 113.
(692) Qui pare che manchi trionfato.
(693) Forse, proiettile.
(694) Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 79.]
(695) Qui e in fine della lettera allude probabilmente alle mene dei nemici del Machiavelli, delle quali parl ancora nella lettera del 28 dicembre 1508, pubblicata nelle Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXIII-V. Ne abbiamo discorso a pag. 121 di questo volume.
(696) Stile nuovo: 1509.
(697) Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 80. L'Archivio di Stato in Firenze ha recentemente acquistato alcuni documenti, fra i quali  una lettera del Buonaccorsi al Machiavelli in Roma. Essa ha la data di Firenze, 5 febbraio 1506/7, e comincia: "Niccol carissimo. Io vi ho scripto pi volte, et la prima vostra doverr dirne la ricevuta: cos vi ho mandato per Michelagnolo scultore quelli danari della ? (staffetta) in uno legatuzo, che sono quelli medesimi riscossi. Dixemi sarebbe cost domenica proxima et vi troverebbe, havendolo anche ad fare per sue faccende: non vi sar grave anchora di questo dirne una parola." - Il resto non ha importanza.
(698) : Stile nuovo: 1509. Il primo di quaresima fu quest'anno il 21 febbraio.
(699) Archivio Fiorentino, Cl. XIII, dist. 2, n. 159, f. 82t-83. Autografo del Machiavelli
(700) Archivio Fiorentino, Cl. XIII, dist. 2, n. 159, f. 118t. Autografo del Machiavelli.
(701) Archivio Fiorentino, Cl. XIII, dist. 2, n. 159, f. 160. Autografo del Machiavelli.
(702) Archivio Fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 121, f. 88t. Autografo del Machiavelli.
(703) Questa lettera, come abbiamo gi detto a pag. 62, si pubblica solo perch  quella pi volte citata da noi, sulla quale si volle da altri fondare l'asserzione che don Michele non fosse spagnuolo, ma veneziano. Si trova nella filza di lettere autografe a Niccol Machiavelli, che conservasi nell'archivio della signora Caterina Bargagli, nata contessa Placidi.
(704) Anche questa lettera trovasi nella citata filza dell'archivio Bargagli. Nell'originale manca l'anno, che deve per essere il 1508, perch don Michele dice che  a servizio della Repubblica da un anno e mezzo. Ed egli fu chiamato con deliberazione dei IX d'Ordinanza, il 27 febbraio 1506/7. "Dicti Domini deliberorno, etc. Michele Corigla spagnolo si conducessi per capitano di guardia del contado et distrecto di Firenze, con 30 balestrieri ad cavallo et 50 fanti per uno anno fermo et uno altro ad beneplacito." Archivio Fiorentino, Cl. XIII, dist. 2, n. 70 (Deliberazioni dei IX d'Ordinanza), a c. 9t; di mano del Machiavelli.
(705) Per spaventato. V. anche a pag. 512, verso la fine.
(706) A parole ed a scappellate, non per a fatti.
(707) Firma in diversi modi; generalmente: Michel de Corella. In italiano lo chiamarono anche don Coreglia o Coriglia, ma pi spesso, don Michele o don Micheletto.
(708) Queste parole son fuori della lettera, e pur fuori, di traverso, in margine: Prego vostra Signoria mi mandi el cavalaro indereto.
(709) Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 48. Questa lettera non ha la data dell'anno, ma dev'essere del 1509 o del 1510. La pubblico perch pu dare un'idea di quel che erano le fanterie dell'Ordinanza e sopra tutto della loro poca disciplina. Chi sia poi questo conestabile Pietro Corella non so. Non lo direi parente di don Michele, perch non mi pare Spagnuolo, sebbene scriva anch'egli assai scorrettamente l'italiano.
(710) Cio, Vetrine. Vetrina chiamano la materia che si d sui vasi che vanno nella fornace, e che li rende lustri.
(711) Cio, cacciaronlo.
(712) Forse, un'angina.
(713) Forse, Azzano, nella Diocesi di Pisa.
(714) Cio, questione.
(715) : Era divenuto tranquillo come un frate.
(716) Aveva stabilito venirsene, la mattina, con la bandiera a Firenze.
(717) Cio, covidigia, cupidigia.
(718) Manu Propria.
(719) Cio: d'aver luogo, d'essere adoperati.
(720) Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 45.
(721) Sembra che il Machiavelli non andasse allora a Barga, ed il Casavecchia gli mand quindi le trote, con altra lettera dallo stesso luogo, il 25 luglio 1509, la quale diceva: "Vi mando queste poche trote, ad ci che la sensualit si pasca, e lo spirito dipoi sia pi pronto ad le cose di questo mondo, le quali in questi tempi son tante grande, che in epse mi pasco." Gli chiede nuove dell'alta Italia, aggiungendo che non presume avere da lui una lettera lunga e particolareggiata come l'ultima, della quale si giudica quasi indegno: "Significandovi, che non altrimenti e' frati dicono l'ufitio sera et mattina, che io mi legga la vostra, che di gi la credo sapere tutta ad mente." Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 52.
(722) Permettono.
(723) Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 52. Riportiamo questa lettera, perch, oltre a qualche parola intorno alla non molta fede religiosa del Machiavelli, accenna all'assedio di Padova, il che ci sar utile quando parleremo dell'Arte della guerra.
(724) Archivio Bargagli, nella filza gi pi volte citata. Questa e la lettera seguente si pubblicano solo perch sembrano accennare anch'esse alla misteriosa accusa fatta al Machiavelli, della quale parla il Buonaccorsi nella sua lettera in data, xxviii decembris, hora secunda noctis 1509, da noi gi citata a pag. 121 di questo volume.
(725) Le parole riportate fra virgolette sono nell'originale in cifra, cos in questa come nelle lettere che seguono.
(726) Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 56.
(727) Qui i puntolini rappresentano alcune parole in cifra.
(728) Segue l'elenco dei nuovi Dieci, che omettiamo per brevit.
(729) Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 55. Questa lettera accenna allo stesso affare, cui si riferiscono le due precedenti. Francesco del Nero era parente del Machiavelli, come confermano anche moltissime lettere di contemporanei. Ma quale fosse precisamente questa parentela, non possiamo con certezza determinare. Da una lettera inedita e autografa del Machiavelli, che trovasi nella Biblioteca Nazionale di Firenze (codice II, III, 432, Cl. VIII, n. 1402, Strozziano, a carte 93) il Del Nero apparirebbe suo cognato. "Honorando cognato. Patienza delle brighe che io vi d. Le chiese sono scomunicate, come per la inclusa vedrete, et per cagione dello Studio; pregovi mi mandiate per il Bologna la liberatione, il quale vi mando apposta; altrimenti io far rimurare quel cammino et raccomanderovvi a' polli. Vostro sono. A d 26 di septenbre 1523." La lettera  firmata: NICCOL MACHIAVEGLI in villa, ed  indirizzata: Magnifico viro et cognato honorando Francisco del Nero in Firenze.  certo per che la moglie del Machiavelli era una Corsini, e non gi una del Nero. Non v' memoria che egli avesse avuto altra moglie prima, n, molto meno, dopo, perch la Marietta gli sopravvisse.
Fra le lettere indirizzate al Machiavelli, che si trovano nell'Archivio Bargagli, ve n' una in latino che certamente  del tempo, quantunque non abbia firma n data. In essa lo scrittore gli dice: "Dubitas ne Francisci Nigri sales tibi nocere possint; et iure dubitas. Cur enim tibi non noceant qui diebus preteritis etiam illi nocuere?" E narra poi una lunga storia di Francesco del Nero con certe monache, le quali nel tempo della peste erano andate ad abitare in una sua villa, e da lui vennero sdegnosamente mandate via, dopo averle prima invitate, di che "fuit in toto notissima fabula celo." Aggiunge finalmente: "Cui ergo mireris de filio tuo Lodovico? Quind mirum ergo cum Franciscus moniales ruri habuerit, si Lodovicus sororis filius confessorem secum habere vult, cum ad hec non dicam pater Eneas sed avunculus excitet Hector?" In altri termini: perch ti maravigli della condotta di tuo figlio Lodovico? Avendo a casa il confessore, esso segue l'esempio, non voglio dire del padre, ma certo dello zio materno, che ebbe le monache in villa. Ma Lodovico era figlio della Marietta Corsini, e non gi d'una del Nero. Come dunque si possono mettere insieme tutte queste notizie contraddittorie? L'unica ipotesi possibile , secondo noi, che la Cambioni, moglie di Luigi Corsini e madre della Marietta avesse gi prima sposato un del Nero, da cui nascesse poi Francesco, il quale sarebbe cos stato fratello uterino della Marietta, cognato di Niccol Machiavelli, e zio materno di Lodovico.
Di Francesco del Nero parla anche il Priorista Ricci, dicendolo molto amico dei Medici, avarissimo e ricchissimo. Nulla per scrive della parentela col Machiavelli.
(730) Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 111.
(731) Marcantonio Colonna.
(732) I brani riportati fra virgolette si trovano decifrati di mano del Machiavelli.
(733) Nella pi volte citata filza dell'Archivio Bargagli trovasi un'altra lettera del Soderini, in data 22 febbraio 1508/9 al Machiavelli, in campo. Essa incomincia: "Nicol carissimo. Habbiamo ricevuto, due vostre alle quali brevemente risponderemo. Ricordandovi che il naturale di questo mondo  ricevere grande ingratitudine delle grandi et buone operationi, non per appresso a ciascuno. Fate bene, come havete facto insino a qui, et prima N. S. Idio, di poi qualche persona vi aiuter." Da queste parole si direbbe quasi, che il Gonfaloniere cominciasse a prevedere la propria caduta e l'ingratitudine de' suoi concittadini verso di lui.
(734) Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 66.
(735) Roberto Acciaiuoli.
(736) Il cardinal d'Auch, francese, che Giulio II fece chiudere in Castel Sant'Angelo.
(737) Archivio Bargagli.
(738) Forse, Sant'Andrea in Percussina, dove erano la villa e i beni del Machiavelli.
(739) Tito Quinzio Flaminio (LIVIO, lib. XXV, cap. 49).
(740) Dalla scrittura si vede chiaro che non  il Buonaccorsi, ma un altro della cancelleria.
(741) Archivio Bargagli.
(742) Sul littorale toscano, presso Populonia.
(743) Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 64.
(744) Teodoro Trivulzio, capitano ai servigi di Francia, e molto raccomandato dal Re.
(745) Qui la cifra  decifrata di mano del Machiavelli, che tralasci solo di decifrare le parole, che vi venga ed el canchero.
(746) Anche qui il decifrato  di mano del Machiavelli.
(747) Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 23.
(748) Marcello Adriani.
(749) Libro di Partiti e Deliberazioni degli Otto di Guardia e Bala dal gennaio all'aprile 1508-9, nell'Archivio di Stato di Firenze, n. 143, a c. 23-25.
(750) Qui di fronte, nel margine: "Presentavit se ad confinia predicta die 8 februarii. Fides in filza, manu ser Christofori Peronis de Santo Germano."
(751) A. Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, cartaceo, S. Trinita.
(752) Archivio fiorentino, Atti pubblici, pergamena n. 344. - 7 settembre 1511.
(753) Archivio fiorentino, Atti Pubblici, tomo II, n. 324, cartaceo.
(754) MARIN SANUTO, Diari, vol. XV, a c. 14. Avevamo gi stampata la nostra narrazione del Sacco di Prato, quando il comm. CESARE GUASTI pubblic Il Sacco di Prato e il ritorno de' Medici in Firenze nel 1512: Bologna, Romagnoli, 1880. Sono due volumetti, che fanno parte della Scelta di curiosit letterarie inedite o rare (disp. 177 e 178), e contengono le gi conosciute narrazioni in verso ed in prosa, con molti documenti editi ed inediti. Questi volumi confermano le cose da noi gi dette, e aggiungono molti nuovi particolari.
(755) MARIN SANUTO, Diari, vol. XV, a c. 27 t.
(756) I Lippomano, antica famiglia di patrizi veneti.
(757) MARIN SANUTO, Diari, vol. XV, a c. 30.
(758) Lacuna nel manoscritto.
(759) MARIN SANUTO, Diari, vol. XV, a c. 54 t.
(760) Il nome del Cardinale  qui ripetuto a tergo della lettera, insieme coll'indirizzo, per indicare da chi essa veniva.
(761) MARIN SANUTO, Diari, vol. XV, a c. 321.
(762) Questi sono i nomi de' congiurati o sospetti, imprigionati dagli Otto.
(763) MARIN SANUTO, Diari, vol. XVI, a c. 10.
(764) Da un libro di Partiti e Deliberazioni e Condanne, ecc. degli Otto di guardia e bala di Firenze pei mesi di gennaio, febbraio, marzo e aprile 1512 e 13, che si conserva nell'Archivio di Stato, segnato di n. 155, a c. 35t. A c. 36t-37 dello stesso libro  la sentenza capitale pronunziata contro Agostino Capponi e Pierpaolo Boscoli, sotto d 22 dello stesso mese di febbraio 1512/13.
(765) Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 26.
(766) La lettera del 26 agosto 1513, che  la XXV nelle Opere.
(767) Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 27.
(768) Filippo Casavecchia.
(769) La lettera precedente dice, infatti, che un orto ed una chiesa erano annessi alla casa.
(770) Giuliano Brancacci.
(771) Il Principe, gi letto da Filippo Casavecchia in Firenze.
(772) Qui si allude a Donato del Corno, che voleva essere imborsato fra gli eleggibili alle magistrature, del quale affare parlano spesso le lettere del Vettori e quelle del Machiavelli.
(773) Giuliano de' Medici.
(774) Piero Ardinghelli, segretario del Papa.
(775) Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 28.
(776) Allude alla lettera del 5 gennaio 1513/4, che  la XXVIII nelle Opere.
(777) Il Principe.
(778) Stile nuovo: 1514.
(779) Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 29.
(780) Stile nuovo: 1514.
(781) Qui risponde a ci che il Machiavelli dice nella sua lettera del 4 febbraio 1513/4, che  la XXIX nelle Opere.
(782) I nomi degl'imborsati s'estraevano, o per sedere, cio assumere effettivamente gli uffic, o per essere semplicemente veduti, il che era solo un onore. Si diceva quindi: i veduti o seduti gonfalonieri, ecc.; e nel fare le estrazioni si eleggeva spesso uno per essere seduto, un altro per esser solo veduto.
(783) Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 30.
(784) Cio: farlo eleggere come veduto.
(785) Cio: quando il nostro Gonfaloniere di compagnia dovesse eleggersi fra coloro che sono iscritti alle Arti Minori.
(786) Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 31.
(787)  la lettera XXVI nelle Opere, colla data: Ex Percussina, 4 decembris 1514.
(788) Qui pare ci sia la conferma, che il Machiavelli raccomandava il Del Corno, senza avere mai pensato a cavarne vantaggio per s.
(789) Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 32. In questa medesima cassetta, il foglio seguente, n. 33, ha un'altra lettera del Vettori, del 16 gennaio 1514/5. Non la pubblichiamo, perch oscenissima. Si parlava allora con indifferenza, e anche ridendo, dei vizii pi contrarii alle leggi di natura.
(790) Questo scritto fu da noi pubblicato la prima volta nella Rassegna Settimanale di Firenze (8 settembre 1878). Lo ripubblichiamo ora perch alcuni giornali tornarono nuovamente sulla questione. In esso noi riassumiamo le nuove ricerche fatte del prof. Piccolomini, dopo che aveva scritto la lettera pubblicata gi nell'Appendice (doc. V) al vol. I. Torniamo qui a rendergli grazie sincere dell'aiuto che cos ci volle dare, contribuendo, colla sua molta e sicura dottrina, alla soluzione definitiva di un problema assai discusso.
(791) Vedi la nota 1, a pag. 303 e seg. del I volume di quest'Opera,
ed il doc. v, a pag. 533 e seg. dello stesso volume.
(792) Il Piccolomini osserv ancora che in un codice della Biblioteca Nazionale di Firenze (Cl. VIII, n. 1402) trovasi una lettera dello Zefi, colla data del 21 gennaio 1518/9, dalla quale apparisce che egli era allora gi uomo maturo. Desiderando d'andare come educatore in casa di Filippo Strozzi, aggiungeva: "vorrei che quello fusse l'ultimo mio padrone." La lettera  diretta a Francesco del Nero, parente del Machiavelli, il che rende anche pi credibile l'ipotesi, che questi conoscesse i lavori dello Zefi.
(793) Questa lettera, come abbiamo gi detto, il prof. Triantafillis dimostr che  in parte imitata dal discorso d'Isocrate a Nicocle. Al quale proposito il Piccolomini osservava, che il catalogo della Biblioteca di Modena menziona tre codici del secolo XV, che contengono traduzioni latine di quel discorso, una delle quali  di Guarino Veronese.
(794) Le une e le altre sono ristampate nel libro del prof. Triantafillis, a cui mi riferisco nel determinarne il numero.
(795) L'Allgemeine Zeitung (7 luglio 1878) e il Magazin fr die Literatur des Auslandes (20 luglio 1878) hanno due articoli del dott. Meyncke, il quale, ammettendo pure qualche reminiscenza, nega giustamente ancor egli, che il Machiavelli avesse nelle cose sostanziali imitato Isocrate.
(796) Tutto ci risulta anche pi evidente a tutti ora che il Burd (op. cit., pag. 318 e seg.) ha pubblicato, accanto alle parole del Machiavelli, i brani corrispondenti di Erodiano, nella traduzione fattane del Poliziano. Vedi anche la stessa opera a pag. 316.
(797) La biblioteca di Modena ha in un codice del secolo XV, n. CCCIX (V. G. 7), fra le traduzioni di altre Vite di Plutarco, anche quella di Filopemene fatta da Guarino Veronese. Delle Vite v'erano allora traduzioni stampate e diffuse fra i dotti.
(798) Biblioteca Nazionale di Firenze, Cod. VIII, Vari 3, 1493. Sono appunti che si trovano ripetuti due volte in forma diversa, e li pubblichiamo perci sotto i numeri I e II.
Bongianni Guicciardini (1492-1549), fratello minore dello storico Francesco, fu anch'esso uomo d'ingegno, come altri de' suoi fratelli.
(799) Le osservazioni dell'autore si riferiscono specialmente a ci che il Machiavelli dice (Discorsi, I, 26) circa il principe nuovo, il quale, secondo lui, deve far tutto di nuovo: nuovi governi, nuovi nomi, nuovi uomini; "fare i poveri ricchi, come fece David quando ei divent re: qui esurientes implevit bonis, et divites dimisit inanes.... E pigliare per sua mira Filippo di Macedonia, padre di Alessandro, il quale con questi modi di piccolo re divent principe di Grecia. E chi scrisse di lui dice che tramutava gli uomini di provincia in provincia, come i mandriani tramutano le mandrie loro."
(800) Qui avea prima scritto "puledro" e poi cancell.
(801) Sembra alludere a Pausania, l'uccisore di Filippo.
(802) Qui si sottintende o tralascia inavvertentemente i Medici.
(803) Prima aveva scritto nascessi.
(804) Prima aveva scritto agnello o montone, che poi cancell.
(805) Qui, senza che si veda bene dove introdurle, l'autore ha tra verso e verso aggiunto: alla quale egli prepar per compagni tutti quelli esaurienti. Sennonch, ripetendo questo stesso concetto pi sotto, sembra che queste parole dovessero esser cassate.
(806) Segue una parola che non si  potuta leggere.
(807) Segue un'altra parola che non si  potuta leggere.
(808) A pag. 437, abbiamo citato il nome del traduttore e l'edizione del volume annotato di mano dell'ex-regina. Torniamo qui a ringraziare il prof. E. Monaci, che possiede il prezioso volume, del consenso datoci di pubblicare integralmente tutte le annotazioni. Queste furono riconosciute autografe anche dal P. Theiner.
(809) Il Machiavelli.
(810) Prefazione del traduttore. Le parole stampate in corsivo sono quelle che, nel volume annotato, Cristina di Svezia aveva di sua mano sottolineate, perch su di esse pi specialmente voleva richiamare l'attenzione del lettore, e ad esse si riferiscono le postille.
(811) Giusto Lipsio.
(812) Il Valentino.
(813) Questo  l'ultimo passo annotato nella Dedicatoria, in fine della quale Cristina segn la data 1684.
(814) Le nuove province.
(815) Il re di Francia.
(816) Le citt.
(817) Ai popoli.
(818) Ierone.
(819) Il Valentino.
(820) Il Valentino.
(821) Oliverotto da Fermo.
(822) Oliverotto.
...
.
...
FINE.
